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La famiglia e l'importanza della separazione-individuazione nell'adolescenza - Il sostegno psicoeducativo alla famiglia

Il sostegno psicoeducativo alla famiglia

A causa della complessità adolescenziale, alcune volte della problematicità, dell’efficacia dei genitori e della famiglia, il sostegno familiare e psicoeducativo assume molteplici forme; sostegno che non può limitarsi ad interventi relativi ad un solo fattore, ad un solo componente, ad un solo livello o “sottosistema”.
Il concreto sostegno educativo deve essere efficace, ma, affinché lo si realizzi veramente, va inquadrato in un insieme di interventi che comprendono tutto il contesto famiglia ed i suoi importanti sottosistemi: quello genitoriale e quello filiale separati da dei confini generazionali (Napier AY, 1978).

Sostenere ed impegnare dal punto di vista educativo i genitori significa dare un grande risalto alla costruzione di un ”patto pedagogico educativo” con i figli che, metta al centro dell’azione educativa una proposta ed alternativa valoriale affinché si metta in gioco, quotidianamente, l’adolescente, la sua intelligenza creative e critica, che faccia scoprire, metabolizzare ed interiorizzare,gradualmente, valori universali. Un “patto” da fondare sul dialogo, sul rispetto dell’altro, sulla capacità di ascolto, sulla considerazione e stima, sul confronto con se stessi e con gli altri e sulla pazienza e sulla “globalità del dono d’amore”.

Per comprendere meglio la globalità dell’intervento di aiuto educativo, inteso come azione all’interno della famiglia, bisogna evidenziare alcuni aspetti: l’aiuto educativo inteso come un “reale ascolto della persona in difficoltà (sostegno emozionale); un contributo…atto a suscitare il senso di appartenenza…; un aiuto nella comprensione degli eventi…(sostegno informativo); una collaborazione… ed un’offerta di risorse materiali (sostegno strumentale)” (Gardini M.P., Tessari M.,1992); come consulenza di un “processo” in cui si aiuta il sistema famiglia a descrivere e leggere la sua realtà e ad individuare ed esprimere i problemi, visto come struttura attiva e portatore di valori e risorse proprie con il quale si può concretizzare un progetto comune e condiviso di potenziamento e cambiamento; per costruire e consolidare atteggiamenti fondanti un “dialogo autentico”(Milan G.,2000) e per l’indispensabilità di un progetto educativo, tenendo in forte considerazione le risorse interne della famiglia, che passi da una fase di “complementarietà” (l’intervento educativo e l’educatore come guida e sostegno) ad una “reciproca affettività” intendendo con ciò: “un tipo di relazione in cui i soggetti hanno in comune un obiettivo e la volontà di perseguirlo… la famiglia ha delle “mancanze” e dei bisogni di cui essa stessa e l’educatore – e la globalità dell’intervento di sostegno/aiuto- sono consapevoli.
Lo scambio e il confronto di queste risorse differenti si situa lungo un processo di maturazione e arricchimento” (Dolto F.,1990).

Più praticamente, l’aiuto ai genitori ed al “sistema famiglia” deve indirizzarsi, inizialmente e principalmente, verso l’approccio conoscitivo della famiglia e del problema/i vissuto all’interno della stessa: cosa sta succedendo in famiglia? Quale situazione si stava verificando prima della presenza del problema? In che modo hanno reagito i componenti della famiglia? A chi si sono rivolti per circoscrivere il problema? In che modo è stato affrontato il problema? Domande che hanno una certa valenza per l’intervento educativo, in quanto ampliano il campo per ricevere tante e diverse risposte a differenti livelli, senza tralasciare l’inclusione di sistemi sociali ed istituzionali.

Dunque, il sostegno/aiuto ha bisogno di informazioni a vari stadi:

  • Conoscenza della “risposta reale data” da ogni singolo componente;
  • Conoscenza e valutazione della “differenziazione della percezione” dei singoli componenti della famiglia (in che modo vivono, vedono e considerano il problema dal punto di vista soggettivo);
  • Altro momento è la conoscenza/informativa del modo in cui,singolarmente, vengono valutati gli “atteggiamenti ed i comportamenti”;
  • Non meno importante è la conoscenza della dinamica interpersonale del contesto famiglia per comprendere il suo funzionamento e in che modo influiscono sulla individuazione del problema e sua risoluzione: interazione nella famiglia, fra famiglia e figlio nel gruppo, nella scuola,ecc.

contesto_famiglia

La finalità del sostegno alla famiglia è quello di rafforzare, e in alcuni casi cambiare, il sistema relazionale della famiglia e di ridare competenza e sicurezza a i genitori. La famiglia deve “vivere” la sua esperienza educativa e relazionale in modo tale che i genitori ed i figli rivedano i loro comportamenti, riproponendosi e rimettendosi in discussione per il miglioramento dei rispettivi sottosistemi. Mediante tale intervento di sostegno educativo, si stimola tutto il contesto-famiglia, e non solo i genitori, ad esprimere opinioni, alla partecipazione, alla condivisione del problema in modo di appropriarsi, con maggiore facilità e con concreta esperienza, della capacità di valutare se stessi e l’intero sistema in cui agisce e si relaziona.

In altre parole, tali interventi devono essere volti all’attuazione di piani educativi necessari a stabilire rapporti meno conflittuali nel “contesto famiglia” e,nondimeno, con i propri figli; una conflittualità, è bene ricordarlo, che è insita nella dinamica relazionale e psicoaffettiva dell’adolescente: “Io ammetto che è normale per un adolescente avere per un tempo piuttosto lungo un comportamento incoerente ed imprevedibile…. di amare i suoi genitori, e di odiarli, di rivoltarsi contro di essi e di dipendere da essi, di essere profondamente vergognosi con la propria madre davanti a gli altri e inaspettatamente di desiderare parlarle con tutto il cuore… Io penso che è necessario lasciargli il tempo e la libertà di trovare da sé la propria strada. Piuttosto sono i genitori ad avere bisogno d’aiuto e di consigli..”(Freud A, 1976).


 


Bibliografia:

 

GARDINI Maria Pia - TESSARI Marina, L'assistenza domiciliare per i minori, 1992, NIS, Roma

FREUD A.: Adolescence, Psychonal, Study Child. In: Adolescenza e Psicopatologia. Masson,Milano, 1995

ERIKSON E.: Childhod and society, N.Y., Norton, 1963

ERIKSON E.: Gioventù e crisi d'identità, Armando, Roma, 1974.

DOLTO F.: Adolescenza. Esperienze e proposte per un nuovo dialogo con igiovani tra i 10 e I 16 anni, Arnoldo Mondatori, Milano 1990

MILAN G.: Educare all’incontro. La pedagogia di M.Buber, Città Nuova, Roma, 1994

MILAN G.:Attraversando l’adolescenza, In Disagio giovanile, famiglia, comunità, Pedagogia per il territorio, Ed. CLEUP, Padova, 2000

MILAN G.: Il disagio come problema pedagogico, In Disagio, lavoro di cura e relazione d’aiuto, Pedagogia per il territorio, Ed. CLEUP, Padova, 2000

NAPIER AY, WHITAKER CA, The family crucible, In La Clinica dell’ansia, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma, 1992

BLOS P.: L’adolescenza, Franco Angeli, Milano, 1999

LAUFER M.: Adolescenza e breakdown evolutivo, Boringhieri, Torino, 1986

NICOLO’-CORIGLIANO-FERRARIS (1991) In Temi di pedagogia evolutiva, L. Macario, Università Pontificia Salesiana, Roma, 1994

MUSSEN P.H., CONGER J.J., KAGAN J., HUSTON A.C.: Lo sviluppo del bambino e la personalità, Ed. Zanichelli, Bologna, 1986

MARCELLI D. & BRACONNIER A.: Adolescenza e psicopatologia, Masson Editore, Milano,1995

CASSANO G.B., PANCHERI P., RAVIZZA L.: La clinica dell’ansia, vol. II°, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma, 1992

JACKSON DD.: The question of family homeostasis, In La Clinica dell’ansia, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma, 1992

SILVER M., LIEBMAN R.: Family oriented treatment of cildren and adolescents, In La Clinica dell’ansia, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma, 1992

 


Autore: Raffaele Crescenzo, psicopedagogista, operatore della pastorale familiare, operatore della pastorale sanitaria, perfezionato in pedagogia per il territorio, educazione degli adulti e psichiatria di consultazione e clinica psicosomatica. Responsabile progetto "Centro Assistenza Ascolto" Servizio A.D.I. Distrettuale per le famiglie ed i malati a domicilio. Giudice Onorario Tribunale dei Minori Catanzaro. Già docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso Università “Magna Greacia” di Catanzaro. Tra le sue aree di interesse il rapporto adolescenti famiglie, nei suoi campi di intervento forme individuali o di gruppo per prevenzione disagio e nelle situazioni di psicopatologie giovanili. Sostegno alle famiglie nel fronteggiare situazioni di difficoltà relazionali.

 

 


copyright © Educare.it - Anno VI, Numero 7, Giugno 2006