- Categoria: Disegno ed espressioni artistiche
Educatore musicale cercasi
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Siete insegnanti di educazione musicale alla ricerca della vostra perduta identità professionale? Avete appena terminato gli studi musicali e siete ansiosi di conoscere il "colore" del vostro futuro (roseo? nero?) come formatori delle nuove generazioni? Cercate disperatamente un educatore musicale professionista al quale affidare un progetto didattico? Bene, avete sicuramente "aperto" la "pagina" che fa per voi!
Bando all’ironia (non certo fuori luogo vista da un lato l’importanza di una attività, come quella educativa-musicale, che richiede – come altre, del resto – non poche competenze professionali e dall’altra la scarsissima – per non dire inesistente – considerazione istituzionale da sempre dimostrata per la funzione educativa della musica e per i suoi operatori), in questo breve viaggio cercheremo, prima di tutto, di delineare una "mappa" che ci permetta di individuare luoghi e situazioni nelle quali opera il nostro "ricercato".
Cercheremo poi di "risalire" lungo la "via maestra" dell’educazione sonora e musicale per delineare le coordinate educative dell’universo sonoro.
E infine affronteremo la prova più dura: la penosa "via crucis" della formazione dei formatori.
Chi Cerca… Trova? Una Mappa per Orientarsi
L’Educatore Musicale sembra acquistare oggi una sua nuova "dignità" professionale conquistando un "posto al sole" nell’affollata "spiaggia" del sistema educativo. Relegato finora al poco invidiabile ruolo dell’"ultima ruota" del "carrozzone" targato "scuola", l’insegnate di musica (che preferiamo chiamare, appunto, educatore musicale) diventa una "pedina" importante del nuovo "scacchiere" curricolare.
Le sue "quotazioni" hanno subito un (consistente?) rialzo dopo l’approvazione della L. 30/2000 (per i più distratti ricorderemo che è quella che rinnova il ciclo d’istruzione) che, almeno nelle intenzioni, amplia il suo campo d’azione. Se difatti tutte le aspettative verranno confermate, alla luce di quanto stabilito nella suddetta legge e nel programma di attuazione quinquennale della riforma, gli scolari del 2000 incontreranno molto presto i "professori" che "debutteranno" fin dal terzo anno della scuola di base. La competenza professionale dell’educatore musicale potrà dunque essere "esibita" a cominciare dal triennio centrale (dalla ex terza elementare).
Grandi novità, dunque, in vista: la scuola apre finalmente (ma è ancora tutto da verificare!) le porte alla "cenerentola" dell’educazione sguinzagliando gli eroici e intraprendenti educatori musicali non più soltanto nella scuola media (che si avvia a grandi passi verso la "rottamazione") ma in almeno cinque dei sette anni previsti per la scuola di base e per altri cinque anni della scuola superiore ad indirizzo musicale.
Lo vedremo dunque alle prese con la formazione musicale di base dei bambini dagli otto anni in poi, osserveremo la sua abilità nell’orientare e guidare gli adolescenti verso e attraverso il complesso universo sonoro e valuteremo i risultati della sua capacità di imprimere una prima impronta professionalizzante agli studenti del futuro "liceo artistico e musicale" (si chiamerà così?).
Ma l’Educatore Musicale potremo trovarlo anche in altri ambiti. Se nulla cambierà nel campo della formazione degli insegnanti (e questo sembra essere l’orientamento prevalente, almeno per le discipline sonore), la musica avrà ancora le sue "zone d’ombra": chi infatti avrà la necessaria competenza per condurre attività sonore con i bambini della scuola materna e del primo biennio della scuola di base? I "maestri laureati" studieranno anche la musica!? (la risposta la possiamo già dare: NO!). Dunque, probabilmente, anzi sicuramente, continueremo a trovare intrepidi Educatori Musicali "a contratto" anche là dove, teoricamente, non viene prevista la loro presenza specialistica.
E la "mappa" non finisce qui: nella nostra società (con tutti i pregi e difetti che ben conosciamo e che non possiamo in questa sede trattare) cresce di giorno in giorno l’esigenza di fruire anche dell’importante "funzione terapeutica" della musica. Ecco che allora troviamo Educatore Musicale alle prese con una formazione che si spinge fino alle soglie della terapia musicale e, con la dovuta specializzazione, il nostro "ricercato" si trasforma in un prezioso musicoterapeuta.
Che dire poi delle innumerevoli situazioni nelle quali l’animazione musicale rappresenta il "collante" che fa incontrare e unisce persone diverse (ci riferiamo alle situazioni di aggregazione di gruppo quali il coro non professionale, i gruppi religiosi, circoli, associazioni, università della terza età, del tempo libero, ecc.). In tutti questi casi (e nei tanti altri che non abbiamo citato) l’animatore è anche Educatore Musicale che opera con professionalità al servizio di quanti si ritrovano uniti da un interesse e piacere comune rappresentato, appunto, dalla musica.
La Via Maestra: L’Educazione Sonora e Musicale
L’educazione sonora e musicale si configura oggi in un percorso educativo che prende vita nella scuola materna, prosegue per i sette anni del nuovo ciclo primario e confluisce nella scuola secondaria (che prevede una specifica area di indirizzo artistico e musicale).
Un cammino articolato che attraversa il delicatissimo terreno della formazione di base fino a raggiungere le ardue vette della "montagna" professionale.
L’educazione sonora e musicale pone i suoi presupposti costitutivi nell’essenza della musica stessa: il suono. Esso si configura infatti come elemento naturale dal quale l’uomo ricava la "materia prima" per creare sia i prodotti artistici che quelli funzionali alle proprie esigenze e bisogni di vita.
Nell’ educazione sonora e musicale riconosciamo una dimensione educativa, attenta anche allo sviluppo globale (cognitivo, affettivo e psicomotorio) del bambino e una dimensione istruttiva volta a trasmettere le competenze tecniche e culturali per poter realizzare pienamente gli scopi educativi.
Non si tratta dunque né di una esasperata esaltazione degli aspetti teorici legati per lo più alla funzione estetica della musica dove il virtuosismo strumentale sembra essere l’unico obiettivo appetibile, né di una educazione priva di stimolazioni musicali adeguate, inconsistente e legata a forme discutibili di sentimentalismo acustico che rischiano di perdere di vista i principali protagonisti dell’educazione stessa.
Il destinatario è il bambino che, fin dalla scuola materna, inizia il suo percorso formativo attraverso i diversi campi dell’esperienza sonora. Tale cammino lo accompagna per tutta la scuola di base con l’obiettivo di favorire lo sviluppo armonico e graduale della sua innata musicalità. Dalla scuola secondaria in poi, l’educazione sonora e musicale si rivolge al ragazzo che sceglie di incamminarsi verso una dimensione specifica (seppure ancora prevalentemente globale) della musica fino a giungere alle soglie del mondo del lavoro o, in caso voglia proseguire gli studi, nell’istruzione post-secondaria e universitaria, affrontando livelli diversi di specializzazione professionale.
Oggetto dell’educazione sonora e musicale è, dunque, il suono e tutte le sue espressioni naturali e artificiali, tecniche e tecnologiche, etniche, musicologiche, ecc. Dalla scuola materna fino ai gradi più elevati di specializzazione, la formazione musicale propone tutta la "geografia" dell’"universo sonoro" in una serie di "viaggi" attraverso le strade della fruizione e produzione musicale.
La riflessione su tutti i fatti educativi che sono avvenuti e che avvengono intorno all’educazione sonora e musicale ci viene offerta dalla Pedagogia della Musica che si propone di individuare, alla luce dei principi universalmente sanciti e riconosciuti dalla pedagogia generale, quegli elementi atti a favorire una sempre migliore ed efficace azione educativa.
La metodologia dell’educazione musicale rappresenta il momento attraverso il quale la riflessione pedagogica mette a punto le modalità più idonee a progettare e realizzare gli interventi formativi.
Il Calvario: La Formazione dei Formatori
Quando ci si occupa della "formazione dei formatori" non si può purtroppo fare a meno di imbattersi (nuovamente) nella radicata indifferenza che le istituzioni riservano a questo specifico settore. Cerchiamo brevemente di gettare lo sguardo su ciò che ci lasciamo alle spalle, su quello che accade oggi e sulle prospettive del futuro più prossimo.
Per diventare insegnanti di musica nella scuola media era necessario (e le cose, attenzione, non sono ancora ufficialmente cambiate) essere in possesso di un qualsiasi diploma di conservatorio. Il che vuol dire "abilitare" un concertista (questa è la specializzazione professionale alla quale prevalentemente mira il curricolo formativo del conservatorio di musica) alla formazione musicale non professionale (questo e lo scopo della scuola di base, compresa, quindi, la scuola media) degli adolescenti. Ne traiamo una considerazione pedagogica che non vogliamo commentare: per contribuire alla formazione globale e specifica un ragazzino di età compresa fra gli 11 e i 13/14 anni basta saper suonare (più o meno bene) uno strumento.
E le cose peggiorano vistosamente se prendiamo in considerazione la scuola elementare e materna. Il legislatore ha finora evidentemente ritenuto la formazione di base scarsamente importante tanto che, per diventare docenti di scuola materna, considerava sufficiente frequentare una scuola superiore triennale (la scuola magistrale, oggi soppressa) e per insegnare nella scuola elementare bastano quattro di istituto magistrale (anch’esso in via di estinzione). A questo insegnante "tuttologo" veniva, e viene anche oggi, affidato il ruolo di "educatore musicale". Ma qual è la sua preparazione in questo campo? Praticamente nulla se si considera il curricolo musicale dell’istituto e della scuola magistrale!
…mi è parso di sentire una voce che dice: "oggi non è più così!". E’ vero, la situazione odierna si è ulteriormente complicata. L’istituzione della "laurea per i maestri" ha di fatto cancellato quella misera formazione professionale (ci riferiamo sempre alla musica, ovviamente) che avveniva nella scuola superiore specifica (che oggi, come dicevamo, non esiste più – sono stati creati, nel frattempo, dei "licei pedagogici" ma anche questi, con la riforma in atto, spariranno dall’a.s. 2002/2003). Al corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria accedono studenti completamente "digiuni" di musica; il piano di studi prevede (come insegnamento opzionale) solo un corso (probabilmente semestrale) di Metodologia dell’Educazione Musicale. Ci si chiede come sia possibile seguire un corso "accademico" (che sarà probabilmente di 20/30 ore complessive) sulle modalità per insegnare una disciplina di cui non si ha alcuna competenza di base!
E’ dunque tristemente ovvio che i "maestri laureati" non rappresenteranno il "modello ideale" di Educatore Musicale. E allora puntiamo di nuovo i riflettori in direzione dei conservatori di musica. Ormai da anni queste istituzioni cercano di offrire una "impronta didattica professionale" attraverso le Scuole di Didattica della Musica. Teoricamente queste scuole rappresentano il cammino formativo di specializzazione dei futuri docenti. Il "teoricamente" è d’obbligo perché, guarda caso, il buon legislatore, dopo averle istituite, ne ha completamente dimenticato l’esistenza continuando ad "abilitare" all’insegnamento non coloro che sono in possesso di una specifica preparazione (e quindi del diploma in Didattica della Musica) ma. senza distinzioni, tutti i diplomati (anzi, fino a che i corsi delle Scuole di Didattica della Musica sono stati "sperimentali", la specializzazione non veniva considerata valida ai fini dell’accesso all’insegnamento). Uno spiraglio di novità potrebbe forse venire dalla legge che riforma i Conservatori di Musica (L. 508/99) e, con un colpo di bacchetta magia, li trasforma in "università di serie B" (scusate, è scappato l’errore, si chiamano Istituti Superiori di Studi Musicali e rilasceranno dei diplomi non accademici – cioè di serie B - con obbligo di frequentare – per essere abilitati all’insegnamento - una ulteriore specializzazione – che evidentemente il conservatorio non è in grado di dare – nelle SIS organizzate dalle università). Chissà se le Nuove Scuole di Didattica della Musica (magari cambieranno il nome per dare un "senso tangibile" alla "novità") saranno migliori delle attuali e riusciranno a soddisfare l’esigenza della formazione dei Nuovi Educatori Musicali che dovranno affrontare la scuola del domani? (certo che se guardiamo alle "logiche" che hanno ispirato le recenti "abilitazioni riservate" per l’insegnamento nelle scuole di didattica dei conservatori – e mi riferisco in particolare a quanto è successo per la disciplina di Pedagogia Musicale – ci si chiede: chi garantisce per la "professionalità" dei docenti dei formatori?).
In chiusura ecco un’ultima considerazione: l’educazione sonora e musicale rappresenta un "tassello" importante, se non fondamentale, del grande "mosaico" dell’istruzione/educazione e dovrebbe essere "terreno" per docenti qualificati. Molti operano già, in settori diversi, affinché la musica sia posta al servizio della formazione generale e specifica e contribuisca alla realizzazione di persone competenti, sensibili, creative. Speriamo che a questi operatori specialisti se ne aggiungano, in futuro, tanti di più.
Autore: Pietro Diambrini è diplomato in "organo e composizione organistica" e in "didattica della musica". Attualmente è docente di Pedagogia Musicale presso il Conservatorio di Campobasso. Vanta diverse esperienze professionali, in qualità di consulente e formatore, anche con Rai Educational. Collabora con le riviste "Scuola Materna" e "Scuola e Didattica". Tra le varie pubblicazioni, "Il paese dei 7 suoni - Idee e progetti per le attività sonoro-musicali nella scuola materna " ed. La Scuola, Brescia, 1999. Altri lavori sono in fase di stampa.
copyright © Educare.it - Anno I, Numero 3, Febbraio 2001

