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Il viaggio verso l'età adulta - Seconda parte

Le fiabe lo ripetono da secoli… «Attenzione mamme, ad un certo punto i vostri figli dovranno partire»; questo dicono. È per il loro bene, si intende. Senza contare che è da quando sono nati che gli state leggendo racconti che dicono proprio questo... «Caro bimbo, verrà un giorno che dovrai partire, allontanarti dai tuoi genitori per diventare grande». Eppure quando viene il momento spesso non lo riconosciamo e ci sembrano pretese assurde o capricci esagerati, ci fanno paura (uscire la sera, il motorino, crisi di nervosismo insensato, contrasti...). sappiamo che là fuori ci sono dei pericoli che noi vorremmo evitargli (incidenti, droghe, le cattive compagnie, comportamenti a rischio, ecc.), ma è una situazione che esiste da sempre, condizione necessaria per prepararsi a sopravvivere.

Nell’antichità, come abbiamo visto, come ci dicono le fiabe, venivano sottoposti a dure prove. Oggi è la società a prendere il posto degli anziani della tribù, la antica capanna sono le nostre città. E in tutto questo noi? Che ruolo hanno i genitori? Se tutto questo è necessario, se tutto ciò è inevitabile, se devono sperimentarsi… noi come genitori cosa dobbiamo fare? Che ruolo dobbiamo mantenere? Che ruolo è previsto nelle fiabe per i genitori? Solo di coloro che benedicono il figlio e lo lasciano partire?
Cosa ci dicono le fiabe in questo caso?

Se analizziamo questi racconti popolari con un po’ di attenzione noteremo che in tutte le storie, compaiono più o meno gli stessi personaggi. Certo con nomi diversi e caratteristiche particolari per ogni fiaba ma i “ruoli” che svolgono sono sempre gli stessi. Troviamo l’eroe, poi troviamo la principessa, il re padre della principessa, troviamo l’antagonista e il falso eroe che a volte sono la stessa persona e ancora, troviamo quei personaggi che V. Propp ha chiamato “Donatore” e “Aiutante Magico”. Sette. Mai più di sette.

Tra questi vorrei porre l’attenzione sui personaggi “Donatore” e “Aiutante Magico”.
In sintesi, il donatore è un personaggio (animale o uomo) che dona all’eroe l’Aiutante Magico che potrà essere un oggetto, un incantesimo o un animale che lo potrà aiutare nel momento del bisogno. A volte il donatore può essere la madre morente che dona un oggetto magico al figlio; a volte è un vecchietto incontrato lungo il viaggio che in cambio di un favore offrirà qualcosa all’eroe, può essere anche un animale che si offrirà di aiutarlo nel momento del bisogno. Ecco fatto. L’eroe è quindi in possesso dell’Aiutante Magico. Cosa se ne fa? Niente. Se ne dimentica completamente. Non ci pensa più. E prosegue il suo cammino. Quasi sprezzante e sospettoso rispetto alla autenticità delle potenzialità di quella promessa d’aiuto o di quell’oggetto – animale che pare magico. Sembra essere sicuro di sé... è convinto che riuscirà nell’impresa con le sue sole forze... accetta l’oggetto per non essere scortese, o perché comunque non si sa mai.