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L’agire educativo socratico tra antichità e mondo moderno - La forza costruttiva del dialogo

La forza costruttiva del dialogo

Strumento cardine per la realizzazione di tale processo è il dialogo, che schiude alla dialettica, intesa come forma di argomentazione che perviene all’unificazione attraverso l’opposizione e permette di costruire un’unità che tende a farsi sempre più ricca. La via, sostiene F. Ravaglioli, è sempre la stessa: “ il ragionamento, la critica delle opinioni, la definizione dei concetti, la formulazione dei giudizi. Il sapere scientifico è quello che scaturisce da questo serrato lavoro dell’intelletto, che scava nelle opinioni per trovare i principi”. [3]
F. Cambi sostiene che “l’azione educativa di Socrate consiste nel favorire tale dialogo e la sua radicalizzazione, nel sollecitare ad un approfondimento sempre maggiore dei concetti per raggiungere una loro formulazione più universale e più critica”. [4]
Ma il kata brachy dialeghesthai, il dialogare per domande e risposte proprio di Socrate, oltre ad essere stimolo fruttuoso per l’innescarsi di processi di ragionamento e concettualizzazione, instaura anche, come sostiene Pancera, un rapporto di educazione reciproca fra l’allievo e il maestro, sebbene, nel caso di Socrate che sapeva di non sapere, sia assai difficile discernere l’allievo dal maestro. [5]
Una pedagogia basata sul dialogo, infatti, secondo R. Fornaca, “tende a superare gli aspetti negativi dei ruoli egemonici e subalterni nell’educazione, della conflittualità, per ribadire il principio dell’identità e della partecipazione; identità come rispetto della crescita e della maturazione della persona, partecipazione come momento di autentica correlazione, di aiuto reciproco, di vicendevole maieutica” [6]

Pertanto la grande maestria di Socrate, in campo educativo- didattico, si snoda primariamente nei seguenti punti:

  • ha assegnato alla parola un’ immensa forza costruttiva e produttiva, veicolandola come portatrice di significati;
  • ha dato vita e diffusione alla questione sull’utilizzo del dialogo come strumento di natura educativa (intendendolo cioè come “spazio educativo” in cui concretamente si realizza l’incontro tra educatore ed educando) che formativa (poiché conduce, attraverso il graduale processo di argomentazione, problematizzazione, ricerca e concettualizzazione, all’autentica scoperta del “sapere”).

Socrate non ha lasciato in eredità un modello pedagogico standardizzato che, come tutti i modelli, non sfugge alla regola di veicolare proposte d’ordine essenzialmente prescrittivo; bensì ha delineato un originale stile educativo e didattico, identificabile come un modo di procedere plastico ed adattato, convissuto e riflesso, scientificamente orientato, caratterizzato da elevata partecipazione personale e centrato sull’uso del dialogo.

I dieci meriti socratici

L’agire socratico, ha contribuito a tracciare una svolta nel pensiero e nello sviluppo della storia dell’educazione e della pedagogia occidentale e a distanza di molti secoli, anche nella società odierna, numerosi educatori hanno attinto dalla sua potenza edificatrice e della sua ampia vitalità.
Tale interessante fenomeno scaturisce da una molteplicità di meriti attribuibili al grande maestro, educatore e filosofo e sintetizzabili in dieci punti:

1. aver dato luogo al lungo dibattito su cos’è l’educazione, su chi ha diritto a educare e su quali sono le modalità di intervento educativo ottimale;
2. aver avviato il processo di forte accentuazione del valore individuale della persona, nella interezza della sua libertà e responsabilità morale, senza per questo metter da parte il ruolo essenziale della “comunità educante” (fattore che costituisce uno dei caratteri tipici della cultura occidentale);
3. aver riconosciuto l’educando come soggetto attivo, protagonista vero, e diretto costruttore del proprio percorso di formazione;
4. aver contrapposto al metodo dell’imposizione, o della trasmissione culturale, quello della scoperta personale e autentica del Sapere;
5. aver intuito che l’educazione nasce con la parola;
6. aver sostenuto, la propria azione educativo- didattica, con le molteplici forme dell’oralità (dialogo, dialettica, argomentazione, narrazione etc.), dando vita ad originali esperienze formative, rese estremamente coinvolgenti mediante l’esclusivo e semplice uso della parola;
7. aver creduto nella forza costruttrice del “fare ragionamento”, modalità che conduce al rilevante processo di concettualizzazione;
8. aver dato inizio alla presa di coscienza che senza processi di universalizzazione concettuale, senza l’acquisizione della capacità di elaborazione concettuale non è possibile giungere a un sapere oggettivo, universale,
9. aver scoperto la natura sociale ed interattiva dei processi di costruzione delle conoscenze (attraverso la problematizzazione, il conflitto cognitivo, il dialogo, il confronto e l’interazione verbale in genere) che porta con sé oltre al mutamento dal punto di vista cognitivo e linguistico, anche una forte partecipazione emotiva, quindi un cambiamento nel modo di esistere e di comportarsi;
10. aver introdotto una “regola dialogica” che non gratifica il parlare per parlare, l’improvvisazione, la superficialità e la conflittualità, bensì fonda le sue radici in un rete ove si intrecciano i seguenti momenti: definizione del “problema”, discussione delle opinioni, caduta dei pregiudizi, ascolto delle informazioni, attenta documentazione, ricerca.

Una diretta applicazione dei preziosi insegnamenti socratici, in definitiva, è consigliabile a tutti coloro che, quotidianamente, operano in contesti educativi e didattici, poiché appare urgente il bisogno di tornare a valorizzare le molteplici forme dell’agire verbale, restituendo alla parola la sua straordinaria forza educativa e recuperando la “dimensione” del dialogo in quanto forma più promettente della comunicazione educativa, formativa e didattica.

 

 


Note:

 

[1] H.I. Maurrou, Storia dell’educazione nell’antichità, Studium, Roma, 1984.

[2] Platone, Menone, traduzione e introduzione di F. Adorno, Laterza, Roma-Bari, 1997.

[3] F. Ravaglioli, Educazione occidentale, Armando Scuola, Roma, 1990.

[4] F. Cambi, Manuale di storia della pedagogia, Editori Laterza, Roma, 2003.

[5] C. Pancera, La paideia greca. Dalla cultura arcaica ai dialoghi socratici, Edizioni Unicopli, Milano, 2006

[6] R. Fornaca, Storia della pedagogia, La Nuova Italia, Scandicci (Firenze), 1991.

 


 

Autore: Lia Daniela Sasanelli, Dottoranda di Ricerca in “Scienze dell’Educazione e Analisi del Territorio”- Università degli Studi di Macerata, Docente Scuola Primaria, Esperta nei processi di formazione e valutazione.

 


 

copyright © Educare.it - Anno IX, Numero 5, Aprile 2009