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La genitorialità in tredici parole - Seconda parte

Tifare per i figli per fortificare la loro autostima (aspetto trascurato dai genitori autoritari di una volta e da quelli permissivi di ora), ma non tiranneggiare gli altri tanto da ricorrere al T.A.R. contro gli insegnanti in caso di bocciature rischiando così di crescere dei “piccoli apprendisti tiranni” (dal pensiero di Pino Pellegrino). È questo il significato profondo di “mantenere”, dal latino “manu tenere”, “tenere con la mano”, in altre parole i figli vanno tenuti per la mano ma devono imparare a camminare con le proprie gambe.

Opportunità: la genitorialità non è un diritto, è un’occasione favorevole della vita per la vita stessa. I genitori devono agire opportunamente per accompagnare i figli verso i loro obiettivi di vita; infatti, il significato letterale di “opportuno” è “che spinge verso il porto” (dal latino “ob”, verso e “portus”, porto). Per questo servono gli strumenti di “mantenere, istruire ed educare” (art. 30 comma 1 Costituzione e art. 147 cod. civ.) e “l’adempimento dei compiti relativi” (art. 31 comma 1 Costituzione; nell’art. 18 par. 1 della Convenzione di New York si legge l’espressione “assolvimento del loro compito”). E la bussola è “l’interesse superiore del fanciullo” (art. 18 par. 1 Convenzione del 1989). I genitori devono cogliere altresì un’opportunità di cambiamento relazionale nei momenti di crisi (come nel duplice significato di “pericolo” e “opportunità” dell’ideogramma cinese con cui si scrive “crisi”).

Risoterapia, ridere fa bene alla salute e aiuta ad affrontare le difficoltà (lo psicologo statunitense Louis R. Franzini3). I genitori ridendo inculcano nei figli la gioia di vivere e promuovono la resilienza (energia reattiva personale), di cui si parla espressamente nel documento “Charte du Bureau International Catholique de l’Enfance” del giugno 2007. Lo psicanalista francese Boris Cyrulnik afferma che “la resilienza del bambino si costruisce nel rapporto con l’altro, in un lavoro di tessitura dell’attaccamento. La comunicazione intrauterina, la sicurezza affettiva a partire dai primi mesi di vita e, in seguito, l’interpretazione che il bambino dà agli avvenimenti sono tutti elementi che favoriscono la resilienza”4. Il bambino può diventare resiliente a patto che rintracci nella propria esperienza un oggetto, un evento, un incontro dotato di significato che gli faccia da tramite per recuperare le energie necessarie a ripristinare un nuovo rapporto con il mondo.

Intelligenza, nel suo significato di “intus legere”, leggere l’essere dal di dentro e “inter legere”, leggere i legami con i quali gli esseri si uniscono l’uno con l’altro, cioè l’intelligenza emotiva e quella familiare che è un’estensione dell’intelligenza emotiva, è la capacità di capire le esigenze proprie e delle altre persone della famiglia. “Esigenze” di cui s’è parlato per la prima volta legislativamente nell’art. 144 cod. civ. in seguito alla riforma del diritto di famiglia del 1975. Inoltre l’intelligenza ispira ai genitori la “severità intelligente” (lo psicologo Gianluca Daffi5), quale ingrediente ineludibile di una buona educazione.

Amore incondizionato, senza se e senza ma, scevro della logica dei premi e delle punizioni (l’educatore statunitense Alfie Kohn6), non legato al concetto di “retribuzione” ma a quello di “relazione”. Quest’amore incondizionato è la misura per far guarire i figli dalla “sindrome dell’abbondanza” (il neuropsichiatra Giovanni Bollea) e per incanalare l’aggressività (dal verbo latino “adgredi”, avvicinarsi, volgersi a, intraprendere) propria e dei figli, che non va né sottovalutata né inibita né demonizzata perché comunque rappresenta un fattore di crescita per andare avanti, superare gli ostacoli (lo psicologo austriaco Friedrich Hacker).