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Transazione e intersoggettività tra Dewey, Shön e Bruner - La posizione di Bruner

Il pensiero dello strutturalista e costruttivista Jerome Seymour Bruner (n. 1915) si oppone per certi aspetti alla teoria pragmatista della scuola attiva deweyiana; è colpevole, a suo avviso, di dare troppo peso agli insegnamenti pratici che provengono dal motto “imparare facendo”. Nonostante questa differenziazione, nel libro La cultura dell’educazione (1996), Bruner sembra proprio seguire Dewey quando definisce il co-apprendere tra insegnante e allievo fondamentale per il reciproco arricchimento personale. L’insegnante è come un maestro d’orchestra, il che ricorda la definizione di “maestro come guida” di Dewey. Bruner ritiene che il docente possa entrare in un contatto di interazione e scambio reciproco grazie all’intersoggettivismo tipico dell’uomo, che si è evoluto in modo da capire bene i sentimenti degli altri.

In polemica con le teorie dell’apprendimento dei razionalisti ed empiristi, che sono accomunati dal ritenere l’apprendimento come qualcosa che “accade” come dal nulla, Bruner afferma che «non impariamo un modo di vivere e dei modi di dispiegare la mente senza assistenza, senza aiuto, nudi davanti al mondo»[1] . La nostra mente è attiva sia nei rapporti con la natura sia in quelli interpersonali con gli altri.

Per questi motivi Bruner non tarda ad elencare la caratteristica della collaborazione accanto a capacità di agire, riflessione e cultura che formano i quattro pilastri dell’insegnamento.

Si spiega inoltre perché per Bruner nel rapporto di intersoggettività e quindi di co-costruzione dei significati, si pone attenzione a strutture nuove condivise nella comunità come il linguaggio, la cultura, i simboli e la narrazione.

La vita mentale, pertanto, va vissuta con gli altri, è fatta per essere comunicata e si sviluppa per mezzo della cultura e delle tradizioni. Questo processo avviene ovunque e in ogni cultura, non solamente a scuola, ma anche in famiglia (a tavola, mentre si parla della giornata, nell’esempio di Bruner) e nelle relazioni con gli altri.

In conclusione, ciò che Bruner scrive nel cap. 2 dell’opera citata, può essere una chiara definizione di ciò che si intende per interazione nell’apprendimento scolastico. Egli concepisce il docente come un facilitatore, uno stimolatore dell’apprendimento dei ragazzi senza auto-imporsi come l’unica autorità competente nel campo del sapere.

L’apprendimento efficace è, a suo avviso, frutto di uno scambio reciproco e il docente può aiutare gli allievi ad apprendere insieme grazie a strumenti didattici, narrazioni e dibattiti: ciò è possibile proprio perché c’è correlazione tra esseri umani, creatori di cultura, e cultura plasmante gli esseri umani.

Il nuovo processo educativo così delineato è caratterizzato da un apprendimento incentrato sul soggetto (come voluto da Rogers, colui che, secondo Shön, aveva ristrutturato il processo formativo) o, se inteso nell’ottica scolastica, incentrato sul bambino, come sottolineato da Bruner.

Per chiarire in ambito pratico come si delinea una lezione nella prospettiva dell’apprendimento come interazione intersoggettiva si può riprendere l’esempio del progetto Oakland, denominato “Head Start”. Quest’ultimo si riferisce alla scuola per bambini e ragazzini poveri nata negli Stati Uniti negli anni ’60 per lanciare un’ancora di salvataggio contro la dispersione culturale delle famiglie povere, concedendo l’opportunità di una “buona partenza” (da qui il nome “Head Start”). Nonostante il progetto “Head Start” fosse stato chiuso poco dopo la nascita soprattutto dal momento che i successivi studi scolastici non garantivano una continuazione dei valori di questa scuola speciale, “Head Start” dava ai bambini “il senso di una possibile via d’uscita da una cultura della povertà”[2]. I principi su cui si basa questo progetto sono “pochi, ma molto forti”[3]. La comunità scolastica che si viene a creare è collaborativa e di gruppo: viene prefissato un obiettivo per tutti gli alunni, ossia la creazione di un’ “œuvre”, la quale caratterizza l’oggettivazione delle idee degli alunni.

Inoltre nella scuola “Head Start” vengono presentati fatti o problemi di attualità in cui gli alunni possono dibattere per cercare metodi per risolvere le questioni. È questo il caso riportato da Bruner, il quale si è recato presso l’Istituto incuriosito dal progetto sotteso alla scuola. Gli studenti di “Head Start” stavano studiando le conseguenze del disastro della petroliera “Exxon Valdez” in Alaska. Successivamente alcuni studenti propongono alcuni tentativi di risoluzione del problema: ad esempio uno di questi propone di ripulire gli uccelli coperti di petrolio con del burro di arachidi, certamente facile da reperire. Altri scelgono altre possibilità e così si apriva il dibattito, caratterizzato dall’ascolto di tutte le proposte con rispetto e da un atteggiamento pragmatico e attivo. In questo caso, l’insegnante è una sorta di mediatore tra le proposte dei ragazzi, dà informazioni senza credersi l’unica fonte autorevole.

Nel cercare tentativi per risolvere il problema dell’inquinamento petrolifero, i ragazzi stavano “«insegnando» gli uni agli altri su un piano di uguaglianza”[4]. Questo tipo di apprendimento è un’utile cultura della pratica e favorisce l’autostima e la responsabilizzazione degli studenti che imparano ad avere degli scopi e dei compiti nei quali impegnarsi.

 


Note

[1] J. S. Bruner, La cultura dell’educazione, Feltrinelli, Milano 2009, p. 106

[2] Ivi, p. 89

[3] Ivi, p. 90

[4] Ivi, p. 90


Autore: Alessandro Montagna, nato a Pavia nel 1989, ha ottenuto la laurea magistrale in Filosofia presso l'Università di Pavia ed è autore dei saggi "La filosofia presente nella letteratura italiana" (Eidon, Genova), "Bergson e la belle epoque" (Arnus University Books, Pisa), nonché di articoli di filosofia e contributi sul coaching (riviste Movimento, Pozzi editore e Coaching Time). Attualmente è docente di filosofia presso Unitre Pavia e guida museale volontaria.


copyright © Educare.it - Anno XIII, N. 10, ottobre 2013