- Categoria: Fabulazione e narrazione
Il viaggio verso l'età adulta - Terza parte
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Non vi sembra di vederli i vostri ragazzi? Quando un parente fa loro una raccomandazione... non possono certo rispondere come fanno con voi... “Che barba mamma, papà ho capito...” (quando ci va bene)... “Non rompere...” è quello preferito... “Mollami”.... Agli zii magari no... magari si limitano a sorridere e prendersi il consiglio, prendersi l’oggetto che li proteggerà, fare un sorriso di circostanza e poi dimenticarsene. Puf! E proseguono il loro viaggio.
Nelle fiabe è proprio così. E nelle fiabe si sa, ci sarà un lieto fine (altrimenti non sarebbe una fiaba) l’eroe vincerà, e vivranno tutti felici e contenti. Ma sapete come vincerà l’eroe? Semplice. Nel momento del pericolo ecco ricomparire l’Aiutante Magico. Ormai tutto sembra perduto ma magicamente (appunto) ecco che l’eroe si accorge di non essere mai stato solo in questo cammino, ma che da lontano, discretamente, qualcuno lo stava seguendo e proteggendo. Sempre. È sempre così nelle fiabe di magia. Ai bambini si leggono le fiabe perché è questo che dicono a loro: «Piccoli lettori non abbiate paura... ci sarà sempre qualcuno o qualcosa che vi saprà aiutare»... le fiabe rassicurano. È la loro funzione nei confronti dei bambini. Rassicurare: «Non sarete mai soli perché papà e mamma vi sorvegliano sempre e manderanno sempre qualcuno ad aiutarvi».
E per i nostri ragazzi?
No. Le fiabe non si rivolgono certo a loro. Se qualcuno leggesse loro una fiaba nel migliore dei casi sorriderebbero, sorriso di circostanza e poi Puf! Il linguaggio delle fiabe non è più quello dell’adolescente, si sentirebbero trattati da bambini e questo equivarrebbe a non volerli far partire. No, ai nostri ragazzi le fiabe non dicono niente, ma è ai genitori che si rivolgono. Già, a voi. E vi vedo ora fare anche voi quel sorriso di circostanza. Allora torniamo alle domande di prima: quando arriva il momento in cui i nostri figli partono per il viaggio verso l’età adulta che ruolo hanno i genitori? Se questo viaggio è necessario, se tutto ciò è inevitabile, se devono sperimentarsi… noi come genitori cosa dobbiamo fare? Che ruolo dobbiamo mantenere? Che ruolo è previsto nelle fiabe per i genitori? Solo quello di dare la nostra benedizione e lasciarlo partire?
Cosa ci dicono le fiabe in questo caso?
Ci esortano a lasciarli partire, a rispettare il loro momento importante, dar fiducia e lasciarli andare. Ma le fiabe ci svelano anche il bisogno di diventare prima Donatori e poi Aiutanti Magici. Con discrezione seguirli, attentamente. Essere sempre presenti, coerenti con le nostre decisioni, fermi nelle regole e poi... poi l’aiutante magico... vegliare su di loro attenti a comparire nel momento giusto. Non sanno ancora volare. Teniamolo bene a mente... vorrebbero... lo credono ma non lo sanno fare. Cosa più importante ancora: hanno paura a restare soli; è per questo che lungo il viaggio ogni tanto è necessario comparire, farsi sentire coerenti, amorevoli, pazienti e fermi su certe regole e certe posizioni.
Dobbiamo svolgere una funzione di confine, come quando gli insegnavate a camminare ad un certo punto vi ricordate che non li tenevate più, ma avevate le braccia e le mani attorno a loro, senza toccarli però, li seguivate mentre loro incedevano barcollando, e sarebbero caduti... lo sapevate che sarebbero caduti e anche loro lo sapevano però continuavate così... ad un certo punto camminavano da soli. Contenevate. È questo che va fatto, contenere riconoscendo che ora avete davanti un altro da voi, qualcuno che si sta costruendo e ha bisogno che lo si lasci andare, ma voi con le mani e le braccia continuate a proteggere le cadute. Inutile contrapporsi ostinatamente... siate gli Aiutanti Magici della fiaba dei vostri ragazzi, un viaggio lungo e difficile, ma necessario e bellissimo. Sono millenni che questo accade e le fiabe sono millenni che lo stanno raccontando.
Autore: Lorenzo Sacchi è laureato in filosofia ad orientamento pedagogico con una tesi sulle fiabe. Attualmente lavora come coordinatore e educatore in un Centro di Aggregazione Giovanile.
copyright © Educare.it - Anno V, Numero 3, Febbraio 2005
Se analizziamo questi racconti popolari con un po’ di attenzione noteremo che in tutte le storie, compaiono più o meno gli stessi personaggi. Certo con nomi diversi e caratteristiche particolari per ogni fiaba ma i “ruoli” che svolgono sono sempre gli stessi. Troviamo l’eroe, poi troviamo la principessa, il re padre della principessa, troviamo l’antagonista e il falso eroe che a volte sono la stessa persona e ancora, troviamo quei personaggi che V. Propp ha chiamato “Donatore” e “Aiutante Magico”. Sette. Mai più di sette.
Tra questi vorrei porre l’attenzione sui personaggi “Donatore” e “Aiutante Magico”.
In sintesi, il donatore è un personaggio (animale o uomo) che dona all’eroe l’Aiutante Magico che potrà essere un oggetto, un incantesimo o un animale che lo potrà aiutare nel momento del bisogno. A volte il donatore può essere la madre morente che dona un oggetto magico al figlio; a volte è un vecchietto incontrato lungo il viaggio che in cambio di un favore offrirà qualcosa all’eroe, può essere anche un animale che si offrirà di aiutarlo nel momento del bisogno. Ecco fatto. L’eroe è quindi in possesso dell’Aiutante Magico. Cosa se ne fa? Niente. Se ne dimentica completamente. Non ci pensa più. E prosegue il suo cammino. Quasi sprezzante e sospettoso rispetto alla autenticità delle potenzialità di quella promessa d’aiuto o di quell’oggetto – animale che pare magico. Sembra essere sicuro di sé... è convinto che riuscirà nell’impresa con le sue sole forze... accetta l’oggetto per non essere scortese, o perché comunque non si sa mai.
Non vi sembra di vederli i vostri ragazzi? Quando un parente fa loro una raccomandazione... non possono certo rispondere come fanno con voi... “Che barba mamma, papà ho capito...” (quando ci va bene)... “Non rompere...” è quello preferito... “Mollami”.... Agli zii magari no... magari si limitano a sorridere e prendersi il consiglio, prendersi l’oggetto che li proteggerà, fare un sorriso di circostanza e poi dimenticarsene. Puf! E proseguono il loro viaggio.
Nelle fiabe è proprio così. E nelle fiabe si sa, ci sarà un lieto fine (altrimenti non sarebbe una fiaba) l’eroe vincerà, e vivranno tutti felici e contenti. Ma sapete come vincerà l’eroe? Semplice. Nel momento del pericolo ecco ricomparire l’Aiutante Magico. Ormai tutto sembra perduto ma magicamente (appunto) ecco che l’eroe si accorge di non essere mai stato solo in questo cammino, ma che da lontano, discretamente, qualcuno lo stava seguendo e proteggendo. Sempre. È sempre così nelle fiabe di magia. Ai bambini si leggono le fiabe perché è questo che dicono a loro: «Piccoli lettori non abbiate paura... ci sarà sempre qualcuno o qualcosa che vi saprà aiutare»... le fiabe rassicurano. È la loro funzione nei confronti dei bambini. Rassicurare: «Non sarete mai soli perché papà e mamma vi sorvegliano sempre e manderanno sempre qualcuno ad aiutarvi».
E per i nostri ragazzi?
No. Le fiabe non si rivolgono certo a loro. Se qualcuno leggesse loro una fiaba nel migliore dei casi sorriderebbero, sorriso di circostanza e poi Puf! Il linguaggio delle fiabe non è più quello dell’adolescente, si sentirebbero trattati da bambini e questo equivarrebbe a non volerli far partire. No, ai nostri ragazzi le fiabe non dicono niente, ma è ai genitori che si rivolgono. Già, a voi. E vi vedo ora fare anche voi quel sorriso di circostanza. Allora torniamo alle domande di prima: quando arriva il momento in cui i nostri figli partono per il viaggio verso l’età adulta che ruolo hanno i genitori? Se questo viaggio è necessario, se tutto ciò è inevitabile, se devono sperimentarsi… noi come genitori cosa dobbiamo fare? Che ruolo dobbiamo mantenere? Che ruolo è previsto nelle fiabe per i genitori? Solo quello di dare la nostra benedizione e lasciarlo partire?
Cosa ci dicono le fiabe in questo caso?
Ci esortano a lasciarli partire, a rispettare il loro momento importante, dar fiducia e lasciarli andare. Ma le fiabe ci svelano anche il bisogno di diventare prima Donatori e poi Aiutanti Magici. Con discrezione seguirli, attentamente. Essere sempre presenti, coerenti con le nostre decisioni, fermi nelle regole e poi... poi l’aiutante magico... vegliare su di loro attenti a comparire nel momento giusto. Non sanno ancora volare. Teniamolo bene a mente... vorrebbero... lo credono ma non lo sanno fare. Cosa più importante ancora: hanno paura a restare soli; è per questo che lungo il viaggio ogni tanto è necessario comparire, farsi sentire coerenti, amorevoli, pazienti e fermi su certe regole e certe posizioni.
Dobbiamo svolgere una funzione di confine, come quando gli insegnavate a camminare ad un certo punto vi ricordate che non li tenevate più, ma avevate le braccia e le mani attorno a loro, senza toccarli però, li seguivate mentre loro incedevano barcollando, e sarebbero caduti... lo sapevate che sarebbero caduti e anche loro lo sapevano però continuavate così... ad un certo punto camminavano da soli. Contenevate. È questo che va fatto, contenere riconoscendo che ora avete davanti un altro da voi, qualcuno che si sta costruendo e ha bisogno che lo si lasci andare, ma voi con le mani e le braccia continuate a proteggere le cadute. Inutile contrapporsi ostinatamente... siate gli Aiutanti Magici della fiaba dei vostri ragazzi, un viaggio lungo e difficile, ma necessario e bellissimo. Sono millenni che questo accade e le fiabe sono millenni che lo stanno raccontando.
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L'autore: Lorenzo Sacchi è laureato in filosofia ad orientamento pedagogico con una tesi sulle fiabe. Attualmente lavora come coordinatore e educatore in un Centro di Aggregazione Giovanile.
copyright © Educare.it - Anno V, Numero 3, Febbraio 2005

