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Le origini e le rationes della mediazione familiare - Le ragioni della mediazione familiare


Le ragioni della mediazione familiare

Prima della comparsa della mediazione, i nodi problematici d'ogni famiglia erano dipanati, nella migliore delle ipotesi, nella famiglia stessa (che, per natura, è “spazio” di mediazione) oppure con l’aiuto del parroco o delle figure anziane nella famiglia patriarcale o ancor di più dalle mature vicine di casa.
Ma in quest’epoca di autismo collettivo, se i dialoghi in famiglia s'interrompono e sorgono conflitti insormontabili si pone la necessità di un intervento professionale, che costruisca ponti e fornisca strumenti affinché le persone coinvolte siano in grado di trovare una nuova dimensione relazionale. Per questo motivo, attività sociali come la mediazione familiare (ed altre complementari) sono giustamente definite come “servizi”, perché offrono una guida, una sorta di “bussola” alla persona e alla famiglia per ritrovare se stesse.
La mediazione familiare incarna lo spirito dell’art. 2 della nostra Costituzione soprattutto nella parte relativa alla solidarietà, perché anche quando in una famiglia si rompono dei vincoli rimangono delle relazioni, per esempio i genitori, anche se si separano o divorziano tra loro, non smettono d’essere tali rispetto ai figli; pure tra ex-coniugi, sebbene in famiglie ricomposte, vi sono delle conseguenze di natura patrimoniale indicate come “solidarietà post-coniugale”. La mediazione familiare, dunque, si adopera per ri-educare alla solidarietà familiare, che è alla base di qualsiasi altra forma di solidarietà collettiva; con essa si contribuisce a recuperare quel “principio comunità” che è fondamento del vivere umano [2].
In definitiva, prima ancora di essere una professione, la mediazione è una funzione sociale (mutuando la terminologia della nostra Costituzione) a sostegno del ruolo sociale della famiglia e di questo si dovrebbe tener conto in un auspicato quadro normativo organico relativo alle relazioni familiari.



Note:

[1] Giuseppina Strummiello, Il logos violato - La violenza nella filosofia, ed. Dedalo (2001), pp. 142-143

[2] M. Buber, Il principio dialogico ed altri saggi, San Paolo Edizioni (2001)

 


copyright © Educare.it - Anno IX, Numero 6, Maggio 2009