- Categoria: Fabulazione e narrazione
- Scritto da Flora Tumminello
La cura nell'approccio narrativo - I percorsi del narrare
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I percorsi del narrare
Nell’esplicitazione di Duccio Demetrio, c’è tutta la scrittura quale strumento che permette di comunicare, e quindi di educare. E infatti, continua ancora Demetrio, i racconti che ci educano, e quindi ci curano, hanno abitato sempre (forse) gli spazi e gli istanti della transizione: della crescita a rischio, dell’accoppiamento sterile, della dipartita. Nacquero per dare un poco di gioia e di benessere o per accompagnare il dolore o addomesticarlo mai (forse) come promessa di felicità la cui narrazione è altra. Nacquero per aprire un varco semmai alla speranza di altra vita possibile [6]. Il raccontare se stessi è un processo di conoscenza che si attua ripercorrendo la propria storia personale, che identifica quello che Paul Ricoeur definisce identità narrativa ossia la capacità umana di narrarsi. La narrazione soggettiva ricostruisce le nostre e le altrui esperienze, le risorse principali per ogni apprendimento in età adulta.
Per comprendere il processo di auto-costruzione per comprendere la propria autobiografia, come percorso all’interno del quale l’individuo a partire dalla propria storia e dalla riflessione autobiografica su di essa, riscopre la propria dinamicità, la propria complessità arricchente, e continua la Castiglioni, è proprio questa molteplicità, questo muoversi tra continuità e discontinuità, stasi e cambiamenti “quiete” che delinea un adulto in evoluzione in continua crescita e cambiamento [7]. e “movimenti”.
Negli ultimi decenni si è sviluppato nel campo dell’Educazione degli Adulti un movimento di ricerca e di formazione che pratica i metodi della ricognizione biografica (D. Demetrio 1992) come vie privilegiate per apprendere e per educare in età adulta. I principali elementi di questo movimento nato in area francofona (Pineau, Le Grand, 1992) sono caratterizzate da tre componenti essenziali; la componente ermeneutica [8], dove si rievoca la traiettoria di vita o gli episodi che l’hanno caratterizzata, che non consiste semplicemente a un riandare ai fatti del passato, ma significa ricostruire o riscrivere il passato, attraverso i motivi che ci spingono in questo presente, attraverso l’attribuzione di senso. Ogni attività cognitiva ha una componente ermeneutica, attraverso la quale la mente umana tenta di recuperare la propria capacità di agire, di pensare, di sentire, una capacità in parte nascosta o perduta che andiamo a disvelare [9]. Ma nella ricognizione autobiografica essa assume un significato esistenziale, rendendo il compito dell’autobiografo inesauribile.
La seconda componente del movimento autobiografico in educazione è quella emancipatoria, lo scoprirsi soggetto della formazione con una storia unica e significativa, questo ha l’effetto di liberare energie formative, in quanto svela da un lato i vincoli familiari, istituzionali, sociali, materiali che impediscono o ostacolano il processo di cambiamento e di autonomia dell’individuo, dall’altro, anche il modo e in che misura tali vincoli sono entrati a far parte del soggetto, attraverso l’assunzione di ruoli, progetti abitudini mentali, attese.
La terza componente è quella esperenziale come sottolinea spesso anche Knowles [10]. Non c’è apprendimento in età adulta che non coinvolga l’esperienza, sia come risorsa sia come terreno di sperimentazione e costruzione di saperi. In quanto la narrazione autobiografica, ribadisce la Castiglioni, è ri-flessione sui significati attribuiti a situazioni, eventi, azioni, passaggi e svolte della propria storia, professionale e non. Tutto ciò permette al soggetto di rinvenire la forma che ha dato alla sua stessa storia. Tra continuità e cambiamenti. L’eventualità di sperimentare, nel divenire e nel farsi della trama narrativa, un mutamento a livello di ri-attribuzione di significato, ciò riflette sulla possibilità per i soggetti di comprendersi ed esperirsi come individui che cambiano e si riconoscono, senza perdersi nel cambiamento stesso.
I metodi autobiografici in educazione aprono diverse possibilità di esperienza che è esperienza in sé, ma anche degli altri e delle cose, aprendo una variegata possibilità di significato e di cambiamento [11]. E’ necessario farsi invadere per un certo tempo, breve o lungo, dai ricordi, cercando poi di sfrondarli con metodo per ritrovarvi l’essenzialità, lasciandosi guidare in questa operazione da temi generativi, dalle apicalità biografiche. Occorre però andare più volte, se possibile a quei materiale sparsi, per ricomporli in vari nodi, trovare le diverse versioni della realtà a essi sottese, riesercitare la nostra capacità di inventare trame. Per scoprire che la vita viene continuamente riscritta. [12] Solo così l’autobiografia è un possibile mezzo per creare processi di autoconservazione, che può permettere un’interrogazione continua con noi stessi. Ad esempio, potremmo chiederci come eravamo prima di una certa esperienza (evento apicale) e come siamo dopo averlo attraversato, chi sono i personaggi che nella nostra formazione hanno inciso significativamente nella nostra storia di formazione, come lo sono diventati, chi dobbiamo ringraziare per il nostro modo di essere. Ripensare al nostro vissuto è dare spazio a quella parte creativa e potente che Italo Calvino indica per scavare dentro noi stessi:
L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà, se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti, accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa in mezzo all’inferno, non è inferno e farlo crescere, dargli spazio [13].
Il metodo autobiografico, in questa prospettiva, è mettersi in cammino per sviluppare per quanto possibile, tali spazi, e dare nello stesso tempo significato all’inferno [14] che è dentro e intorno a noi. Lasciare emergere le diverse interpretazioni e le diverse storie, e come queste si intrecciano nel nostro vissuto. Tracciare queste vie ci permette di prendere possesso profondamente di chi siamo e dove vogliamo andare e con quali contenuti [15]. Un fondamento che traccia il cammino verso una maggiore consapevolezza e una nuova maturità [16].

