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Dove, come, quando: l’emergenza della scuola lontano da scuola

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scuola dadLa pandemia Covid-19 ha messo in crisi la concezione tradizionale di scuola come ambiente di apprendimento caratterizzato da prossimità e da pratiche e routine consolidate. Questo contributo prende in esame un segmento dell’istruzione che, per le sue caratteristiche, è stato particolarmente messo alla prova dalla durante i mesi del lockdown nella primavera 2020: la scuola primaria. In particolare, sono prese in considerazione alcune scuole primarie della città di Torino. Attingendo a materiali qualitativi ricavati da focus groups e da interviste agli insegnanti di ventidue scuole, sono tratteggiati i principali elementi di criticità e le strategie di affrontamento della situazione emergenziale messe in campo.

The Covid-19 pandemic has undermined the traditional concept of school as a learning environment characterized by proximity and consolidated practices and routines. This contribution will examine a segment of education which, due to its characteristics, was particularly put to the test by primary school during the months of the lockdown in spring 2020. In particular, some primary schools in the city of Turin will be considered. Drawing from quality materials from focus groups and interviews with teachers of twenty-two schools, they will be outlined the main elements of critical issues and strategies of confrontation of the emergency situation that have been carried out.

Introduzione

La pandemia Covid-19 ha posto i sistemi sociali di fronte a uno stress del tutto inedito. Affrontare un nemico dalle caratteristiche ignote o poco chiare, ha generato generando una situazione d’incertezza la cui risposta protettiva è stata prevalentemente di tipo negativo: rarefazione sociale, distanziamento e, laddove possibile, sospensione di gran parte delle attività. In particolare, i sistemi d’istruzione hanno subìto questo impatto in maniera drastica poiché si è resa necessaria l’interruzione delle lezioni in tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Questa situazione emergenziale, da una parte, ha scardinato i riferimenti tradizionali della scuola come ambiente di apprendimento e socializzazione, ponendo la necessità di una rapida riconsiderazione delle sue modalità e pratiche consolidate; dall’altra ha fatto emergere il potenziale delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. L’integrazione tecnologica si è mostrata fondamentale per garantire la continuità dei percorsi d’istruzione in tempi di emergenza, ma anche per mantenere la connessione tra i giovani e la comunità scolastica e, in senso più ampio, tra la comunità scolastica e il suo contesto. La didattica a distanza, tuttavia, non sempre ha dato prova di efficacia ed equità, soprattutto nei confronti degli studenti in condizione di vulnerabilità (cognitiva, relazionale, ma anche economica e sociale).

Attraverso l’esplorazione della nozione di emergenza, questo contributo intende analizzare e comprendere gli impatti sulla scuola, nonché le modalità di risposta offerte, durante la situazione emergenziale dovuta alla pandemia Covid-19. In particolare, attingendo da alcuni dati di sfondo e dalle opinioni degli insegnanti, il contributo ricostruisce ed esamina le criticità e le strategie di contrasto messe in campo in alcune scuole primarie della città di Torino, durante il periodo di lockdown nella primavera 2020.

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Attualità dell’emergenza

La contemporaneità pare un susseguirsi di fasi di crisi o emergenziali: crisi finanziare, minacce terroristiche, catastrofi naturali, incidenti industriali e tecnologici. La celebre immagine della risk society (Beck, 1992) descrive una condizione in cui il rischio è pervasivo ed è sempre presente la possibilità di incorrere in un danno. A fronte dell’attualità dell’emergenza sono sorti studi specializzati quali la “pedagogia dell’emergenza” (Isidori e Vaccarelli, 2013) e la “psicologia dell’emergenza” (Chertkoff e Kushigian, 1999). Esiste inoltre un’ampia letteratura a cura di studiosi di gestione e amministrazione che si interessa a vari aspetti della “emergency management” (Boin, Hart, Stern e Sundeliuys, 2005; McEntire, 2006). In sociologia è nata la specializzazione in “sociology of disaster” (Barton, 1970; Quarantelli e Dynes, 1977; Fischer, 2003; Drabek, 2017).

Accanto alla pluralità di approcci si evidenzia anche una proliferazione terminologica. I fenomeni d’interesse vengono variamente denominati: crisi, disastri, calamità, emergenza. In generale questi termini individuano situazioni aberranti in cui le vite vengono stravolte, ma che riguardano un periodo di tempo definito.

Nello studio delle emergenze come fenomeni sociali si assiste a tentativi di risalire a elementi comuni in osservazioni eterogenee. Alcuni autori individuano le fasi ricorrenti in cui si dispiega la crisi. Drabek (1986), Neal (1997) e Mileti (1999) fanno riferimento a un modello che, a grandi linee, prevede quattro stadi temporali: preparedness, response, recovery e mitigation. La preparazione si riferisce alle azioni intraprese anteriormente a un eventuale evento emergenziale per fronteggiare il suo impatto; le attività di risposta avvengono nel periodo immediatamente successivo all’evento; il recupero comporta sforzi a breve e lungo termine per ripristinare la normalità in un’area colpita; le misure di mitigazione sono tentativi a livello comunitario per minimizzare o ridurre gli impatti della crisi. Gordon (2004), a sua volta, afferma che di fronte a eventi socialmente dirompenti conseguono due fasi. La prima fase, social debonding, riguarda il processo di disconnessione sociale dovuto all’interruzione della continuità fisica, emotiva e sociale propria della vita preesistente, e si compone di due dimensioni. La dimensione quantitativa si manifesta in termini di intensità, pervasività e durata. La dimensione qualitativa indica invece quali sfere della vita personale sono state minacciate: la propria vita, le persone amate, beni materiali e immateriali. La seconda fase, social rebonding, riguarda la ricostruzione dei legami. Tale ricostruzione può passare attraverso la nascita di “comunità transitorie”: le persone colpite direttamente, o che hanno condiviso un evento, si riuniscono e stabiliscono legami sociali che possono essere molti forti, anche di fusione; esse sono orientate alla sopravvivenza del sistema sociale che è però ridefinito dall’evento con i ruoli improvvisati e stabiliti per compiti immediati. Altri autori, piuttosto che ricostruire una successione di fasi, affrontano il tema dell’emergenza a partire dai diversi modelli di risposta che ne scaturiscono.

Sebbene analiticamente distinti, i due diversi approcci di fatto si intrecciano, proponendo osservazioni sovrapponibili.

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L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli abbonati.


Autrici: Giulia Maria Cavaletto è docente di sociologia dell'educazione presso l'Università di Torino. I suoi temi di ricerca: disuguaglianze nelle opportunità educative, relazioni scuola-famiglia, competenze socio emotive. Federica Cornali è docente di sociologia generale presso l'Università di Torino. I suoi principali interessi di ricerca riguardano la formazione del capitale umano e l'efficacia dei sistemi d'istruzione.


copyright © Educare.it - Anno XXI, N. 5, Maggio 2021

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