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Il linguaggio come finestra sul mondo: il laboratorio Ikigai

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ikigaiIl laboratorio sperimentale Ikigai è un percorso guidato volto a promuovere la consapevolezza dei bambini sull’uso creativo e responsabile del linguaggio. Spaziando dalla comunicazione verbale a quella audiovisiva per esplorare la profonda interdipendenza tra azione umana ed ecosistema, i bambini hanno compreso il ruolo del linguaggio nel modellare i comportamenti insostenibili. L’articolo documenta questa attività svoltasi nel mese di agosto 2021.

 

Introduzione

Il progetto Ikigai (da iki = vivere e gai = ragione) nasce dal desiderio di creare sul territorio un’area transizionale in cui possa risolversi lo iato scuola-vita, soprattutto nelle periferie contrassegnate da deprivazioni e marginalità. In questo articolo si documenta il laboratorio realizzato in 6 incontri nel mese di agosto 2021 con la collaborazione dell’associazione Due Lune Teatro Tenda di Tricase (Le), cui hanno partecipato 8 bambini con un’età media di 10 anni ma molto eterogenei per provenienza culturale.

La cornice teorica del progetto

Nell’ambito delle Competenze Chiave europee, la literacy rappresenta la capacità di colui che parla di attingere al proprio repertorio semiotico, utilizzando una varietà di codici verbali e non verbali, per interpretare e decifrare il mondo. Il parlante è un “agente sociale” che, per muoversi in una realtà complessa, si avvale di tutte le risorse di cui dispone per interagire con gli altri e negoziare significati.

Sulla base del modello PTL (Meyer, Coyle, 2017), le tre attività didattiche implementate nel corso del laboratorio, seppur proponendo procedure e materiali differenti, convergevano verso l’obiettivo di promuovere la consapevolezza dei bambini sull’uso responsabile e creativo delle literacies.

A fungere da sfondo agli incontri con i bambini è stato scelto il tema ecologico, a partire dalla convinzione che, mediante il linguaggio, si possano veicolare significati e modellare i comportamenti umani e il loro impatto sull’ecosistema (Stibbe, 2015).

Linguaggio e creatività

Durante il primo incontro è stato chiesto ai bambini di compilare un questionario sulla loro idea di creatività. La possibilità di avere più risposte valide per una stessa domanda ha inizialmente destabilizzato la maggior parte di essi, probabilmente abituati a confrontarsi con le cosiddette display questions, a cui corrisponde un’unica risposta corretta già nota a chi pone le domande. La facoltà di scegliere cosa dire e di pensare outside the box, seppur contemplata con timidezza all’inizio, si è rivelata decisiva nel momento in cui i bambini hanno dato voce alla propria immaginazione e hanno abbassato ogni barriera psicologica. Consapevoli del fatto che la creatività non è un talento di pochi eletti, ma un’abilità che ognuno di noi può nutrire, hanno gradualmente familiarizzato con l’attività di scrittura creativa e consolidato il senso di autoefficacia (Bandura, 1986).

La scelta di giocare con le parole per stimolare il pensiero divergente non è casuale. La creatività, infatti, è una qualità intrinseca della lingua: gli elementi linguistici si possono manipolare per veicolare significati diversi e nascondono una natura ambigua, in quanto generano gap informativi. Acrostici, nuvole di parole, mappe semantiche, word puzzle sono alcune delle tecniche creative utilizzate, nel corso del progetto, per aiutare i bambini a processare meglio e a memorizzare le informazioni, in un clima più ludico e motivante.

Per attivare il pensiero analogico, ovvero quel processo cognitivo che permette di riconoscere le somiglianze e le relazioni tra oggetti diversi, si è optato per la pratica della Blackout Poetry, un metodo didattico di scrittura poetica, che consiste nel ricavare una poesia da un testo già scritto, semplicemente annerendo alcune parole. La peculiarità di questa pratica è la contaminazione di più codici espressivi, quello verbale e quello visivo, garantendo la realizzazione di componimenti visivi personalizzati. I bambini si immedesimano nelle parole, ne colgono le connessioni semantiche e creano dei veri e propri alfabeti emotivi.

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L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli abbonati.


Autrice: Claudia Melcarne, laureata in Lingue moderne, letterature e traduzione (LM-37) e specializzanda per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità, è insegnante di inglese, tedesco ed italiano per stranieri. Nell'anno 2020-2021 ha progettato e implementato il laboratorio Ikigai, in collaborazione con l'associazione culturale Due Lune Teatro Tenda.


copyright © Educare.it - Anno XX, N. 12, Dicembre 2021

 

 

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