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L’agire educativo socratico tra antichità e mondo moderno
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Ancora oggi, dopo secoli di storia, perdurano e si mostrano di larga attualità gli insegnamenti educativi e didattici derivanti dalla dottrina socratica.
E’ sempre accesa, difatti, la fertile discussione sui costrutti basilari introdotti dal noto maestro: la ricerca costante del dialogo, del confronto e della cooperazione, l’arte della maieutica, le problematiche connesse al “fare ragionamento” e ai processi di concettualizzazione.
Secondo uno dei più autorevoli storici dell’educazione antica, Henri-Iréné Marrou, occorre attribuire ai sofisti in generale, e aggiungerei alla figura di Socrate, nello specifico, uno spessore pedagogico notevole, in quanto spetta a loro il merito di aver “scoperto e abbozzato una serie di tendenze pedagogiche diverse” [1]; di aver cioè percorso in ogni strada solo alcuni passi, ma nel contempo aver tracciato la direzione che fu successivamente seguita.
L’azione formativa della maieutica
E’ ben noto il principio teorico legato a Socrate: la Verità non può scaturire né erompere dal mondo esterno, né può essere tramandata. Essa è frutto di un processo di ricerca interno all’individuo, contraddistinto da momenti di tensione e di riflessione e che veicola come mezzo educativo e pedagogico più efficace il ragionamento che si esplica, a sua volta, attraverso la maieutica (azione del trarre fuori).
Avveniva, infatti, che l’allievo, dopo esser stato interrogato dal maestro su una determinata questione, era indotto all’abbandono delle possibili certezze e alla rinuncia dei propri pregiudizi, per poter dar spazio all’azione della maieutica, atto squisitamente educativo in grado di far venire alla luce la “verità” che è nell’animo di tutti (evidente è la correlazione con il termine “educare”, derivante dal latino “educere”, ovvero, “trarre fuori”).
A tal proposito si riporta l’inizio di un dialogo estrapolato dal Menone [2] dove Socrate, parlando con uno schiavo che non ha mai studiato geometria, dimostra praticamente l’arte della maieutica:
SOCRATE. [...] Chiamami uno qualunque del tuo numeroso seguito, affinché io possa farti in lui la dimostrazione.
MENONE. Va bene. (Rivolgendosi ad un servo) Vieni qua.
SOCRATE. Sta’ attento se ti fa l’impressione ch’egli ricordi o impari da me.
MENONE. Starò attentissimo.
SOCRATE. (Disegna nell’arena un quadrato e parla al servo) Dimmi ragazzo, riconosci tu in questa figura un quadrato?
SERVO. Sì.
SOCRATE. Il quadrato dunque è una figura che ha tutte queste linee AB, BC, CD, DA uguali?
SERVO. Certamente.
SOCRATE. E queste due diagonali AC, BD, non sono anch’esse uguali fra di loro?
SERVO. Sì.
SOCRATE. Questa superficie ABCD può essere più grande o più piccola?
SERVO. Sicuro.
SOCRATE. Se un lato AD fosse di due piedi e quello adiacente AB di due, di quanti piedi [quadrati] sarebbe l’intero [quadrilatero]? Osserva in questo modo: se da questa parte AD fosse di due piedi e da questa AB soltanto di uno, la superficie non sarebbe di una volta due?
SERVO. Sì.
SOCRATE. Ma essendo di due piedi anche da questa parte AB, non risulta di due volte due?
SERVO. Appunto.
SOCRATE. Dunque è di due volte due piedi [quadrati].
SERVO. Sì.
SOCRATE. E due volte due piedi [quadrati] quanti sono? Fa’ il calcolo.
SERVO. Quattro, o Socrate.
SOCRATE. E ci può essere una superficie doppia di questa che come questa abbia tutti i quattro lati uguali?
SERVO. Sì.
SOCRATE. Di quanti piedi [quadrati] sarà?
SERVO. Di otto.
SOCRATE. Bene; prova a dire quanto lungo sarà ciascun lato. Questo è di due piedi; quanto sarà quello del [quadrato] doppio?
SERVO. Evidentemente il doppio, o Socrate.
SOCRATE. Vedi Menone che io non insegno nulla, ma domando tutto? Adesso costui crede di conoscere il lato di un quadrato di otto piedi [quadrati]; non ti pare?
MENONE. A me sì.
SOCRATE. E lo conosce?
MENONE. No certo.
SOCRATE. Crede che il lato sia doppio.
MENONE. Sì.
SOCRATE. Osservalo mentre comincerà a ricordare via via quanto deve ricordare.
L’azione della maieutica ha rappresentato, pertanto, il primo grande passo, compiuto nella storia della pedagogia, volto al rifiuto di un metodo impositivo di trasmissione culturale unilaterale, dall’esterno verso l’interno, e lineare, dal maestro verso l’allievo.
La modalità socratica di intendere la relazione educativo- didattica si caratterizza, al contrario, da una vitale circolarità dialogica che, scombinando il ruolo dei soggetti che vi partecipano, li riveste di nuovo senso: il maestro è colui che sollevando dubbi, destando incertezze, cogliendo contraddizioni, sollecita alla ricerca, indirizzando l’allievo verso la problematizzazione, guidandolo ad intraprendere uno scavo graduale che lo conduce al ritrovamento della verità, alla scoperta di un “sapere concettualizzato”.

