Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 2 - Febbraio 2024

  • Categoria: Ricerche a scuola
  • Visite: 17316

Etnografia in contesti scolastici: prospettive di ricerca tra pedagogia e antropologia

studenti a scuolaGli studi di matrice etnografica sul mondo della scuola hanno avuto uno sviluppo particolarmente forte negli ultimi anni, seguendo le tracce di una disciplina, l’antropologia dell’educazione, che è andata assumendo una propria definizione anche a livello accademico.
In questo articolo si intende delineare alcune piste di ricerca a partire dalle posizioni di autori che hanno aperto significative connessioni tra antropologia e pedagogia.

Nel recente volume di Alessandro Simonicca, Antropologia dei mondi della scuola. Questioni di metodo ed esperienze etnografiche, sono presentati i risultati di una osservazione condotta negli anni 2004/2005 presso la Scuola Elementare “Gaetano Pieraccini” del comune di Poggibonsi (SI).

Durante la ricerca è emerso il disagio degli insegnanti rispetto ad una scuola che cambia all’interno di una società in evoluzione, disagio che tende ad essere sempre più marcato a causa delle politiche educative a livello nazionale. Attraverso il suo studio, Simonicca afferma l’idea che il comportamento in classe consiste in un tessuto di micropratiche sociali molto complesse, che sfuggono spesso alla consapevolezza dei loro stessi soggetti (insegnanti inclusi) ma che possono essere descritte attraverso l’osservazione partecipante. “Ecco allora l’utilità di una ricerca apparentemente così esterna agli strumenti pedagogici più classici. É sul piano dell’etnografia, e non solo della pedagogia e della psicologia, che si possono comprendere le dinamiche relazionali e la vita sociale all’interno della classe. Senza voler negare macro-cause di carattere più generale, l’indisciplina e l’impossibilità di gestire un gruppo di alunni appaiono in questa prospettiva come legate a un contesto comunicativo sbagliato; come conseguenze di microdinamiche relazionali che sfuggono alla comprensione e alla buona pratica dell’insegnante”[1], afferma Fabio Dei, docente di Antropologia Culturale presso l’Università degli studi di Pisa.

Si lega a questa riflessione la necessità di sviluppare connessioni interdisciplinari tra pedagogia e antropologia alla ricerca di “spazi dell’incontro”, come sostiene Matilde Callari Galli, in uno sguardo che trascende l’orizzonte scolastico. “In una società quale l’attuale, gravida di tensioni crescenti, essere educati al dialogo, al confronto - e quindi all’ascolto- diviene sempre più necessario; perchè senza questa capacità, senza questa volontà, noi condanniamo le future generazioni alla conflittualità permanente, alla lotta e alla violenza, forse a divenire le protagoniste della distruzione del nostro pianeta”[2].
“In Italia in particolare, - commenta Francesca Gobbo - non pochi antropologi hanno risposto alle questioni che educatori e pedagogisti ponevano loro su concetti e temi centrali dell’antropologia, improvvisamente divenuti pertinenti al lavoro quotidinano nella scuola e all’elaborazione della prospettiva interculturale: tenendo conto di tali esigenze sono stati dunque riesaminati i rapporti che in vario modo legano l’antropologia culturale all’educazione, il significato di differenza culturale e il discorso che su di essa gli antropologi hanno condotto nel tempo, il problema dell’identità in un contesto di pluralismo culturale ed etnico”[3].