- Categoria: Scuola e dintorni
- Scritto da Annalisa Scialpi
La dignità della pedagogia sul filo del dialogo
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I cambiamenti epocali connessi con "la svolta antropologica" già preannunciata nella caduta delle grandi narrazioni [1], esigono un ripensamento del tradizionale modello scientifico-scientistico con cui l'ottimismo neopositivista ha finora interpretato, in maniera univoca e riduzionista, la realtà e con cui la pedagogia in particolare, a partire dagli anni '70, ha proposto modelli per la pratica.
Urge, cioè, quell'incontro tra pardigmi scientifici e spiritualistico-antropologici con i quali dare senso e direzione all'agire educativo, altrimenti ridotto a prassi.
L'assenza di riferimento a paradigmi scientifici autorevoli, afferenti alle scienze dell'educazione [2] e, insieme, di una visione religiosa o di filosofia dell'educazione che dia senso e direzioni la pratica educativa, si rivela la causa di una difficoltà, per tutti, operatori, insegnanti e genitori, di ricomporre il malmesso mosaico di una paideia possibile [3] nella contemporaneità.
L'emergenza educativa, annunciata da istituzioni religiose e proclamata da vari attori sociali e, in particolare, dal mondo della scuola [4] come crisi dell'educazione rivela, da un lato, l'inappropriatezza delle pratiche educative e, dall'altra, le carenze della dimensione politica che sembra aver obliato il fatto educativo e l'importanza cruciale che riveste per il progresso umano e civile. Poco si discute, infatti, dell'importanza di una formazione permanente [5] di educatori ed insegnanti che privilegi una strutturazione del ruolo professionale basata su competenze certe e sorretta da una riflessione che rinvenga e rafforzi motivazioni legate all'assunzione del ruolo professionale.
Ne consegue, allora, l'abbandono di un senso pedagogico da parte di quei professionisti dell'educazione che proprio quel senso dovrebbero difendere e assurgere a "nutrimento" del loro agire e, insieme, l'impotenza di fronte al fenomeno di infiltrazioni cliniche nell'ambito scolastico. Questo si rivela, infatti, spogliato dei significati fondativi di un agire educativo che ponga in primo piano la crescita e lo sviluppo di allievi e di insegnanti, coinvolti nel difficile compito di interpretare nuove istanze, di reggere notevoli sfide, ma anche di cogliere opportunità inedite offerte dalla ricchezza del contesto.

