Stop the genocide poster

A+ A A-

Il fumetto come strumento psicopedagogico - I meccanismi psicologici

I meccanismi psicologici

La Gestaltpsycologie è una ben nota branca della psicologia sperimentale che si è strutturata alla fine dell’Ottocento e sviluppatasi nella prima metà del Novecento in Austria e Germania e in seguito anche negli USA e in Italia. Questa corrente di pensiero psicologico sostiene che “alcuni tipi di oggetti complessi non sono riconducibili ai loro elementi costituenti o alla somma di tali elementi” [6]. Una melodia, quindi, non sarebbe riconoscibile perché data da una determinata sequenza di note e timbri, ma lo sarebbe di per se stessa anche se venisse eseguita in un’altra tonalità e con strumenti diversi. Allo stesso modo una figura non è riconoscibile in quanto composta da varie figure geometriche, ma dalla sua natura e lo sarebbe quand’anche le figure geometriche variassero significativamente.
La conseguenza di questo ragionamento è che qualunque figura nella quale sia possibile riconoscere due occhi un naso e una bocca viene immediatamente associata ad una faccia, anche se le differenze con una vera faccia sono notevoli.
La psicologia della forma si è strutturata in seguito alla necessità di collegare determinati tratti somatici e fisici a particolari comportamenti dell’individuo inserito in determinati contesti (scuola, lavoro, aree urbane, aree rurali…) Questa branca della psicologia si rifaceva alle teorie lombrosiane [7], basate sul ripresentarsi di precisi tratti somatici tipici in determinati soggetti che statisticamente sarebbero andati incontro alla possibilità di sviluppare comportamenti socialmente emarginanti e in particolare disturbi della personalità o addirittura vere e proprie malattie mentali.

Per riconoscere queste condizioni gli psicologi clinici hanno strutturato tutta una serie di test, in parte proiettivi ed in parte non proiettivi, rifacendosi a concetti della psicologia della forma sviluppati in Germania.
Uno dei test più utilizzati è quello riprodotto in figura 1, dove il rapporto tra figura e sfondo accentua la “tendenza a vedere parte della configurazione come un oggetto in primo piano su uno sfondo non strutturato” [8]. L’immagine riprodotta viene definita reversibile, in quanto è possibile vedere il vaso o i due profili a seconda delle nostre esperienze, che, per gli psicologi della forma, “dipendono dalle configurazioni, formate dagli stimoli dell’organizzazione dell’esperienza” [9].
Queste reazioni al test sembrerebbero sostenere anche le teorie sviluppate da K. G. Jung rispetto alla presenza d’un inconscio collettivo che si rifà all’inconscio individuale e che è presente in tutte le culture e in tutte le situazioni [10].

il_fumetto
Fig. 1

In quest’inconscio sono contenute tutte le fantasie, tutte le immagini, tutti i vissuti in rapporto allo sviluppo psicosessuale, ovvero i vari passaggi attraverso cui si raggiunge la maturità sessuale e consapevole dal punto di vista psicanalitico; le immagini riprodotte dal test riattivano ricordi riferiti al rapporto con le figure genitoriali.
Appare quindi evidente che il disegno, attraverso il suo significato iconico, possa innescare dei meccanismi d’identificazione o di proiezione.
Tale meccanismo è sfruttabile a livello educativo.
Se determinate immagini sono in grado di fornire stimoli positivi o negativi è possibile, attraverso una selezione a priori, passare dei messaggi con significati positivi ed arricchenti per il lettore.
La conoscenza di tali tipi d'immagini ci permette di realizzare dei fumetti in grado di sviluppare gli aspetti integranti della personalità.
Se il target privilegiato del fumetto è l’infanzia, la preadolescenza e l’adolescenza, diventa di primaria importanza decidere a priori cosa mettere e cosa escludere nella strutturazione delle immagini visive.