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Educatore musicale cercasi - La Formazione dei Formatori
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Il Calvario: La Formazione dei Formatori
Quando ci si occupa della "formazione dei formatori" non si può purtroppo fare a meno di imbattersi (nuovamente) nella radicata indifferenza che le istituzioni riservano a questo specifico settore. Cerchiamo brevemente di gettare lo sguardo su ciò che ci lasciamo alle spalle, su quello che accade oggi e sulle prospettive del futuro più prossimo.
Per diventare insegnanti di musica nella scuola media era necessario (e le cose, attenzione, non sono ancora ufficialmente cambiate) essere in possesso di un qualsiasi diploma di conservatorio. Il che vuol dire "abilitare" un concertista (questa è la specializzazione professionale alla quale prevalentemente mira il curricolo formativo del conservatorio di musica) alla formazione musicale non professionale (questo e lo scopo della scuola di base, compresa, quindi, la scuola media) degli adolescenti. Ne traiamo una considerazione pedagogica che non vogliamo commentare: per contribuire alla formazione globale e specifica un ragazzino di età compresa fra gli 11 e i 13/14 anni basta saper suonare (più o meno bene) uno strumento.
E le cose peggiorano vistosamente se prendiamo in considerazione la scuola elementare e materna. Il legislatore ha finora evidentemente ritenuto la formazione di base scarsamente importante tanto che, per diventare docenti di scuola materna, considerava sufficiente frequentare una scuola superiore triennale (la scuola magistrale, oggi soppressa) e per insegnare nella scuola elementare bastano quattro di istituto magistrale (anch’esso in via di estinzione). A questo insegnante "tuttologo" veniva, e viene anche oggi, affidato il ruolo di "educatore musicale". Ma qual è la sua preparazione in questo campo? Praticamente nulla se si considera il curricolo musicale dell’istituto e della scuola magistrale!
…mi è parso di sentire una voce che dice: "oggi non è più così!". E’ vero, la situazione odierna si è ulteriormente complicata. L’istituzione della "laurea per i maestri" ha di fatto cancellato quella misera formazione professionale (ci riferiamo sempre alla musica, ovviamente) che avveniva nella scuola superiore specifica (che oggi, come dicevamo, non esiste più – sono stati creati, nel frattempo, dei "licei pedagogici" ma anche questi, con la riforma in atto, spariranno dall’a.s. 2002/2003). Al corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria accedono studenti completamente "digiuni" di musica; il piano di studi prevede (come insegnamento opzionale) solo un corso (probabilmente semestrale) di Metodologia dell’Educazione Musicale. Ci si chiede come sia possibile seguire un corso "accademico" (che sarà probabilmente di 20/30 ore complessive) sulle modalità per insegnare una disciplina di cui non si ha alcuna competenza di base!
E’ dunque tristemente ovvio che i "maestri laureati" non rappresenteranno il "modello ideale" di Educatore Musicale. E allora puntiamo di nuovo i riflettori in direzione dei conservatori di musica. Ormai da anni queste istituzioni cercano di offrire una "impronta didattica professionale" attraverso le Scuole di Didattica della Musica. Teoricamente queste scuole rappresentano il cammino formativo di specializzazione dei futuri docenti. Il "teoricamente" è d’obbligo perché, guarda caso, il buon legislatore, dopo averle istituite, ne ha completamente dimenticato l’esistenza continuando ad "abilitare" all’insegnamento non coloro che sono in possesso di una specifica preparazione (e quindi del diploma in Didattica della Musica) ma. senza distinzioni, tutti i diplomati (anzi, fino a che i corsi delle Scuole di Didattica della Musica sono stati "sperimentali", la specializzazione non veniva considerata valida ai fini dell’accesso all’insegnamento). Uno spiraglio di novità potrebbe forse venire dalla legge che riforma i Conservatori di Musica (L. 508/99) e, con un colpo di bacchetta magia, li trasforma in "università di serie B" (scusate, è scappato l’errore, si chiamano Istituti Superiori di Studi Musicali e rilasceranno dei diplomi non accademici – cioè di serie B - con obbligo di frequentare – per essere abilitati all’insegnamento - una ulteriore specializzazione – che evidentemente il conservatorio non è in grado di dare – nelle SIS organizzate dalle università). Chissà se le Nuove Scuole di Didattica della Musica (magari cambieranno il nome per dare un "senso tangibile" alla "novità") saranno migliori delle attuali e riusciranno a soddisfare l’esigenza della formazione dei Nuovi Educatori Musicali che dovranno affrontare la scuola del domani? (certo che se guardiamo alle "logiche" che hanno ispirato le recenti "abilitazioni riservate" per l’insegnamento nelle scuole di didattica dei conservatori – e mi riferisco in particolare a quanto è successo per la disciplina di Pedagogia Musicale – ci si chiede: chi garantisce per la "professionalità" dei docenti dei formatori?).
In chiusura ecco un’ultima considerazione: l’educazione sonora e musicale rappresenta un "tassello" importante, se non fondamentale, del grande "mosaico" dell’istruzione/educazione e dovrebbe essere "terreno" per docenti qualificati. Molti operano già, in settori diversi, affinché la musica sia posta al servizio della formazione generale e specifica e contribuisca alla realizzazione di persone competenti, sensibili, creative. Speriamo che a questi operatori specialisti se ne aggiungano, in futuro, tanti di più.
Autore: Pietro Diambrini è diplomato in "organo e composizione organistica" e in "didattica della musica". Attualmente è docente di Pedagogia Musicale presso il Conservatorio di Campobasso. Vanta diverse esperienze professionali, in qualità di consulente e formatore, anche con Rai Educational. Collabora con le riviste "Scuola Materna" e "Scuola e Didattica". Tra le varie pubblicazioni, "Il paese dei 7 suoni - Idee e progetti per le attività sonoro-musicali nella scuola materna " ed. La Scuola, Brescia, 1999. Altri lavori sono in fase di stampa.
copyright © Educare.it - Anno I, Numero 3, Febbraio 2001

