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Violenze nella scuola: forme, tipologie e strategie di intervento

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violenza scuolaDopo aver elaborato la distinzione tra conflitto e violenza, l’articolo approfondisce le diverse forme di violenza presenti nel contesto scolastico. La prospettiva teorica scelta è quella pedagogico-educativa, a partire dai contributi dei progetti nazionali e internazionali sul tema volti alla prevenzione e al contrasto delle forme di violenze a scuola. Infine, sono fornite anche delle possibili strategie da adottare nella pratica scolastica.

 

Il conflitto non è violenza

Secondo l'Organizzazione delle Nazioni Unite la violenza è “qualsiasi atto che provoca, o può provocare, danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione e la deprivazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che privata” (ONU, 1993, artt. 1 e 2). L’Organizzazione mondiale della Sanità offre una definizione complementare che raffigura la violenza come “l’utilizzo intenzionale della forza fisica o del potere, minacciato o reale, contro se stessi, un’altra persona, o contro un gruppo o una comunità, che determini o che abbia un elevato grado di probabilità di determinare lesioni, morte, danno psicologico, cattivo sviluppo o privazione” (WHO, 2002, p. 21).

Per parlare di “violenza”, tuttavia, è necessario parlare anche di “conflitto”. Nell’accezione comune, la violenza è associata al conflitto, stravolgendone il significato strettamente relazionale. “Il conflitto di per sé è un momento in cui si incontra necessariamente l’altro e si comunica con lui” (Cozzo, 2004, p. 73), non dev’essere demonizzato ed eluso ad ogni costo, anzi "va affrontato, perché esso prende in considerazione l’altro e, mettendo in luce una differenza, sottolinea il rapporto con lui: da questo punto di vista, esso è elemento di comunicazione, e pertanto può essere altamente positivo in quanto occasione di incontro e di scoperta di ciò che, pur nella differenza, lega, accomuna” (Ibidem, p. 21).

Il conflitto, a differenza della violenza, permette lo sviluppo di una relazione che non deve essere necessariamente “buona”, cioè caratterizzata dall’accordo così come siamo stati portati a pensare, ma deve essere semplicemente ben gestita. È importante che le persone imparino a “so-stare” nei conflitti, accettando quegli elementi critici che possono far soffrire per porli all’interno di uno scambio che faccia crescere e incontrare entrambi. È solo così che si può evitare il ricorso alla violenza. Viceversa, l’incapacità di gestire il conflitto può favorire la violenza perché viene eliminato l’elemento dialettico e di confronto.

Tuttavia, anche il conflitto può degenerare in violenza. Vediamone i casi. Il primo è quando al conflitto viene impedito di venire alla luce. La relazione esiste, così come anche il conflitto, ma quest’ultimo è latente e ci si comporta come se non esistesse. La differenza viene ignorata, negata prima che si manifesti. Oppure il conflitto viene neutralizzato in partenza e mantenuto sommerso perché la comunità riesce a scaricare la responsabilità di esso su un “capro espiatorio”. Può realizzarsi un secondo caso, quando si affronta il conflitto in modo da farlo venir meno attraverso l’eliminazione dell’altro. I contendenti, o almeno uno di essi, non accettano realmente il confronto con l’altro e usano qualsiasi mezzo per eliminarlo o almeno espellerlo. In generale, è il caso dei conflitti che degenerano in guerra. Infine, possiamo avere un terzo caso quando lo si supera attraverso l’eliminazione della sua alterità (ad esempio, basti pensare agli immigrati che si omologano ai costumi dei paesi industrializzati di cui sono ospiti, per “integrarsi”. È il volto della violenza nella sua forma più subdola, anche se meno evidentemente dolorosa). In tutti queste caratterizzazioni, la violenza può anche essere reciproca, ma c’è (non sempre) uno dei contendenti che prevale e che si avvantaggia della fine del conflitto.

Tali distinzioni sono propedeutiche al tema che qui si approfondisce, che riguarda la violenza all’interno delle mura scolastiche, riportati troppo spesso dai mass media e dalle varie testate giornalistiche. Distingueremo diverse tipologie di violenza: bullismo e cyberbullismo; violenza contro i docenti; violenza contro gli alunni da parte dei docenti; mobbing tra docenti.

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L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli abbonati.

Autore: Valerio Ferro Allodola, dottore di ricerca (PhD) in "Qualità della Formazione". Attualmente è Professore a contratto di Pedagogia e Didattica presso la Facoltà di Psicologia dell'Ateneo Telematico "eCampus".

copyright © Educare.it - Anno XX, N. 4, Aprile 2020
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