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Il volo della farfalla

farfalla viola3Non fu facile per Crisiride abbandonare lo stelo di quel fiore così ospitale. La loro convivenza era stata perfetta ed erano davvero tanti i ricordi che li tenevano segretamente uniti.
Ma le sue ali, già asciutte, erano pronte per spiccare il primo volo.
«Tornerò a trovarti, te lo prometto» sussurrò Crisiride al suo amato fiore, cercando di prendere ancora del tempo prima di staccarsi definitivamente da lui.
«Mia cara Cris, so che ti ricorderai di me durante i tuoi viaggi, e questo mi basterà per sopportare il peso della tua lontananza. Ma non dovrai mai sprecare il tuo tempo per tornare indietro, verso un passato che non ti apparterrà più. Va’ a scoprire tutto ciò che il mondo ha in serbo per te. Vedrai quante meraviglie aspettano solo d’esserti svelate. Adesso basta parlare, è tempo che tu parta!».

Dopo qualche attimo di esitazione, Crisiride staccò finalmente le sue zampine dallo stelo e, senza nemmeno rendersene conto, intraprese con leggiadria il suo primo volo.
«Quando voli sei ancora più bella» le sussurrò mestamente il fiore, mentre la guardava allontanarsi.
«Ho tante cose da vedere, è vero, e il tempo forse non basterà. Ma... da dove comincio. Mi è stato detto che ogni cosa sarebbe accaduta in maniera del tutto naturale. Addirittura, che all’interno della nostra memoria sia contenuta, ormai da parecchie generazioni, una mappa che riesce a guidarci lungo i nostri spostamenti. Ma io non riesco a trovarla e non so proprio dove andare… e sono già così stanca e confusa» borbottò Crisiride, immaginando di rivolgersi ancora al suo inseparabile fiore.
Lentamente iniziò a scendere di quota, per poter esplorare con più attenzione la vegetazione sottostante, con l’intento di trovare un appoggio che potesse apparirle amichevole. Tuttavia, man mano che si abbassava, avvertiva sempre più numerosi gli sguardi minacciosi e contrariati che la puntavano, come a volerle urlare contro “Va’ via straniera, tu qui non sei la benvenuta”. Dopo alcuni inutili e umilianti tentativi, decise di riprendere quota e proseguire il suo viaggio alla ricerca di un posto decisamente più accogliente di quello appena sorvolato.
“Eppure ci sarà un luogo in cui altre farfalle, prima di me, si sono fermate… Se solo sapessi dove si trova la mia mappa, a quest’ora sarei sdraiata su una soffice corolla a sorseggiare il mio primo e più che meritato cocktail di nettare. Invece, sono costretta a volare senza sapere nemmeno dove andare” e nel frattempo in cui la sua mente era invasa da questi lamentevoli pensieri, il suo sguardo tutt’a un tratto venne catturato da uno strano oggetto, mai visto fino ad allora.

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Incuriosita, Crisiride decise di avvicinarsi un po’, per vedere meglio. Quello che da lontano inizialmente le apparì come un curioso e buffo animale, non appena si trovò a breve distanza le si rivelò come qualcosa di straordinario e attraente: in mezzo a una variopinta vegetazione, un’allegra bambina saltava e correva, roteando tra le mani un coloratissimo ombrellino parasole. La bambina sembrava così felice e la sua gioia si spandeva su tutto ciò che le stava intorno.
“Che cosa la rende così felice?” si domandò Crisiride, sempre più incuriosita.
Man mano che le si avvicinava, udiva sempre più distintamente il canto melodico con cui la bambina riusciva ad ammaliare qualunque cosa su cui si poggiassero le sue incantevoli note. Crisiride pertanto ne approfittò per fare una breve sosta su un fiore che pareva essere completamente ipnotizzato da quella melodia. E in effetti, non si accorse nemmeno della presenza del nuovo ospite che, indisturbato, poté iniziare a sorseggiare dai suoi stami il più dolce nettare che avesse mai bevuto in vita sua. In effetti, era il primo! Ma le sembrava di essere lontana da casa da così tanto tempo da non ricordare quasi più ciò che era stato prima d’allora.
Ristorata, riuscì finalmente ad osservare con maggior attenzione il luogo in cui, quasi inconsapevolmente, aveva deciso di fare la sua prima sosta. Tutt’intorno era bellissimo: fiori molto vivaci inebriavano l’aria con il loro dolcissimo profumo corteggiati da api affaccendate, intente a saltare da una corolla all’altra con grande rapidità e precisione. Ma ciò che rendeva incantevole quel già magnifico angolo di mondo era quella bambina, con il suo coloratissimo ombrello. Era impossibile staccarle gli occhi di dosso.
“Cosa la rende così felice?”, pensò per la seconda volta la farfalla.
Così, per scoprirlo, decise di avvicinarsi un poco di più. Magari, scrutandola da vicino, avrebbe potuto scorgere qualche dettaglio utile a risolvere il suo incalzante interrogativo. Nel frattempo, la bambina continuava a cantare e ballare tra i fiori che, di tanto in tanto, salutava e accarezzava.
“Che buffa!” esclamò Crisiride.
“Cosa? Chi ha parlato?” chiese la voce squillante ed eccitata della bambina.
“Perché, riesci a sentirmi?”, le rispose stupita la farfalla.
“Sì, ma la tua voce è così sottile e non riesco a capire da dove venga. Dove sei? Fatti vedere, non aver paura. Io sono solo una bambina!”.
“Ma io non ho paura. Sono qui, non mi vedi?”.
“Dove?”.
“Proprio qui, dietro di te!”.

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