Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 2 - Febbraio 2024

  • Categoria: Ricerche a scuola

Aspetti psicologici e cognitivi dello stress nella professione docente

Lo stress è una condizione fisica o psicologica che insorge in una persona quando si trova ad affrontare situazioni che richiedono risorse interne o esterne superiori rispetto a quelle che ritiene di avere (Lazarus e Folkman, 1984). Selye (1983) utilizzò il termine per descrivere un set di risposte psicofisiologiche messe in atto dall’individuo in risposta a condizioni ambientali avverse. Egli ha definito lo stress come “sindrome generale di adattamento” (Selye, H., 1936, citato in Gabassi, 1995) ossia come “una risposta fisiologica generale e non-specifica a qualsiasi richiesta proveniente dall’ambiente esterno” (Selye, 1983), che porta a reazioni ipotalamiche e adrenocorticali in grado di influenzare la risposta immunitaria del soggetto.

Elliot e Eisdorfer (1982), a differenza degli approcci fisiologici, collocano il focus della ricerca sullo stress nei fattori esterni che possono incidere sulla reazione fisiologica individuale. Questo approccio, definito ambientale, propone una classificazione degli stimoli stressanti in: acuti ma limitati nel tempo, sequenziali, cronici intermittenti, cronici continuativi. Appley e Trumbull (1967) specificano che fra le dimensioni dello stress bisogna annoverare anche quelle di tipo psicologico, ossia processi cognitivi ed emotivi (emozioni, aspettative, atteggiamenti etc.). Le altre due dimensioni sono rappresentate dalla dimensione biologica (Sistema nervoso, Circolatorio, Respiratorio, Ormonale) e dalla dimensione sociale (valori, norme, ruoli). Lo stress si manifesta quando, almeno in uno di questi tre sistemi, il soggetto sperimenta uno stato discrepante tra domanda ed offerta, ossia tra richiesta esterna (o interna) e capacità percepita di farvi fronte. Lazarus (1966) definisce lo stress psicologico come un particolare tipo di rapporto tra la persona e l’ambiente, dove il giudizio individuale ha un ruolo importante nell’individuare uno sbilanciamento gravoso e potenzialmente dannoso, per il soggetto, tra richiesta e possibilità individuale di farvi fronte. Uno stimolo diventa stressante solo se il soggetto lo considera tale, sulla base di una valutazione tra rischi e risorse. “Lo stress, in altri termini, è una risposta dell’organismo verso le continue e quotidiane stimolazioni provenienti dall’ambiente le quali ne minano l’abituale equilibrio interno. Qualsiasi tipo di stimolazione (stressors) determina nell’individuo una reazione di stress atta a ripristinare l’adattamento con l’ambiente (Rossati, A., Magro, G., 2000); "la reazione dell'individuo dipende sostanzialmente dalla valutazione cognitiva del significato dello stimolo." (Lazarus, 1977; Hobfoll, 1989).

Kobasa (1982), Antonovsky (1979), K.R., Parkes and D., Rendall (1988) amplificano ulteriormente il ruolo dei fattori psicologici, puntando l’attenzione sulle risorse di resistenza nei confronti degli eventi stressanti: caratteristiche di personalità e qualità delle relazioni sociali instaurate. Mentre le ultime, possono rappresentare la possibilità di condividere “la fatica”, nell’appoggio empatico del gruppo o nel supporto ad un atteggiamento di problem solving condiviso nella costruzione di strategie di coping più adattive, le caratteristiche di personalità, rappresentano delle variabili più stabili, sulla base delle quali si strutturano anche le differenze individuali nelle risposte agli stressor; ad esempio individui, che mostrano tratti di personalità caratterizzati da alti livelli di ansietà, tendono a reagire in modo molto più intenso alle richieste provenienti dall’ambiente, rispetto a persone che mostrano livelli di ansietà bassa (Spielberger, 1991).