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Insegnamento, apprendimento e memoria nell’era digitale

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memoria digitaleLa presenza delle tecnologie a scuola e la necessità di personalizzare l’apprendimento suggeriscono nuove domande sui processi di organizzazione della conoscenza e sollecitano una diversa organizzazione della didattica. Come può essere programmato un insegnamento che sia attuale rispetto alle tecnologie, ma in grado di salvaguardare i processi di base, in particolare la memoria? L’articolo offre alcune riflessioni utili a dipanare la questione.

Introduzione

Nella società della conoscenza e dell’informazione, dominata dall’incertezza e dalla complessità, organizzare e custodire la propria conoscenza è sempre più necessario ed opportuno. L’epoca che stiamo vivendo è l’epoca della copia come sostiene Nardi (2013). Tutto, infatti, è diventato replicabile, persino la nostra memoria che sempre più spesso viene affidata a dispositivi esterni e ad archivi immateriali.

Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), alle quali si possono attribuire molte delle responsabilità nelle trasformazioni della società contemporanea, se opportunamente integrate ed utilizzate, rappresentano oggi una risorsa per l’innovazione dei sistemi formativi e, in particolare, un elemento capace di supportare fattivamente l’apprendimento continuo. In questa direzione arrivano, ormai da diversi anni, precise indicazioni da parte della politica comunitaria sull’istruzione e la formazione. Già nel libro bianco “Crescita, competitività, occupazione” (Commissione Comunità Europea, 1993) appariva chiaro l’indissolubile connubio tra le tecnologie e le possibilità di sviluppo della società della conoscenza. Il “sapere al primo posto”, sostenuto nel programma Agenda 2000, sembra oggi sostanziarsi nell’uso “delle nuove tecnologie multimediali e di Internet quali strumenti per migliorare la qualità dell’apprendimento e facilitare l’accesso alle risorse ed ai servizi e promuovere gli scambi e la collaborazione” (Commissione Comunità Europea, 2001). L’e-learning è, nel programma eEurope, una delle cinque aree ritenute fondamentali per lo sviluppo dell’Information Society, anche perché offre la possibilità di abbassare drasticamente i costi necessari per la formazione, contribuendo così ad una maggiore democratizzazione ed ampliamento delle opportunità di accesso all’istruzione (Commissione delle Comunità Europee, 2002).

Tuttavia, l’introduzione delle tecnologie nella formazione non garantisce automaticamente un miglioramento della qualità della formazione, né il loro campo d’intervento può essere sovrastimato. Le tecnologie vanno pensate come una possibilità ulteriore rispetto a quanto conosciamo, non la soluzione unica. La consapevolezza della complessità delle variabili in gioco nei processi di apprendimento, delle molteplici modalità di insegnamento e delle incertezze sugli stessi modelli epistemologici che definiscono il “sapere” rende anche questa, come ogni nuova proposta metodologica e didattica, intrinsecamente congetturale. Senza contare che l’opzione tecnologica solleva anche una serie di sospetti legati, in particolare, agli “aspetti più tradizionalmente e gelosamente ‘umani’ dei rapporti educativi”. Le perplessità nascono dal timore che esse modifichino il modo di pensare e di memorizzare degli individui, trasformandolo da analitico, strutturato, sequenziale e referenziale in generico, vago, globale, olistico.

Le nuove tecnologie possono certamente sostenere e potenziare i processi percettivi e cognitivi, soprattutto le modalità di elaborazione e di selezione dell’informazione, e possono semplificare e rendere più trasparenti e controllabili le relazioni all’interno di un determinato contesto; ma tale contributo va collocato entro modalità più ampie di selezione e memorizzazione delle conoscenze.

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L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli abbonati. 


Autrice: Erika Della Valle, dottoranda presso Uninettuno, è docente di filosofia e storia nella scuola Secondaria di Secondo Grado.


copyright © Educare.it - Anno XXI, N. 3, Marzo 2021
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