- Categoria: Fabulazione e narrazione
- Scritto da Flora Tumminello
La cura nell'approccio narrativo - L’atto di cura della conciliazione
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L’atto di cura della conciliazione
Il pensiero autobiografico ci conduce là dove si cela anche il passato più doloroso, gli errori o le numerose occasioni perdute, è un ripatteggiamento con quanto si è stati, afferma Duccio Demetrio, è una conciliazione, un assoluzione talvolta difficile, ma che procura all’autore della propria vita emozioni di quiete [17]. E’ proprio attraverso questo approdo che si giunge alla pace, quella pace che ci riconcilia col mondo, e nello stesso tempo con noi stessi, nel quale essere, un essere nel mondo insieme agli altri uomini, attivamente occupati nei compiti particolari che la vita ci impone (Gadamer 1994). Ed è questa vita che bisogna cercare di accettare anche se non è come l’avremmo voluta, la nostra storia è quella che è, e si deve amare per quella che è, poiché la nostra storia di vita è il primo e ultimo amore che ci è dato in sorte [18]. Per tale motivo il pensiero autobiografico in un certo qual modo ci cura, è cercare l’approdo, pur affrontando l’inquietudine e il dolore del ricordo, quello che Duccio Demetrio chiama “tregua”, che è riuscire a venire a patti con se stessi, con gli altri, che costituiscono il mondo, la vita stessa [19]. Scoprire che c’è ancora tempo, e speranza di esistere. Poiché ancora una volta come ci ricorda Demetrio, la vita non finisce se può diventare scrittura [20]; perché come ci comunica Paul Ricoeur è questa la vita degli esseri umani, esseri di desiderio e di parola, plurali e fragili, capaci di agire e di patire, di inter-agire e di compatire, e questa azione umana è aperta a chiunque la sappia leggere.
E’ questo narrare che cura la vita della mente, il raccontare ciò che accade. Non solo ciò che si fa, ma anche ciò che si sente e si pensa e che spesso rimane anche inespresso. L’aver cura della mente implica il riappropriarsi di questa funzione della memoria che addentra nel vissuto per riportare al presente ciò che si è dileguato nel tempo. Poiché ogni evento, anche quando è passato senza rendersi presente alla coscienza, lascia un’ombra di sé [21]. “Nessuna filosofia, nessuna analisi, nessun aforisma, per quanto profondo, scrive la Hannah Arendt, può avere un’intensità e una pienezza di senso paragonabile a quella di una storia ben raccontata” [22]. E allora possiamo dare nelle mani dell’operatore sanitario questa riflessività interpretativa con la quale comunicare, per dare senso a quello che il paziente sta vivendo nei riguardi del proprio vissuto, in un rimando continuo di sguardi con l’istituzione che cura. Pensiamo a quello che è successo in Sudafrica alla fine dell’Aparthed. Il nuovo governo messo di fronte a migliaia di atti di assassinio e brutalità commessi da centinaia di soldati, poliziotti e ufficiali governativi nel corso dei decenni, si accorse che processare tutti i colpevoli avrebbe immobilizzato i tribunali per anni e riacceso sentimenti dolorosi e separato ulteriormente bianchi e neri, in un paese che aveva bisogno urgente di guarire dall’odio razziale. Venne istituita allora la Commissione per la Verità e la Riconciliazione il cui proposito era quello di far confessare i colpevoli per i crimini commessi, mostrando così il loro pentimento, sotto la promessa di amnistia. Ma lo scopo era più profondo, creare una sorte di spazio sacro per permettere alle vittime di raccontare la loro storia in pubblico e di essere così ascoltate. I risultati furono confortanti, alcuni testimoni dichiararono che quello che li aveva fatti stare peggio in tutti questi anni era il non poter raccontare a nessuno quello che era successo; ma una volta espresso questo bisogno era come se avessero ripreso a vivere [23].
Da questo esempio possiamo renderci conto di quanto il narrare le proprie storie sia potentemente curativo e permetta di riprendere in mano le nostre vite anche quando pensiamo che siano spezzate per sempre. Lo stesso potere di ascolto viene agito ogni qualvolta un utente si rivolge all’URP per un disservizio subito. La semplice testimonianza dell’accaduto, anche quando l’istruttoria del reclamo non viene inoltrata, spesso è lo stesso utente che comunica questa volontà, basta a farlo stare meglio. Colui che in quel momento rappresenta l’Istituzione ha sospeso il “suo” tempo e si sintonizza sul tempo e nei “luoghi altri”dell’utente, che in quel momento narra la sua esperienza. Avere e dare l’opportunità di esprimere bisogni così profondi ci permette di andare avanti, di superare le difficoltà e la complessità del mondo in cui viviamo, assegnando un senso che prima non aveva; perché solo così possiamo accettare anche la possibilità di non poter cambiare il mondo. Sintomo di questo è dato dall’attenuazione dell’aggressività (la cosiddetta quiete citata da Duccio Demetrio). Riappropriarci di quello spazio è vitale, è salute, integrità che non smetterà mai di appartenerci, se non smetteremo di cercare e di interpretare quello che come esseri umani ci accade. Vorrei concludere questa mia riflessione parafrasando due autori, il primo è Charles Dickens che nel David Copperfield, narra: “se mi accadrà di essere io stesso l’eroe della mia vita o se questa parte verrà sostenuta da qualche altro, lo diranno queste pagine”. Il secondo è Vasco Rossi, colui che più di chiunque altro, oggi, ha narrato l’inquietudine dell’esistere. “Voglio trovare un senso a questa vita anche se questa vita un senso non ce l’ha. Voglio trovare un senso a questa storia, anche se questa storia un senso non ce l’ha, […] sai che cosa penso che se non ha un senso domani arriverà, domani arriverà lo stesso. Senti che bel vento, non basta mai il tempo, domani un altro giorno arriverà”. Si, il senso arriverà, un giorno, se daremo spazio a quel vivo diario autobiografico che è la nostra intera esistenza.
Note:
[1] N. Delai, “Senza interpretazione non c’è buona comunicazione”, in rivista Italiana di Comunicazione Pubblica, n. 23 Ed. F. Angeli – Trimestrale 2005.
[2] T. Tasso, L’Aminta, Atto I Scena I, vv. 110.115 a cura di C. Varese, Ed. Mursia, 2004
[3] L. Formenti, La formazione autobiografica, confronti tra modelli e riflessioni tra teoria e pratica, Guerini, Milano, 1998
[4] D. Demetrio, L’educazione interiore, La Nuova Italia, 2000, Milano.
[5] D. Demetrio, Raccontarsi l’autobiografia come cura di sé, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1996
[6] D. Demetrio, Il libro della cura di sé degli altri del mondo, Rosemberg&Sellier, Torino, 1999
[7] M. Cstiglioni, educazione degli adulti, l’approccio autobiografico,ed. Unicopli, Milano, 2002.
[8] L’ermeneutica si definisce operativamente come lavoro dell’interpretazione testuale, che ha nel testo il suo punto focale, e testo, è qualsiasi discorso fissato dalla scrittura, che nel frattempo la rende irriducibile e non assimilabile direttamente alle modalità discorsive del dialogo ed autonoma semanticamente dall'intuizione soggettiva dell’autore, esso si realizza nella complessa relazione-mediazione con l’atto delle lettura che a sua volta appare un atto concreto nel quale si completa l’autonomia dell’opera e si dischiude il destino aperto dal testo. Il fine della lettura non è tanto quello di recuperare l’intuizione presente dell’autore quanto quello di mettersi in ascolto del testo, confrontarsi con esso in una sorta di dialogo e distanza che ci invita a comprendere meglio il senso veicolato dal testo stesso. L’autore parla attraverso il testo ma questo, per molti aspetti se ne libera, chi resta a parlare è il testo, che ci trasporta nel suo mondo e ci orienta nella sua direzione in virtù della dinamica dello spiegare e del comprendere, cioè dell’interpretare. (P. RICOEUR, dal testo all’azione)
[9] P. Ricoeur, Sull’interpretazione, Saggio su Freud
[10] M. S. Knowles, La formazione degli adulti come autobiografia, Ed. Rafaello Cortina, 1996, Milano.
[11] Solo seguendo e facendo affidamento al proprio sé è possibile la felicità e la libertà: “sii libero da tutte le influenze, dopo averle esperenziate (il corsivo è mio) il male è quindi il conformismo, la cieca ubbidienza, la volontà di imitazione. L’essenza della giustizia e della felicità è invece, che ognuno segua la sua strada”. RALPH WALDO EMERSON (1803-1882) Solo chi si è allontanato dal proprio sé, può aspirare in un futuro sé, giungendo finalmente ad interpretarlo.
[12] L. Formenti, La formazione autobiografica, confronti tra modelli e riflessioni tra teoria e pratica, Guerini, Milano, 1998.
[13] I. Calvino, Le città invisibili, Ed. Oscar Mondadori, Milano, 1999.
[14] L’inferno è il dolore che deriva dall’incapacità di amare. (Dostoevskij)
[15] L. Formenti, in La formazione degli adulti come autobiografia, M. S. KNOWLES, Ed. Raffaello Cortina, 1996, Milano.
[16] Una persona matura non è qualcuno che è arrivato a un certo livello di realizzazione e poi si è fermato lì. E’ piuttosto una persona in maturazione, qualcuno i cui legami con la vita stanno diventando costantemente più forti e più ricchi per il fatto che i suoi atteggiamenti sono tali da incoraggiarne la crescita. […] una persona matura, per esempio, non è qualcuno che conosce un gran numero di fatti. Invece, è qualcuno le cui abitudini mentali sono tali da farlo crescere nella conoscenza e nel suo saggio uso. M. S. Knoweles, La formazione degli adulti come autobiografia, Ed. Raffaello Cortina, 1996, Milano.
[17] D. Demetrio, Raccontarsi l’autobiografia come cura di sé, Ed. Raffaello Cortina Editore, Milano, 1996.
[18] Ibidem
[19] “E poi quando pensi di avere superato ogni cosa, muori. Ma affronterò anche questo”. “E poi la vita continua”. “No finisce. La devi lasciare andare la vita, è questa la prova”. “Ma sei sicura che non sia la fine?”. “No, è la vita. La forza sta nel pensare di non aver superato tutto che c’è ancora tempo”. “Allora lei vivrà”. Si penso proprio che lo farà, sta già scrivendo”. (dal diario autobiografico di F. Tumminello)
[20]D. Demetrio, Autoanalisi per non pazienti, inquietudine e scrittura di sé, Raffele Cortine Editore, Milano, 2003.
[21]L. Mortari, Aver cura della vita della mente, La nuova Italia, Milano, 2002
[22]H. Harend, L’umanità nei tempi oscuri, Riflessioni su Lessing,cit, p. 22,
[23] H. S. Kushner, Vivere bene comportandosi bene, Ed. Corbaccio, Milano, 2001.
Autore: Flora Tumminello, laureata in Infermieristica conseguita l’Università di Pavia e in lettere moderne con indirizzo pedagogico presso l’Università statale di Milano, con tesi in Educazione degli adulti: “La comunicazione sanitaria, strumento di educazione nell’adulto”. Master in comunicazione istituzionale e marketing per le aziende sanitarie presso CRT. Corso di specializzazione per Operatori delle Strutture di Comunicazione, Milano IREF, con Tesi di fine corso: “Il Marketing nelle Aziende Sanitarie”. Comunicatore presso Azienda sanitaria pubblica. Esperienza di formatore in ambito socio-sanitario privato e pubblico. Giornalista pubblicista presso l’ordine di Milano.
copyright © Educare.it - Anno VI, Numero 4, Marzo 2006

