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La famiglia e l'importanza della separazione-individuazione nell'adolescenza - Omeostasi familiare

Omeostasi familiare

Per comprendere meglio il tutto, senza non qualche forzatura, utilizzerò concettualmente un costrutto definito “omeostasi familiare” - per indicare, in generale, la tendenza dell’organismo a mantenere il proprio equilibrio e a conservare le proprie caratteristiche morfologiche e fisiologiche contro gli squilibri che possono essere determinati da variazioni interne esterne( W.B.Cannon)-; in altre parole e nel nostro caso: l’adolescenza non è solo un’esperienza personale del giovane, ma è una fase che si colloca all’interno di un contesto relazionale; la famiglia, in larga misura i genitori, vive questo “cambiamento del loro membro” come qualcosa di perturbante l’equilibrio, in negativo o in positivo, che ha costruito e concretizzato. Nasce attorno all’adolescente una sorta di sofferenza relazionale e comunicativa che, spesso, impedisce la scoperta di nuove risorse interne al sistema famiglia. Se il corpo, la psiche, la spinta verso la differenziazione, l’autonomia del figlio adolescente è comunicazione, diventa importante sapere come e a chi viene indirizzata questo comunicare, ad individuare le strategie dialoganti che la famiglia mette in atto per superare questa fase di disagio “fisiologico e normale”.

Allora la domanda di fondo: “cosa rappresenta l’adolescenza per la famiglia intesa come sistema? La risposta assume un duplice aspetto e significato: un evento nuovo stressante, che sconvolge il sistema famiglia; un tentativo di ristabilire l’equilibrio omeostatico. Se consideriamo il primo aspetto e cioè la rottura di un equilibrio costituito, i cambiamenti più importanti prodotti sono: il passaggio dalla dipendenza alla indipendenza, o almeno il tentativo, del figlio adolescente che tende alla trasformazione in soggetto autonomo ed indipendente; sconvolgimento delle regole, del funzionamento, dei ritmi e delle priorità nella vita quotidiana ; crisi della maturità (“crisi della mezza età”) con sensazione di perdita del ruolo genitoriale oppure iniziare ad avvertire i disagi di tale situazione vivendo in modo depressivo la “sindrome del nido vuoto”.
Nel sistema familiare l’adolescente trova le conferme e le disconferme del suo atteggiamento, del suo essere ambivalente che da una parte vuole essere una persona indipendente ed autonoma, con l’idea di essersi fatto da solo e di “separarsi, dall’altra ha un non manifesto ma profondo bisogno di appartenenza, di dipendere dalla famiglia e ne chiede, sotto ogni forma, aiuto sostegno. Pertanto la famiglia è il luogo di apprendimento importante, di sostegno per vivere intensamente la magica esperienza dell’adolescenza.
Desidero concludere questa parte dell’articolo con una affermazione di Nicolò-Corigliano-Ferraris (1991) : “L’adolescente normale nella famiglia normale è perciò ribelle e contestarlo. Saranno piuttosto i ragazzi passivi, remissivi e sottomessi, bloccati ed inibiti nella loro protesta che desteranno le preoccupazioni del clinico (….) l’aver interiorizzato i propri modelli genitoriali (….) consente un migliore distacco ed un’efficace separazione e stabilizza e rafforza i processi di identificazione. L’eccessiva ed imitativa accettazione dei modelli parentali ci mostra una difficoltà di interiorizzazione (….), tanto da non permettere un’efficace individuazione e separazione nel sistema familiare (….); mentre una ribellione e un rifiuto troppo marcati e violenti ci mostreranno con quanta paura e angoscia l’adolescente stenta a liberarsi dalle caratteristiche relazionali del mondo infantile (….)”.