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L’educazione della prima infanzia è un investimento sociale

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scuola infanziaLe istituzioni pensate per l’educazione della prima infanzia si sono evolute storicamente da una prospettiva adultocentrica verso il riconoscimento della specificità dell’infanzia, adeguando spazi e programmi ad una visione del bambino competente e cittadino tra gli altri. L’articolo mostra come l’emergenza Covid-19 e le valutazioni che l’hanno accompagnata rappresentino per certi aspetti un passo indietro nella comprensione che l’educazione dei bambini costituisce un investimento per la società.

 

Introduzione

Nell’antica Grecia il pedagogo (paidagogòs) era lo schiavo dotato di una certa istruzione in confronto ad altri – spesso maggiore di quella dei maestri - che accompagnava il piccolo discente ateniese entro i 7 anni nell’apprendimento e nella conoscenza delle cose della polis. Era suo compito guidare il bambino nella conoscenza dei rudimenti della morale, cioè l’insieme dei valori o principi ideali da cui si genera la realtà sociale e politica. Certo, era un’educazione di ceto, ma qui è utile riconoscere che l’infanzia era considerata parte della cittadinanza e, per questo motivo, era importante dedicarvi attenzione.

Nella storia abbiamo assistito alla evoluzione della consapevolezza educativa: i bambini, a mano a mano, nello scenario socio-culturale sono stati scoperti quali risorsa, ma questo concetto-cardine è stato filtrato attraverso l’ombra invadente ed intrusiva dell’adultocentrismo, quell’ atteggiamento culturale e politico che «oltre ad essere un’ideologia deformante è un modo di operare, una direzione di comportamento rigida ed unilaterale che tende a favorire i bisogni e gli interessi della generazione adulta a scapito di quelli della generazione emergente» (Foti, 1998).

L’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del Covid-19 ha svelato la persistente lacuna tra la teoria e la prassi educativo-politica, la difficoltà a investire concretamente nei sistemi educativi per l’infanzia, riconoscendo nei bambini i cittadini su cui investire per preparare il futuro.

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L’educazione dei bambini: cenni storici

Il contemporaneo nido d’infanzia come sistema educativo nazionale ha un ruolo estremamente importante ai fini dello sviluppo del bambino che, attraverso la storia, diventa in epoca contemporanea “soggetto portatore di diritto” lasciandosi alle spalle lo stereotipo di “oggetto di cura”.

È lontana due secoli da noi la creazione del primo asilo di carità nel Risorgimento istituito da Ferrante Aporti (1791-1858), sorto per sopperire all'abbandono dei bambini molto piccoli appartenenti al ceto popolare, un probabile tentativo di occultare brutture sociali agli occhi dei ceti agiati in una città, a dirla in senso estetico, decorosa. Ad esso segue l’istituzione di particolari ricoveri la cui unica finalità era di creare un luogo che permettesse la crescita e l’allattamento dei figli per le madri lavoratrici. In Italia si arriva al 1925 quando nasce l'Opera Nazionale Maternità e Infanzia, annoverato quale primo intervento pubblico destinato ai bambini molto piccoli. L’OMNI provvedeva alla cura dei bambini dagli zero ai sei anni, non trascurando coloro che erano portatori di problematiche fisiche o psichiche. È un intervento assistenziale ed igienico sanitario nel quale opera personale che è esente da mansioni educative oltre che essere sprovvisto di competenze pedagogiche.

Il contesto politico in cui nasce l’Opera ha finalità, invero, ancora molto lontane da ragioni pedagogico-educative tant’è che l’obiettivo primario è la difesa ed il potenziamento della famiglia e della natalità.

In Europa la voce di Adolphe Ferrière (1879 – 1960) teorizzava intanto la pedagogia della scuola attiva su tre fondamenti:

  • lo slancio vitale del bambino;
  • l'evoluzione del bambino che ricapitola l'evoluzione della specie;
  • la capacità di conoscenza del bambino legata secondo interessi diversificati per età.

Tra ‘800 e ‘900, il bambino è investito di una considerazione differente: da invisibile, perché nascosto, si palesa come soggetto che è in grado di esprimere una nascente intelligenza attraverso interessi che coltivano talenti. La deduzione incontrovertibile della teoria ferrieriana è la partecipazione attiva alla vita del gruppo e della comunità come unico volano che permette al bambino di assumere iniziative responsabili. Il bambino sta insieme agli altri perché è parte della comunità infantile, la stessa che crescendo diventerà comunità adulta. Egli nella sua comunità impara ad essere responsabile, apprende per interessi e partecipa col suo essere soggetto.

Si passa così, lentamente, dall’asilo con funzioni custodialistiche ai sistemi educativi moderni e contemporanei, nei quali si rintraccia il pensiero di Rousseau, Bergson e Dewey. Il bambino nel ‘900 è considerato interamente nella sua dimensione infantile. Al suo cospetto l’educatore ed il maestro sono impegnati nella facilitazione del suo processo di scoperta, prima ancora di essere un veicolo di conoscenze. Chi affianca il bambino nei primi anni di vita ha cura del legame fra gli interessi che sorgono in lui ed i suoi bisogni.

Proseguendo storicamente nel panorama nazionale, si incontra la legge n. 1044 del 6 dicembre 1971 che, per la prima volta, identifica il nido come luogo che affianca la funzione di sostegno e protezione della madre lavoratrice al bisogno educativo e di crescita dei bambini. Finalmente si inizia a parlare di educare il soggetto (il bambino) e si concretizza un’idea di nido come servizio indispensabile per la sua valenza educativa. È tracciata la strada che porterà, con uno sforzo di grande responsabilità collettiva, all’attuazione di un nido dove il bambino è il centro da cui parte un preciso progetto pedagogico a sua misura.

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L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli abbonati. 


Autrice: Marzia Colace, laureata in pedagogia, è stata docente nella scuola superiore, formatore per vari enti professionali, operatore pedagogista nelle comunità terapeutiche, giudice onorario minorile. Gestisce l’Associazione Culturale La Nuvola finalizzata in particolare alla promozione della lettura in età prescolare.


copyright © Educare.it - Anno XX, N. 8, Agosto 2020
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