- Categoria: Pedagogia del quotidiano
- Scritto da Federica Ghirardo
Insegnare la resilienza a casa ed a scuola
Article Index
La resilienza è la capacità di reagire alle difficoltà e alle sfide della vita, trasformandole in opportunità e andando avanti nonostante le delusioni e le frustrazioni. Si tratta di una risorsa indispensabile, insieme all’autostima, per crescere affrontando la vita a testa alta. Una persona dotata di resilienza è una persona più serena.
Insegnare ai propri figli ad essere resilienti è un’impresa più difficile di quanto possa sembrare.
Vedo molto spesso genitori che adottano un atteggiamento di iperprotezione, come se volessero inglobare il proprio figlio dentro una campana di vetro ed evitargli ogni frustrazione e infelicità; gli danno sempre ragione mentre il resto del mondo ha torto.
È impossibile proteggere per sempre i bambini e ragazzi dalle cose che potrebbero renderli tristi o in cui potrebbero incontrare delle difficoltà. E' anche estremamente dannoso. Molte coppie non riescono a rendersene conto e perdurano a mantenere nel tempo questo atteggiamento che a lungo andare si rivela controproducente perché non permette un pieno sviluppo della personalità.
Proverò di seguito ad analizzare alcune situazioni che si possono presentare nella vita quotidiana e che richiedono l’uso di questa "famosa" resilienza.
Quando vostro figlio (o figlia) vi chiede di potersi cimentare in un compito, lasciatelo tentare (ovviamente se non mette in gioco la sua sicurezza fisica). Anche se vi sembrerà troppo complesso rispetto alle sue abilità, dategli libertà. Potrebbe stupirvi! Se così non fosse avrà imparato un nuovo modo di non riuscire a fare una cosa, gliene restano sempre altri 99 per imparare a farla bene (pensiero rivolto al positivo, sempre!).
Insegnate a vostro figlio ad aspettare. Insegnategli che non tutto arriva pronto per essere mangiato o non tutto può essere comprato subito. Spiegategli perché non è possibile fare quella cosa in quel dato momento (non valgono le spiegazioni che sento spesso “perché lo dico io”, quelle non sono spiegazioni). Vero, le prime volte si ribellerà, potrà lamentarsi... ma ricordatevi che nella vita non avrà tutto e subito. E’ è meglio insegnargli fin da subito che ciò che ha arriva grazie al sacrificio e all’impegno.
Valutate le richieste di vostro figlio in base all’importanza e alle motivazioni. Se vi chiede un giocattolo o un capo di abbigliamento o un taglio di capelli solo perché va di moda e ce l’hanno tutti i suoi amici, spiegategli che non sono motivazioni sufficienti per essere necessariamente accontentati. Insegnategli anche a rendersi diverso dalla massa, a ragionare con la sua testa, a volere quel cappello o quella maglia perché gli piace e non perché altrimenti i suoi amici lo prendono in giro.
Gli errori e le cadute servono a crescere, servono a rialzarsi più forti e determinati di prima. Non è tenendolo chiuso dentro una bolla di vetro che gli impedirete di soffrire. Insegnategli piuttosto ad affrontare gli ostacoli!
Resistete al forte impulso di correre ad aiutarlo appena lo vedete in difficoltà: lasciatelo tentare. Le grandi teorie sono state create partendo da tentativi ed errori!
Lasciategli vivere le proprie emozioni, anche quelle particolarmente forti e dolorose. Non sminuite mai i suoi sentimenti, siate il suo porto sicuro ma senza mai sostituirvi.
Regole e responsabilità
Veniamo al grande tema dell’uso, o meglio dell’abuso di merendine e di giochi elettronici. Insegnate a vostro figlio a rispettare delle poche e semplici regole, come ad esempio: “puoi mangiare solo uno snack al pomeriggio e non a ridosso della cena” oppure “ puoi giocare ai videogiochi solo dopo che hai finito i compiti e non per più di 15 minuti”. In questo modo gli insegnate ad autoregolarsi nell’uso di questi strumenti, così che non siano loro a governare la sua vita.
Insegnate a vostro figlio a rispettare gli altri e il loro turno di parola. È vero che i più piccoli vengono considerati molto più frequentemente degli adulti ma cercate di insegnar loro che anche gli altri hanno diritto di parlare con voi. Il vostro bambino dovrà aspettare il suo turno come tutti gli altri. Le basi della comunicazione si instaurano in età precoce e imparare a rispettare l’alternanza della conversazione gli insegnerà anche a rispettare le persone.
Chiedete ai vostri figli, fin da piccoli, di prendersi cura dei propri oggetti. Pretendete che ciascuno si prenda le sue piccole responsabilità e svolga i propri doveri, in modo commisurato all’età.
E’ importante stabilire insieme delle regole insieme, poche ma chiare e ben definite. Regole che dovranno essere rispettate, anche se vostro figlio per corrompervi si metterà a fare quello sguardo da cucciolo che tanto amate. Stabilite insieme delle privazioni (non punizioni) a cui andrà incontro se infrangerà le regole di casa (per esempio saltare una lezione di nuoto, non usare la playstation...).
Premiate, moderatamente e non di fronte agli altri, i periodi nei quali si comporta secondo i principi stabiliti. Il premio non deve essere qualcosa di materiale: un'uscita insieme, la condisivione di una esperienza valgono molto di più di qualche oggetto e hanno un più alto valore formativo.
Naturalmente le situazioni qui descritte sono solo alcune di quelle che potrebbero capitarvi nella vostra quotidianità.
La resilienza a scuola
Cerchiamo ora di capire come questo aspetto può influenzare la scuola e il suo modo di apprendere.
Il compito di ogni studente, a qualunque età e livello scolastico, è impegnarsi nelle proprie attività con dedizione, responsabilità e costanza. Tali attività sono principalmente: studiare, svolgere gli esercizi, avere cura del proprio materiale. Personalmente ritengo che il sistema dei voti a volte non permetta di rendere appieno l’idea delle abilità raggiunte e degli aspetti su cui è necessario lavorare maggiormente. Se tutti gli sforzi della persona sono riassunti in un numero, può succedere che il voto diventi un’etichetta che ingloba la persona difficile poi da cancellare.
A cosa servono quindi i voti? Servono a dare una misura concreta allo studente che li riceve: se studio e mi impegno otterrò un voto positivo, se non studio otterrò un voto negativo. La tendenza attuale di alcune famiglie, invece, è di contestare sempre e comunque le valutazioni degli insegnanti: se sono positive non sono mai abbastanza all’altezza dell’impegno del proprio figlio; se sono negative sono ingiuste perché il professore l’ha preso di mira.
Non nego che queste situazioni accadano e che esistano docenti che non abbiano fatto proprio l’ideale pedagogico-educativo necessario per formare dei ragazzi. Non sono tutti così però ed è qui che entra in gioco la responsabilità educativa dei genitori verso la scuola.
Secondo voi quale beneficio potrà mai derivare a vostro figlio nel vedere che ogni voto negativo meritato viene contestato dai genitori? Pensate forse che sarà più legato a voi per questo motivo? È giusto che impari che a ogni azione c’è una conseguenza: se sai di avere una verifica e non studi preferendo trascorrere il tuo tempo a giocare alla playstation o stando attaccato allo smartphone, avrai come conseguenza un bel foglio lasciato in bianco e un voto non sufficiente.
Ho assistito a genitori che chiedono alla scuola figli felici, più uscite esterne, più ore all’aria aperta; però poi si arrabbiano se ritorna con gli abiti non completamente puliti. È come volere “la moglie ubriaca e la botte piena”. Se volete che i bambini siano dei bambini felici permettete loro di esserlo!! Fateli sporcare, fateli correre, fateli cadere.. un ginocchio sbucciato non li ucciderà e permetterà loro di imparare qual è l’atteggiamento migliore da tenere in certe situazioni e come evitarne altre.
Vedo genitori che pretendono di insegnare ai docenti come si educa, dal punto di vista scolastico, il proprio figlio, non rendendosi conto che sono così presi da questo obiettivo da aver dimenticato per primi il loro fine primario: educare il proprio figlio all’interno dell’ambiente domestico. Se pretendete di incontrare docenti preparati su ogni tematica, su ogni patologia, su ogni tecnica nuova vi dico subito che pretendete la luna. Seppur in presenza di insegnanti appassionati e formati, nessuno saprà mai tutto di ogni cosa e non è nemmeno questo il loro ruolo. Esistono degli specialisti per guidarli in ciò che non sanno fare, altrimenti non avrebbe più senso la loro esistenza, non trovate? Con questo, sia chiaro, non intendo difendere a spada tratta il corpo docente, all’interno del quale ci sono persone con limiti umani e professionali.
Ma “demonizzare a prescindere” l’operato di un docente, soprattutto in presenza dell’alunno, non porta vantaggi a nessuno. Difendete i vostri figli quando necessario, quando vi trovate davvero di fronte a dei comportamenti scorretti, non da un brutto voto. Fate sperimentare la sofferenza per un 4, il sudore necessario a recuperarlo, l’ansia di non riuscire a farcela e avere così un brutto voto in pagella.
Pensate davvero che nella vita riuscirete a togliere dal loro cammino ogni ostacolo?
Ho visto genitori presentarsi ai colloqui di lavoro al posto dei figli. Vi sostituirete a loro anche durante l’esame di maturità? gli esami universitari? l’esame della patente? Al loro momento di diventare genitori?
Ogni bambino è unico e speciale. Ognuno di loro avrà bisogno di diversi strumenti uniti a tempi diversi per imparare ad affrontare in modo efficace la vita e le sue sfide. Trovare un equilibrio tra il proteggerlo dai problemi e il renderlo autonomo è la sfida che si prospetta ad ognuno di voi. Permettetegli di crescere con il vostro aiuto, non usando le vostre gambe.
Autore: Federica Ghirardo, Pedagogista specializzata in disturbi dell'apprendimento, Formatrice sui DSA, Membro AID e ANPE. Web: www.pedagogistafedericaghirardo.it
copyright © Educare.it - Anno XVI, N. 4, aprile 2016

