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Consiglio di classe straordinario - Terza parte

Aba stavolta mi ha tolto il velo dagli occhi. Sì perché anche lui è bravo in qualcosa, anzi: bravissimo. Quasi per caso (si rifiuta di alzarsi perché dice di essersi lesionato un polpaccio la sera prima in accademia...) e senza dare la minima importanza a quello che mi dice, mi racconta che fa Breakdance da quando ha 8 anni, tre sere a settimana più la domenica pomeriggio. Che è arrivato quinto alle selezioni nazionali, e che in quell'occasione è andato a Roma e ha conosciuto Maria De Filippi che gli ha stretto la mano e si è complimentata con lui. Peccato che l'unica cosa per lui importante sia la chiosa: "poi è arrivato il campione nazionale e mi ha distrutto". Inutile fargli notare che quello che fa ha dello straordinario; che una sola di quelle ardite mosse sarebbero fatali per il mio fisico da studioso; che solo l'impegno e la costanza che dimostra sono degne di merito e di soddisfazione. E come dargli torto? Come può valorizzarsi uno abituato a sentirsi dire - quando va bene - buono-a-nulla. Tento di gratificarlo sforzandomi con tutto me stesso, perché devo rimediare a quel senso di colpa che mi è sorto dentro. Sì, ho la colpa di aver reagito con sorpresa. Perché sorprendermi? Aba non è bravo a scuola, e quindi non può essere bravo in nient'altro? Mi vergogno. Per poter pensare di cambiare lui, devo prima cambiare io. Ne ho parecchia di strada da fare. Sei...

- Ragazzi, mi dispiace. È il primo anno che sono con voi. Devo imparare. Sapete, sto anche facendo un corso di Didattica...
- Dida che? E che roba è prof? Roba da mangiare?
- Mi insegnano a insegnare. Mi rendo conto che non ho saputo proporvi lezioni abbastanza coinvolgenti e utili...
Più o meno a questo punto Aba deglutisce l'ultimo boccone del panino, si scrolla le briciole dalla felpa nera, solleva le gambe anteriori della sedia e, mantenendosi in equilibrio sulle posteriori, mi interrompe sbottando:
- Ma no prof. Lei è ok. Il problema siamo noi. Anzi, io! Le sue lezioni sono state anche interessanti, come quella volta che abbiamo fatto tutto quel lavoro sul doping... o quando abbiamo parlato del Vajont, e anche quando ci ha raccontato quella storia sulla resurrezione d'Italia...
- Vuoi dire Risorgimento!
- Sì insomma, lei ha capito lo stesso quello che volevo dire.
Sì, ho capito lo stesso. Ho capito che non esiste un solo modo per dire o fare le cose. Ho capito che devo riconsiderare le categorie di "giusto" e "sbagliato". Ho capito che per Aba, anche "resurrezione" va bene. Va benissimo! Per lui è un grandissimo passo avanti. Credevo di non essere riuscito a far scattare nulla in loro, e invece mi snocciolano con disinvoltura gli argomenti di lezioni che davo per fallite. Mi hanno intenzionalmente nascosto - o io non sono riuscito a intuire - che stavano imparando.

Aba è ancora nella famigerata 1 AUTO A. La rigidissima griglia dei provvedimenti disciplinari dell'istituto non gli lascia scampo: perderà l'anno, anche se dovesse essere uno studente modello da qui alla fine. Per usare una metafora calcistica, è già matematicamente retrocesso. Ma lavorare con lui - e con gli altri come lui - è diventata una missione.
Quando sono arrivato al CFP, mi ripetevo che sarebbe stato un anno di passaggio. Poi le cose sarebbero andate meglio per me. Un po' di "gavetta" non poteva farmi che bene, ma alla fine sarei tornato al liceo, a fare l'insegnante "vero", a insegnare Sofocle. Oggi so che non c'è insegnante più autentico di quelli che sputano sangue nella formazione professionale. Oggi ho capito che intanto devo riuscire ad insegnare ad Aba. E, chissà, magari un domani riuscirò anche ad insegnare Sofocle ad Aba.

 


Autore: Simone Randon, 29 anni, ho studiato Lettere Classiche e per tre anni ha insegnato in vari licei del vicentino. Attualmente è al primo anno di lavoro presso un Centro di Formazione Professionale della provincia di Vicenza.


copyright © Educare.it - Anno XIV, N. 4, aprile 2014