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Insegnare la resilienza a casa ed a scuola - La resilienza a scuola

La resilienza a scuola

Cerchiamo ora di capire come questo aspetto può influenzare la scuola e il suo modo di apprendere.
Il compito di ogni studente, a qualunque età e livello scolastico, è impegnarsi nelle proprie attività con dedizione, responsabilità e costanza. Tali attività sono principalmente: studiare, svolgere gli esercizi, avere cura del proprio materiale. Personalmente ritengo che il sistema dei voti a volte non permetta di rendere appieno l’idea delle abilità raggiunte e degli aspetti su cui è necessario lavorare maggiormente. Se tutti gli sforzi della persona sono riassunti in un numero, può succedere che il voto diventi un’etichetta che ingloba la persona difficile poi da cancellare.

A cosa servono quindi i voti? Servono a dare una misura concreta allo studente che li riceve: se studio e mi impegno otterrò un voto positivo, se non studio otterrò un voto negativo. La tendenza attuale di alcune famiglie, invece, è di contestare sempre e comunque le valutazioni degli insegnanti: se sono positive non sono mai abbastanza all’altezza dell’impegno del proprio figlio; se sono negative sono ingiuste perché il professore l’ha preso di mira.
Non nego che queste situazioni accadano e che esistano docenti che non abbiano fatto proprio l’ideale pedagogico-educativo necessario per formare dei ragazzi. Non sono tutti così però ed è qui che entra in gioco la responsabilità educativa dei genitori verso la scuola.
Secondo voi quale beneficio potrà mai derivare a vostro figlio nel vedere che ogni voto negativo meritato viene contestato dai genitori? Pensate forse che sarà più legato a voi per questo motivo? È giusto che impari che a ogni azione c’è una conseguenza: se sai di avere una verifica e non studi preferendo trascorrere il tuo tempo a giocare alla playstation o stando attaccato allo smartphone, avrai come conseguenza un bel foglio lasciato in bianco e un voto non sufficiente.

Ho assistito a genitori che chiedono alla scuola figli felici, più uscite esterne, più ore all’aria aperta; però poi si arrabbiano se ritorna con gli abiti non completamente puliti. È come volere “la moglie ubriaca e la botte piena”. Se volete che i bambini siano dei bambini felici permettete loro di esserlo!! Fateli sporcare, fateli correre, fateli cadere.. un ginocchio sbucciato non li ucciderà e permetterà loro di imparare qual è l’atteggiamento migliore da tenere in certe situazioni e come evitarne altre.
Vedo genitori che pretendono di insegnare ai docenti come si educa, dal punto di vista scolastico, il proprio figlio, non rendendosi conto che sono così presi da questo obiettivo da aver dimenticato per primi il loro fine primario: educare il proprio figlio all’interno dell’ambiente domestico. Se pretendete di incontrare docenti preparati su ogni tematica, su ogni patologia, su ogni tecnica nuova vi dico subito che pretendete la luna. Seppur in presenza di insegnanti appassionati e formati, nessuno saprà mai tutto di ogni cosa e non è nemmeno questo il loro ruolo. Esistono degli specialisti per guidarli in ciò che non sanno fare, altrimenti non avrebbe più senso la loro esistenza, non trovate? Con questo, sia chiaro, non intendo difendere a spada tratta il corpo docente, all’interno del quale ci sono persone con limiti umani e professionali.
Ma “demonizzare a prescindere” l’operato di un docente, soprattutto in presenza dell’alunno, non porta vantaggi a nessuno. Difendete i vostri figli quando necessario, quando vi trovate davvero di fronte a dei comportamenti scorretti, non da un brutto voto. Fate sperimentare la sofferenza per un 4, il sudore necessario a recuperarlo, l’ansia di non riuscire a farcela e avere così un brutto voto in pagella.

Pensate davvero che nella vita riuscirete a togliere dal loro cammino ogni ostacolo?
Ho visto genitori presentarsi ai colloqui di lavoro al posto dei figli. Vi sostituirete a loro anche durante l’esame di maturità? gli esami universitari? l’esame della patente? Al loro momento di diventare genitori?
Ogni bambino è unico e speciale. Ognuno di loro avrà bisogno di diversi strumenti uniti a tempi diversi per imparare ad affrontare in modo efficace la vita e le sue sfide. Trovare un equilibrio tra il proteggerlo dai problemi e il renderlo autonomo è la sfida che si prospetta ad ognuno di voi. Permettetegli di crescere con il vostro aiuto, non usando le vostre gambe.

 


Autore: Federica Ghirardo, Pedagogista specializzata in disturbi dell'apprendimento, Formatrice sui DSA, Membro AID e ANPE. Web: www.pedagogistafedericaghirardo.it


copyright © Educare.it - Anno XVI, N. 4, aprile 2016

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