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La narrazione biografica della classe come strategia inclusiva

imgIl benessere relazionale si fonda sul principio pedagogico del riconoscimento dell’altro come soggetto portatore di una storia, di pensieri e di comportamenti che sono degni della massima attenzione. Per promuovere il benessere a scuola, in questa prospettiva, è necessario pensare alla classe come un gruppo sociale nel quale ciascun alunno trova possibilità positive per sviluppare le proprie peculiarità e, grazie a queste, contribuire alla costruzione di un'identità comunitaria. I docenti che hanno compreso l'importanza di questo aspetto educativo possono sviluppare il gruppo-classe attraverso la narrazione biografica. Si tratta di un processo che rende il gruppo di alunni più coeso e previene la patologia dell’interazione sociale, come emarginazione, discriminazione e bullismo.

Il costrutto di benessere relazionale

Il costrutto di benessere si qualifica e si connota non come assenza di malattia, ma come uno stare bene con se stessi e con gli altri nel luogo dove si vive e si lavora, in sintonia con i propri bisogni, in una prospettiva di realizzazione di sé [1].

Da questo punto di vista la scuola ha un ruolo importante in quanto deve abituare i suoi discenti ad avere come obiettivo del percorso di crescita il proprio benessere non inteso come costrutto egocentrico, ma come paradigma che caratterizza il proprio sé, il sé dell’alterità e le relazioni che si instaurano fra le differenti alterità. L’archetipo che definisce siffatta istituzione è la scuola del benessere, che, come Hargraves (1995) [2] sottolinea, è un modello culturale che caratterizza alcune istituzioni scolastiche. «Nelle scuole in cui sussiste il modello culturale della scuola del benessere si nota alta coesione fra il personale [...], rapporti sereni fra il personale, l’obiettivo che la scuola si prefigge è il benessere degli studenti» [3].

Il benessere relazionale ha un paradigma di fondo che è quello del riconoscimento dell’altro come soggetto portatore di una storia, di pensieri e di comportamenti che sono degni della massima attenzione. In pratica, si tratta di attribuire all’altro una soggettività che arricchisce la relazionalità. Per questa ragione i contesti scolastici odierni devono essere considerati una miscela di alterità, che esprime il meglio di sé nel lavoro gruppale. Questa organizzazione della contestualità scolastica richiede, come condizione iniziale, la costruzione del benessere relazionale, inteso come costrutto che include il saper lavorare insieme, il saper comunicare e la prevalenza della cooperazione sulla competizione. Notevole importanza in questa prospettiva ha la comunicazione relazionale, che è caratterizzata da alcuni parametri, quali la finalizzazione, ovvero deve essere funzionale alle esigenze del gruppo, la pragmaticità, cioè il suo essere pratica e utile, la trasparenza, ossia la mancanza di sotterfugi o falsità, la chiarezza per essere compresa da tutti (Quaglino, Casagrande e Castellano, 1992) [4].

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