Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 2 - Febbraio 2024

  • Categoria: Ricerche a scuola

Correlazioni fra comportamenti devianti ed abbandono scolastico

Per abbandono scolastico o “dispersione scolastica” intendiamo l’anomalia dei processi di formazione che è determinata dall’effetto dei soggetti che abbandonano il percorso scolastico e dall’insufficiente capacità del sistema scolastico di rispondere con un’adeguata offerta ai bisogni della popolazione in formazione. La dispersione non si identifica unicamente con l’abbandono, ma riunisce in sé un insieme di fenomeni quali: irregolarità nelle frequenze, continui ritardi, mancate ammissioni agli anni successivi, ripetizioni ed interruzioni che possono sfociare nell’uscita anticipata dei ragazzi dal sistema scolastico.

Il fenomeno dell’abbandono scolastico precoce (drop out) coinvolge inoltre ampie fasce della popolazione e comporta una grave carenza delle competenze di base e delle qualifiche essenziali per una piena partecipazione nella società [2].
L’abbandono scolastico è una problematica multiforme e multi- dimensionale, avendo come fattori in gioco il singolo, il singolo nel gruppo dei pari e nel mondo del lavoro e le Istituzioni, che agiscono tenendo o meno conto di variabili di tipo economico, giuridico, sociale e culturale.
Non stupisce quindi quanto il fenomeno della dispersione scolastica sia da diversi anni al centro dell’attenzione sia della ricerca scolastica, che degli operatori impegnati sul campo.
La prima mira ad individuarne tassi di crescita e possibili cause, i secondi sono impegnati a limitarne l’aumento o quantomeno a mantenere i livelli entro limiti accettabili.
Nonostante questo costante impegno, la mortalità scolastica in Italia ha dimensioni rilevanti se paragonato ai Paesi membri della Comunità Europea e dell’area OCSE [3].
La Conferenza di Lisbona ha infatti individuato nella riduzione della dispersione uno dei cinque riferimenti [4] che i Paesi membri dovranno raggiungere nel campo dell’istruzione entro il 2010.
L’indice si traduce con la quota di giovani (18-24enni) che hanno conseguito un titolo di studio al massimo ISCED 2 (scuola secondaria di primo grado) e che non partecipano ad attività di educazione/formazione rispetto ai giovani di età 18-24 anni” (early school leavers).
L’obiettivo al 2010 è quello di ridurre la quota degli early school leavers al 10%.
Diversamente dalla chiave di lettura nazionale, che solitamente circoscrive il fenomeno agli anni di età scolare, l’indicatore europeo, essendo riferito ai 18-24enni, quantifica l’interruzione precoce degli studi sia di tipo scolastico sia formativo della popolazione ormai fuori dal sistema.
Non sono sufficienti politiche tese ad assicurare la possibilità ad ogni minore di intraprendere e compiere con successo un percorso di formazione, ma la certezza che questi cammini termineranno con successo al fine di ottenere competenze e attestazioni spendibili sul mercato del lavoro che permetta all’individuo la propria realizzazione personale. 

Attraverso la riforma attuata dalla legge n. 144 del 1999 prima, e in seguito dalla n.53 del 2003, è stato possibile costruire percorsi alternativi per coloro in età di obbligo formativo dove, oltre all’istruzione vi è la possibilità di una formazione professionale e di un apprendistato in azienda.
La maggiore permanenza degli alunni nella formazione di base significa quindi progettare e realizzare adeguate attività di orientamento e di consolidamento delle scelte, personalizzare gli interventi educativi, porre le basi per realizzare un più equilibrato rapporto tra scuola, formazione e lavoro.
La dispersione quindi incrocia diversi enti formativi, dalla scuola alla formazione professionale fino al lavoro.
Una raccolta di dati che permetta valutazioni e proposte concrete richiede un’integrazione delle varie fonti amministrative e una loro utilizzazione adattata ed adattabile che, allo stato attuale, risulta ancora di ardua attuazione nel nostro paese [5].
Quali fossero le motivazioni di tale fenomeno e quali le strategie da adottare per le Istituzioni al fine di diminuirne la portata sono state le nostre domande principali.

Ci siamo poi chiesti se fossero presenti alcuni fattori che predisponessero coloro che abbandonano prematuramente la formazione e se vi sia un legame di tali elementi con comportamenti devianti.
La devianza rappresenta un comportamento che si allontana in modo più o meno pronunciato dai modelli sociali dominanti. Ci interessa principalmente la visione psico-sociologica di tale fenomeno in cui per devianza intendiamo un carattere di pericolosità nei confronti del sistema sociale dato da azioni che desiderano essere di contrasto alle norme e comportamenti che possono ledere la propria e l’altrui incolumità.
Questo studio intende fornire un quadro attuale del fenomeno dell’abbandono scolastico, con il desiderio di porre il doveroso accento sui progetti comunitari e del nostro Paese che si battono per ridurre tale problema.
Inoltre, uno scopo ulteriore di questo lavoro è la discussione dei dati relativi ad una indagine attuata nel 2007 sul territorio del Friuli Venezia Giulia da parte dell’Istituto di Ricerca Internazionale sul Disagio e la Salute nell’Adolescenza (IRIDSA).
In tale ricerca sono stati individuati alcuni “early school leavers” ed è possibile tracciarne un profilo basandosi su una analisi fattoriale.
Ai fini di approntare valide strategie preventive e di sensibilizzazione è necessario avere ben chiaro il quadro delle motivazioni, attitudini e comportamenti che sottendono alla scelta, e talvolta alla necessità, di abbandonare la scuola prematuramente.
Intendiamo quindi contribuire ad inquadrare la dispersione scolastica dal punto di vista psicologico, antropologico e dell’ educazione scolastica.