- Scritto da Vincenzo Amendolagine
- Categoria: Scuola e dintorni
I processi di decision-making nella professionalità docente
La professionalità docente è caratterizzata da una serie di variabili estremamente importanti, fra queste un posto di rilievo lo occupano le decisioni che ogni insegnante adotta relativamente al proprio lavoro in classe. Questi processi decisionali possono riguardare diversi ambiti: infatti, il docente, tenendo conto delle indicazioni ministeriali, deve scegliere che cosa proporre ai propri allievi, in che maniera proporlo e come accertarsi che quello che è stato presentato sia stato recepito. In altri termini, il docente, fra le varie funzioni, ha quella manageriale, ovvero nella propria classe deve prendere continue decisioni finalizzate principalmente all’incremento dei processi di apprendimento. In ragione di ciò, molte di queste scelte sono elaborate dall’insegnante dopo aver fatto un’attenta analisi dei bisogni educativi dei propri studenti.

La presenza delle tecnologie a scuola e la necessità di personalizzare l’apprendimento suggeriscono nuove domande sui processi di organizzazione della conoscenza e sollecitano una diversa organizzazione della didattica. Come può essere programmato un insegnamento che sia attuale rispetto alle tecnologie, ma in grado di salvaguardare i processi di base, in particolare la memoria? L’articolo offre alcune riflessioni utili a dipanare la questione.
Gli alunni che occupano una posizione periferica nelle dinamiche del gruppo classe sono privati di una contestualità in cui esercitare ed affinare le loro abilità sociali. Tali alunni frequentemente presentano problematiche comportamentali, legate ad una scarsa conoscenza della grammatica sociale, per cui non possiedono un repertorio comportamentale relazionale e sovente sono oggetto di bullismo, soprattutto di quello indiretto che si manifesta con l’esclusione sociale. Bambini e ragazzi "periferici" sono spesso impopolaried hanno uno scarso impatto sociale sul gruppo dei coetanei. La marginalità sociale non aiuta questi minori a sviluppare il senso di appartenenza alla classe, ovvero l’identità sociale gruppale, per cui nel contesto della classe si percepiscono e sono percepiti dagli altri come un’individualità piuttosto che come membri di un aggregato sociale, qual è il gruppo scolastico.
Nella letteratura pedagogica più recente si coglie un’attenzione particolare sulla conflittualità della relazione tra docenti ed alunni che contribuisce a pregiudicare l’apprendimento. In certe situazioni è distruttiva al punto da alimentare la dispersione scolastica e l’abbandono precoce degli studi. Rigenerare le modalità di insegnamento attraverso nuovi stili educativi e didattici è un’azione necessaria per una scuola che intende essere inclusiva e “terapeutica” nei confronti degli alunni più fragili. L’articolo contribuisce alla riflessione su questi temi, individuando nella capacità di trasformare gli spazi della formazione in continui momenti di ricerca e di scoperta, caratterizzati da legami “caldi”, gli elementi per una scuola all’altezza delle sfide dei tempi.