#cibo

  • Anoressia nervosa e controllo dell'appetito

    fotoLa maggior parte delle persone, indipendentemente dal loro peso, sono in grado di controllare l’assunzione di cibi grassi ad alto contenuto calorico. Tuttavia, nonostante le migliori intenzioni, quando arriva il momento di prendere una decisione, la vista del cioccolato o di un ottimo dolce diventa troppo eccitante e l’autocontrollo viene meno. Questo comportamento è piuttosto normale in quanto la fame aumenta l’intensità della ricerca di ricompense alimentari. Tuttavia, le persone affette da Anoressia Nervosa, nonostante la fame, sono in grado di ignorare le ricompense connesse con il cibo. 

  • Aumentano i bambini vittime di disturbi alimentari

    fotoSono 2 milioni i minori in Italia che hanno un disturbo alimentare, ma solo il 10% di loro chiede aiuto o ne parla con i genitori. Si tratta di anoressia e bulimia ma si stanno facendo strada anche abitudini pericolose meno note, come il Binge Eating Disorder (disturbo da alimentazione incontrollata).

  • Chi soffre di anoressia non ama essere accarezzato o abbracciato

    Chi soffre di anoressia non ama essere accarezzato o abbracciato. A darne per la prima volta una spiegazione scientifica è l’Università di Hertfordshire, con uno studio pubblicato sulla rivista Psychiatry Research.

  • Contrasto all'obesità infantile anche dalla FIPE

    imgLa Federazione Italiana Pubblici Esercizi ha sottoscritto gli obiettivi posti dal Ministero della Salute per rimodellare le abitudini dei consumatori orientandoli verso scelte alimentari più corrette e consapevoli. 
    Occorre sapere che, in Italia, i bambini sovrappeso sono il 20,9% e i bambini obesi sono il 9,8% del totale, sia a causa di scorrette abitudini alimentari, sia per mancanza di adeguata attività fisica.

  • Correct IT! – Formazione per la promozione di corretti stili di vita

    Correct ITNell’ambito progetto “Correct it!”, l’Università di Foggia – per l’Italia –, assieme ai partner europei coinvolti nel programma ERASMUS+ KA2, presenta il risultato del lavoro strategico portato avanti negli ultimi due anni: un corso di formazione “blended” sulla prevenzione dell’obesità e sulla promozione di stili di vita sani. Disponibile in versione open access, il percorso formativo, ricco di contenuti interattivi, è disponibile si rivolge a professionisti che si occupano di salute e benessere: nutrizionisti, dietisti, psicologi, infermieri, ostetrici, pedagogisti, insegnanti e istruttori sportivi. 

  • Correlazioni fra alimentazione e personalità

    imgLa frutta e la verdura sono componenti essenziali di una dieta salutare: infatti, il loro consumo è associato ad una vita più longeva, ad un minor rischio di malattie cardiovascolari e ad una condizione psicofisica migliore. Più ricerche hanno assodato che i maggiori consumatori di frutta e verdura sono le donne, che hanno un Indice di Massa Corporea nella norma.

    Diversi studi scientifici asseriscono che le caratteristiche di personalità di un individuo svolgono un ruolo determinante nell’adozione di comportamenti salutari nel corso del ciclo di vita. Per esempio, l’essere coscienziosi è associato sovente ad uno stile di vita orientato al mantenimento della salute. Mentre l’essere superficiali e instabili emotivamente è accomunato all’acquisizione di abitudini nocive, come il tabagismo, l’eccessivo consumo di bevande alcoliche, la scarsa aderenza alle terapie mediche di cui si ha bisogno nel corso di una malattia.

  • Giornata Mondiale dell'Alimentazione: il MIUR si mobilita

    imgIl MIUR con nota n.6082/15 ha invitato le scuole, in occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione che si terrà il prossimo 16 ottobre, a svolgere tutta una serie di attività volte a sensibilizzare gli alunni riguardo all'importanza della corretta alimentazione e di uno stile di vita sano.

  • Il cibo come pratica educativa e simbolica

    cibo educazioneIl cibo non è solo nutrimento, ma anche una pratica simbolica e educativa attraverso la quale si intrecciano corpo, cultura e identità. In una prospettiva pedagogico-antropologica, l’articolo interpreta le pratiche alimentari come dispositivi educativi impliciti e ambivalenti, radicati nei rituali quotidiani, nelle relazioni e nei processi di soggettivazione. Mangiare è inteso come un processo incarnato di incorporazione di saperi, memorie e significati sociali, che rende il corpo luogo di apprendimento e narrazione. Il contributo analizza il ruolo del cibo come mediatore biografico e culturale nella costruzione della soggettività, mettendone in luce anche le dimensioni normative e selettive. Nei contesti educativi e interculturali, le pratiche alimentari possono favorire il riconoscimento, la partecipazione e la cura, ma anche riprodurre distinzioni ed esclusioni. Ripensare il cibo come spazio educativo consente di concepire l’educazione come pratica relazionale, etica e politica radicata nella vita quotidiana.

    Food is not only nourishment, but also a symbolic and educational practice through which body, culture, and identity are interwoven. From a pedagogical-anthropological perspective, this article interprets food practices as implicit and ambivalent educational devices, rooted in everyday rituals, relationships, and processes of subjectivation. Eating is understood as an embodied process of incorporating knowledge, memories, and social meanings, through which the body becomes a site of learning and narration. The contribution examines the role of food as a biographical and cultural mediator in the construction of subjectivity, highlighting its normative and selective dimensions as well. In educational and intercultural contexts, food practices can foster recognition, participation, and care, but can also reproduce distinctions and exclusions. Rethinking food as an educational space enables the conception of education as a relational, ethical, and political practice grounded in everyday life.

  • Il rifiuto di alcuni cibi potrebbe essere un disturbo

    imgAttenzione ai piccoli che non ne vogliono proprio sapere di frutta, pesce e verdura, perché potrebbero soffrire di un disturbo alimentare poco conosciuto e molto sottovalutato: la “mancanza di interesse per l’ingestione sufficiente di cibo”. Si tratta di una patologia che si caratterizza per l’ossessiva selettività con la quale si scelgono gli alimenti: in base al colore, alla consistenza, all’abitudine, al timore dei nuovi sapori.

  • Il rischio di ossessionare le figlie con la dieta

    imgLe madri insoddisfatte dell’aspetto fisico delle figlie possono spingerle nella trappola della bulimia. È quanto emerge da uno studio dell’Università di Notre Dame condotto su un gruppo di teenager e pubblicato nella rivista Body Image.

  • L'obesità in Italia secondo la Coldiretti

    imgNel Sud Italia sono in sovrappeso o obesi il 59,6 per cento degli uomini e il 42,9 per cento delle donne, valori che sono superiori di 10 punti percentuali rispetto a quelli del Nord-ovest. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat sulla dimensione della salute in Italia, in occasione della settimana della dieta mediterranea che si è svolta ad Expo.

  • L'umore è influenzato dalle abitudini alimentari. I dati di una ricerca

    imgIl rapporto tra ciò che mangiamo e la salute mentale è al centro da tempo dell'attenzione di psicologia e neuroscienze, che hanno evidenziato, per esempio, gli effetti positivi dei cibi ricchi di antiossidanti e grassi omega 3 su memoria e apprendimento. Vari studi recenti sono inoltre stati dedicati all'influenza della flora batterica intestinale su stati d'animo e comportamenti. Ma una nuova ricerca - condotta da un gruppo di ricercatori dell'Università di Binghamton, negli Stati Uniti, e pubblicata su "Nutritional Neuroscience", rivela ora che gli effetti del cibo non sono uguali per tutti, ma variano a seconda dell'età, poiché le abitudini alimentari influenzano in modo diverso l'umore e lo stato mentale nei giovani adulti e negli adulti maturi.

  • La classifica dei Paesi con la maggiore obesità nella popolazione

    La mappa mondiale dell’obesità non lascia dubbi: sono gli Stati Uniti a guidare la classifica dei Paesi con il tasso più alto fra gli adulti. Seguono Messico, Nuova Zelanda e Ungheria. Mentre sono più bassi in Giappone, Corea e Italia. A stilare la classifica è l’Ocse in un nuovo aggiornamento delle stime, in costante aumento, entro il 2030. Oggi, più di un adulto su due e quasi uno su sei bambini sono in sovrappeso o obesi nell’area Ocse. L’”epidemia” di obesità si è diffusa ulteriormente negli ultimi cinque anni, anche se a un ritmo più lento degli anni precedenti. Nonostante ciò, le nuove proiezioni mostrano un aumento continuo dell’obesità in tutti i paesi analizzati. Come fare per porre un freno al fenomeno? Puntare sulla comunicazione e sulle misure fiscali, dicono gli esperti. Per quanto riguarda queste ultime, in particolare, sono state implementate negli ultimi anni in un numero di paesi Ocse (ad esempio Belgio, Cile, Finlandia, Francia, Ungheria e Messico), aumentando il prezzo di prodotti potenzialmente malsani come quelli ad alto contenuto di sale, zucchero o grasso, o delle bevande zuccherine.

    img

    Fonte: West, 19/07/2017

  • La mia bimba mangia solo poche cose

    bimbi tavolaScrivo per avere delle delucidazioni riguardo l'alimentazione di mia figlia. Parto con il dire che la bambina ha 5 anni e il suo peso è nella norma. Noi siamo genitori che purtroppo, ci siamo poco causa lavoro. Io sto con lei solo la sera e la mamma sono due anni che lavora a 300 km da casa. La bimba è stata abituata a stare sempre con la nonna.

    Fino a 3 anni circa mangiava sempre tutto, poi una volta passati dal piatto unico al cibo un po’ più di sostanza, è crollato tutto. Adesso il suo pasto giornaliero è: mattino un biberon di latte con biscottini e miele. Spuntino delle 10 con cracker o focaccia.

    A pranzo solo pasta, rigorosamente con sugo, cacio e pepe, broccoli, ma è molto difficile. Merendina pomeridiana con biberon di latte oppure in estate un gelato, pastine ma solo quelle scelte da lei, una fetta di pane con nutella o addirittura da sola, raramente yogurt. Per cena solo (e dico solo) riso in bianco, polenta o toast con solo la sottiletta, a volte i sofficini.

    Per quanto riguarda la frutta mangia a volte la prugna nei vasettini plasmon, raramente pezzettini di mela e banana. Verdura e carne neanche l'ombra. Infatti la nostra pediatra ci ha consigliato di dare ogni tanto delle gocce di ferro, in quanto non ne assume in alcun modo. Ora noi, ma soprattutto la nonna, siamo disperati in quanto ci sembra strano che non voglia sentire niente di niente. Sono due giorni che, consigliati dalla pediatra, abbiamo fatto a tavola cose nuove da mangiare tipo polpettine e purè, mortadella, ravioli. Niente, lei sta senza mangiare e si rifiuta completamente. La pediatra dice che bisogna continuare così, dicendo che per cena quello c'è. Se ti va bene altrimenti stai senza mangiare.

    Praticamente sono due giorni che prende il latte la mattina e la sera prima di dormire. Stop. 

    Vorrei consigli su come poterci comportare, se quello che stiamo facendo sia giusto, o se come penso io, bisognerebbe continuare a farle mangiare quello che vuole, senza farglielo pesare più di tanto. Magari proponendole ogni tanto cibi nuovi, anche se penso sarà difficile che li assaggi. Magari sarà un metodo per farsi valere nei riguardi della nonna che, se mangia, è la persona più felice dell'universo altrimenti si preoccupa da morire.

    Oppure magari la mancanza della mamma che la vede una volta al mese.. non so... Secondo me, lasciarla libera di mangiare quello che vuole la renderebbe più tranquilla e serena. Voi dite che se continuiamo a farle mangiare tutte le sere riso in bianco lei prima o poi si sbloccherà? Oppure oramai è troppo tardi? Datemi più consigli possibile.
    Grazie mille.

  • Le 5 regole OMS per una corretta alimentazione

     

    banner

    Due milioni di persone, ogni anno, muoiono per colpa di cibi contaminati che sono la causa di oltre 200 malattie, dalla diarrea al cancro. Lo rende noto l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in occasione della Giornata Mondiale della Salute, che ricorre oggi 7 aprile e centrata sul cibo sicuro.

  • Le abitudini alimentari si veicolano attraverso i cartoons

    img“Mmm…ciambelle!“, dice Homer Simpson, mentre Obelix adora le bistecche di cinghiale. Due personaggi amici dei più piccoli ma che, con le loro pessime abitudini alimentari, sono per loro un pericoloso modello. 

  • Le preferenze alimentari di chi soffre di anoressia

    Le scelte alimentari nell'anoressia nervosa

    Nelle persone che soffrono di anoressia nervosa, la scelta degli alimenti è associata a un aumento di attività in una specifica regione del cervello, lo striato dorsale. Questa regione è nota perché è coinvolta nella gestione dei comportamenti abitudinari. A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori della New York University , che firmano un articolo pubblicato su “Nature Neuroscience”.

    L'anoressia nervosa è una malattia dalle molte sfaccettature, ma in tutte le sue forme vi sono alcuni comportamenti altamente stereotipati, uno dei quali è la scelta di alimenti a basso contenuto calorico e basso contenuto di grassi. Clinicamente, questo modello di comportamento è stato spesso interpretato come la manifestazione di una notevole capacità di ignorare pulsioni primarie, come la fame, attraverso un rigido autocontrollo in vista dello scopo prefisso: il dimagrimento.

    Tuttavia anche le persone che entrano in terapia e cercano di aumentare di peso (ossia, cambiano obiettivo), spesso sembrano incapaci di modificare il loro modello di scelta del cibo: continuano a scegliere cibi a basso contenuto di grassi e basso contenuto calorico.

    Karin Foerde, Joanna Steinglass e colleghi hanno studiato 21 pazienti in terapia per l'anoressia nervosa (ma non ospedalizzati) e 21 soggetti sani di controllo, e in una serie di test li hanno fatti scegliere fra svariati prodotti alimentari che differivano per salubrità e gusto. Per assicurarsi che le scelte fossero fatte a ragion veduta, qualche tempo prima del test erano stati fatti assaggiare piccoli campioni dei vari alimenti. Mentre i soggetti facevano le scelte il loro cervello erano monitorato con risonanza magnetica funzionale.

    Gli autori hanno scoperto che i pazienti con anoressia nervosa scelgono sempre porzioni nettamente più piccole di alimenti ad alto contenuto di grassi e che a questa scelta corrisponde un aumento dell'attività dello striato dorsale. Inoltre, confrontano i dati di risonanza con quanto registrato giorno per giorno sul “diario alimentare” dei soggetti, i ricercatori hanno scoperto che i livelli di attività nello striato rilevati in un certo giorno permettevano di prevedere l'apporto calorico che i soggetti avrebbero avuto il giorno successivo.

     

    Nelle persone che soffrono di anoressia nervosa, la scelta degli alimenti è associata a un aumento di attività in una specifica regione del cervello, lo striato dorsale. Questa regione è nota perché è coinvolta nella gestione dei comportamenti abitudinari. A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori della New York University , che firmano un articolo pubblicato su “Nature Neuroscience”.

    L'anoressia nervosa è una malattia dalle molte sfaccettature, ma in tutte le sue forme vi sono alcuni comportamenti altamente stereotipati, uno dei quali è la scelta di alimenti a basso contenuto calorico e basso contenuto di grassi. Clinicamente, questo modello di comportamento è stato spesso interpretato come la manifestazione di una notevole capacità di ignorare pulsioni primarie, come la fame, attraverso un rigido autocontrollo in vista dello scopo prefisso: il dimagrimento.

    Le scelte alimentari nell'anoressia nervosa
    © VOISIN/phanie/Phanie Sarl/Corbis
    Tuttavia anche le persone che entrano in terapia e cercano di aumentare di peso (ossia, cambiano obiettivo), spesso sembrano incapaci di modificare il loro modello di scelta del cibo: continuano a scegliere cibi a basso contenuto di grassi e basso contenuto calorico.

    Karin Foerde, Joanna Steinglass e colleghi hanno studiato 21 pazienti in terapia per l'anoressia nervosa (ma non ospedalizzati) e 21 soggetti sani di controllo, e in una serie di test li hanno fatti scegliere fra svariati prodotti alimentari che differivano per salubrità e gusto. Per assicurarsi che le scelte fossero fatte a ragion veduta, qualche tempo prima del test erano stati fatti assaggiare piccoli campioni dei vari alimenti. Mentre i soggetti facevano le scelte il loro cervello erano monitorato con risonanza magnetica funzionale.

    Gli autori hanno scoperto che i pazienti con anoressia nervosa scelgono sempre porzioni nettamente più piccole di alimenti ad alto contenuto di grassi e che a questa scelta corrisponde un aumento dell'attività dello striato dorsale. Inoltre, confrontano i dati di risonanza con quanto registrato giorno per giorno sul “diario alimentare” dei soggetti, i ricercatori hanno scoperto che i livelli di attività nello striato rilevati in un certo giorno permettevano di prevedere l'apporto calorico che i soggetti avrebbero avuto il giorno successivo.
  • Le vere principesse non hanno disturbi alimentari

    fotoVuoi essere una “vera principessa”? Impara le tecniche più raffinate per vomitare senza dare all’occhio; prova il digiuno totale ingurgitando potenti medicinali che fanno perdere l’appetito ed apprendi le più sofisticate forme di autolesionismo. Questi i principi guida del vademecum per “teenager pelle e ossa” aggiornato quotidianamente da 15 blog spagnoli denunciati per istigazione all’anoressia e alla bulimia dal Departamento de Salud e ilConsejo del Audiovisual de Cataluña (CAC) al Tribunale di Barcellona.

  • L’educazione alla salute nell'età evolutiva come fattore preventivo dei disturbi del comportamento alimentare

    eating disorder

    I disturbi del comportamento alimentare, oggi molto frequenti, hanno una genesi multifattoriale. Secondo una serie di studi, tuttavia, vi sono dei fattori di rischio che aumentano la possibilità di ammalarsi, fra cui il sesso, l’etnia, l’età, la familiarità, gli abusi subiti nell’infanzia. Parimenti esistono alcuni fattori preventivi, tra i quali un ruolo importante è svolto dai programmi di educazione alla salute e al benessere in età evolutiva, che si servono dei costrutti della dissonanza cognitiva e dell’alfabetizzazione mediatica.

  • Mangia che diventi grande!

    imgLa preoccupazione del cibo per una mamma rimane una nota costante. Innanzitutto sfatiamo il mito che bisogna mangiare anche contro voglia per crescere: il bambino si sa autoregolare e lo stimolo della fame è presente fin da neonato in cui attraverso il pianto attira l'attenzione dell'adulto per soddisfare il suo bisogno primario, quello di nutrirsi. Il compito dell'adulto non è obbligarlo a mangiare, bensì accompagnarlo nel piacere della conoscenza del cibo.

Pagina 1 di 2