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La fiaba e il mito, la fiaba e la favola - La fiaba e la favola


La fiaba e la favola

Le favole sono racconti fantastici che tendono a dire per mezzo di parole, azioni o eventi quello che una persona dovrebbe fare. Le favole impongono e minacciano, moralisticamente, oppure hanno una semplice funzione di svago. In modo a volte ipocrita e spesso divertente la favola formula sempre in modo esplicito una verità morale; non c’è un significato nascosto e niente è lascito alla nostra immaginazione.

La fiaba invece lascia a noi ogni decisione e ci permette anche di non prenderne nessuna. Sta a noi applicare la fiaba alla nostra vita o semplicemente godere delle cose fantastiche che ci racconta. La fiaba inoltre riesce a toccare contemporanea- mente tutti gli aspetti della personalità dei bambini, senza mai sminuire la gravità delle difficoltà che lo affliggono, anzi prendendone pienamente atto, e nel contempo promuove la sua fiducia in sé stesso e nel suo futuro.

Il raffronto fra "I tre porcellini" e "La cicala e la formica" può chiarire molto questo punto. In entrambe le storie il bambino si identifica con gli animali, di solito con un porcellino giocherellone e con la cicala (votati come il bambino al principio di piacere) perché difficilmente il bambino si rispecchia, ad esempio, nella seriosa formica. Secondo la favola la cicala non può che attendersi la rovina, vive una situazione senza alternative, in cui l’aver compiuto una scelta una volta, sistema le cose per sempre. La fiaba "I tre porcellini" non abbandona il bambino davanti alla porta chiusa della formica.

Il bambino è invitato a identificarsi volta a volta, con ciascuno dei porcellini e così riesce a riconoscere la progressione dell’identità (anche il bambino più piccolo infatti, sembra comprendere che i tre sono in realtà uno solo a diversi stadi, come è suggerito dal fatto che rispondono al lupo esattamente con le stesse parole).

"I tre porcellini" è una fiaba perché ha un lieto fine, in quanto il lupo riceve quanto si merita. La concezione di giustizia del bambino è offesa dal fatto che la povera cicala deve morire di fame pur non avendo fatto nulla di male, mentre è soddisfatta dalla punizione del lupo.

La fiaba indirizza in modo implicito e simbolico i pensieri del bambino relativi al suo sviluppo senza dirgli come dovrebbe essere, permettendogli di trarre le proprie conclusioni. Questo processo basta da solo per una vera maturazione, mentre dire al bambino cosa deve fare non lo rende libero: sostituisce alla schiavitù rappresentata dalla sua immaturità la subordinazione ai dettami degli adulti.

Le fiabe piacciono molto ai bambini proprio per il loro lieto fine, quando l’eroe viene premiato e la persona cattiva incontra il meritato castigo, soddisfacendo in tal modo il profondo bisogno che il bambino ha del trionfo della giustizia (che riporta l’ordine nel mondo). La giustizia, cioè l’eliminazione del male dal mondo dell’eroe, permette all’eroe di vivere felice per sempre, la massima consolazione per il bambino che si immedesima nel protagonista.

La consolazione è il massimo servigio che la fiaba possa rendere a un bambino, insieme alla speranza che un giorno il regno sarà suo.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 2, Gennaio 2001