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  • Categoria: Monografie

Dalla lingua inglese, nuovi significati per l'educazione - Seconda parte


Engagement: "impegno". E' emblematico che "engagement" (termine presente anche nella lingua francese con accezioni simili) significhi, oltre ad impegno, anche fidanzamento e promessa, tutte situazioni che comportano una partecipazione piena della persona nei confronti di un’altra persona. Nella nostra epoca, a differenza del passato, si parla molto di educazione, ma nello stesso tempo sembra diminuire il tasso di impegno effettivo in campo educativo. La preoccupazione educativa si dovrebbe trasformare in occupazione educativa riscoprendo una vera e profonda passione per l’educazione (come diceva Cicerone "studium docendi", passione di insegnare), la vocazione educativa. Per educare all’impegno occorre educarsi (o rieducarsi) in tal senso, sentirsi coinvolti e convinti di essere partecipi dello stesso processo, mettersi dall’altra parte, proprio come fanno gli esperti di marketing nelle operazioni di engagement dei clienti.

Empowerment: "acquisizione di potere". Per empowerment - parola usata sia in pedagogia sia in andragogia e tanto cara al sociologo e educatore Danilo Dolci col significato di "capacitazione" - s’intende il prendere in mano le proprie capacità e conseguentemente le proprie responsabilità. A tale proposito, oltre alla vituperata responsabilità sociale (quando qualcosa non va, non si fa altro che denunciare che "è colpa di questa società"), ogni educatore deve recuperare il senso di responsabilità personale senza più deleghe (addirittura, nei casi di separazione e divorzio dei coniugi, si arriva a delegare il giudice anche per scelte relative alla sfera affettiva e relazionale dei figli) e educare alla responsabilità personale che è il risvolto della libertà personale, quella "libertà da e di" che non è altro che l’insieme di quelle che, in campo educativo, sono variamente definite capacità, potenzialità o altro. In altre parole essere empowered significa interrogarsi e sapersi confrontare con gli altri (era questa, in ultima analisi, la cosiddetta "pedagogia delle domande" di Danilo Dolci).

Imprinting. "Prendere forma". Prendendo spunto dalla teoria dell’apprendimento di base elaborata dall’etologo austriaco Konrad Lorenz sulla base del primo contatto tra madre e figlio, si può affermare che un’equilibrata umanità e una sana relazionalità non si coltivano attraverso chissà quali insegnamenti, ma innanzitutto mediante relazioni affettivamente sincere e intense. Si tratta di quei rapporti significativi tutelati anche giuridicamente; si leggano per esempio il novellato art. 155 comma 1 cod. civ. e l’art. 11 L. 4 maggio 1983 n. 184 "Diritto del minore ad una famiglia" (come novellato dalla L. 28 marzo 2001 n. 149).

In caring. "Orientamento al valore", espressione coniata dal pedagogista statunitense Matthew Lipman. Secondo il sociologo francese Raymond Boudon, il cui campo d’interesse è proprio la sociologia dei valori, le nuove generazioni non sono contrarie ai valori ma tutt’altro, chiedono condivisione e coerenza di valori. I valori sono importanti perché diventano punti di riferimento, antenne per orientarsi nella vita. Gli educatori devono capire ed avere il coraggio di costruire ciò che veramente vale (dal significato etimologico di valore) nella vita e non è transeunte: la vita stessa, la famiglia, l’amicizia e gli altri valori correlati, quali la gratuità, la socialità, la solidarietà. E la famiglia resta il primo soggetto educativo deputato alla mediazione dei valori e allo sviluppo della coscienza, quella "bussola" della vita spesso obnubilata da falsi valori o disvalori. In tal modo la famiglia diventa anche luogo di educazione alla legalità senza dover attendere gli appositi percorsi didattici avviati nella scuola.