- Categoria: Vivere di Scuola
- Scritto da Simone Randon
Consiglio di classe straordinario - Seconda parte
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Mi ricordo ancora il primo giorno di scuola: "... mi chiami Aba prof! Tutti i miei amici mi chiamano così". Insomma mi aveva chiaramente detto (in modo più o meno conscio) che potevo essere suo amico. Così adesso ho un modo semplice e immediato per fargli capire che lo sto richiamando, e non semplicemente chiamando: uso il nome esteso. La formalità è per i rimproveri. Il soprannome è per la pacca sulla spalla. E lui, questo, l'ha capito. Poi c'è l'appellativo per quando lo voglio prendere in giro: il suo secondo nome. A detta dei suoi compagni - e anche a giudicare dalle sue reazioni - Aba odia quel nome. Due...
Come dimenticare la prima volta che ho deciso di lasciare il CFP! Sì e no due settimane di lezione e già avevo pronto un bello schema riassuntivo sull'uso dell'articolo. Di quelli per cui al liceo sbavano, ti supplicano in ginocchio; di quelli che al liceo plastificano dentro spesse buste trasparenti. Così, quando un aeroplanino dalla forma perfetta, planando sinuoso e preciso, quasi mi acceca, rimango pietrificato. Sulle fiancate campeggia la scritta ABA a lettere tanto cubitali quanto tremolanti - impeccabile trascrizione della personalità di Abdoul. È il mio schema naturalmente: Aba non ha mai niente sul banco eccetto quello che gli mettono i proff. Lì per lì non so far altro che sventrare il caccia bombardiere (badando bene a non strappare il foglio!) e stirarlo con fare minaccioso/ridicolo sul banco dell'abile ingegnere che l'ha costruito. Abdoul accetta la sfida, naturalmente: senza mai abbassare lo sguardo si mette a staccare a morsi pezzi del foglio, e dopo averli accuratamente imbevuti di saliva e arrotolati con la lingua, li sputa in giro per la classe. Fantastico! Tre...
Una mattina Aba entra in classe con mezz'ora di ritardo. Zoppica vistosamente.
- Perché sei in ritardo Abdoul?
- Non vede prof? Ho un male cane alla caviglia. Non mi reggo in piedi!
- E perché non sei rimasto direttamente a casa se ti fa così male?
- Io volevo prof! Ma il negro si è svegliato e mi ha cacciato a scuola a calci-in-culo.
Un ragazzo in prima fila, che non può fare a meno di notare il mio sbigottimento, mi rivela ridacchiando che, con l'espressione "il negro", Abdoul si riferisce regolarmente a suo padre.
- E hai il permesso di entrata firmato?
- No. Chiami a casa il negro prof.
Mi capita spesso di sentire i ragazzi apostrofarsi a vicenda in modo poco lusinghiero. Mi sono convinto che sia sintomatico del loro modo di considerarsi e di relazionarsi. Di solito, quando si offende qualcuno, è per dirgli "io sono meglio di te", "guarda che io sto tre gradini sopra a te". Al CFP no. Al CFP, quando si dicono, "stupido", "deficiente", "scemo", il messaggio subliminale è "tu non sei migliore di me", "tu sei come me, povero illuso". E il peggio è che ne sono convinti. Quattro...
La alzo questa mano? Questa classe mi fa sentire così inadeguato, così impotente, così incapace. Forse senza di lui...
È quando non si ha niente da perdere che ci si rende protagonisti delle migliori performance. Giampaolo, per Aba semplicemente Giampi, suo fido compagno di banco e di vandalismi, decide che la finestra accanto al suo banco deve avere non so quale colpa e, intenzionalmente, manda in frantumi un vetro sotto i miei occhi. Ebbene, Aba si ostina a farmi credere di essere lui il responsabile, e non Giampi. Lui deve essere mandato in presidenza. Lui deve rischiare la sospensione. Sa benissimo che per lui un provvedimento in più non farebbe nessuna differenza. Ma per Giampaolo sì. Giampaolo può ancora salvare l'anno. E, soprattutto, Giampaolo ha un padre che non risparmia le maniere forti. Decidiamo insieme che è stato un incidente. Cinque...

