- Categoria: Monografie
- Scritto da Diana Gianola
La famiglia e la richiesta di giustizia
In una visione romantica della famiglia il tema della giustizia sembrerebbe inapplicabile. Eppure basta riconoscere la diseguale distribuzione del lavoro domestico o la presenza diffusa di conflitti e violenze tra i membri per riconoscere come anche in ambito familiare vi siano fonti di ingiustizia. L’autrice affronta dal punto di vista filosofico il problema del rapporto tra la giustizia e la famiglia evidenziandone le sottese radici teoriche: dal rapporto tra la difesa della libertà del privato e le esigenze di uguaglianza del pubblico fino al nodo cruciale del riconoscimento della differenza che abita intimamente le relazioni familiari. Se la famiglia è il luogo genetico della differenza, le politiche nei suoi confronti diventano allora lo specchio in cui misurare la nostra capacità di tutelare e rispettare l'alterità: il nostro essere o non essere una democrazia.
Introduzione
La famiglia è un tema delicato perché apre un campo semantico e interdisciplinare vastissimo, dalla bioetica alla psicologia, dalla filosofia politica all’antropologia, dalla metafisica della paternità e della maternità alle teorie della giustizia.
Sicuramente, a differenza di quanto aveva ipotizzato David Cooper (Cooper 1971) la famiglia non è morta, piuttosto ha assunto vesti pluriformi. Basta guardare le emoji disponibili su Whatsapp per cogliere appieno la rappresentazione odierna dei legami familiari: uomo e donna, donna e donna o uomo e uomo con uno o due bambini, donna sola o uomo solo con uno o due bambini. Famiglie eterosessuali, famiglie omosessuali, famiglie monogenitoriali, famiglie con un bambino o al massimo due: famiglie diverse, plurali.
In una prospettiva filosofica la famiglia è un tema delicato perché intorno ai modi di pensarla e alle pratiche promosse per custodirla e valorizzarla ne va del nostro stesso essere uomini. La diagnosi di una crisi profonda della famiglia è comune e condivisa, ma occorre portare a più esplicita consapevolezza il fatto che, come Buber indicava già nel 1947, la «decomposizione progressiva delle vecchie forme organiche di diretta convivenza tra gli uomini», tra cui «la famiglia», costituisce l’elemento che conduce «il problema antropologico a maturazione» (Buber 2004, pp. 57-58): la crisi della famiglia mette in crisi l’umano in quanto tale e il modo di ripensarla è lo specchio del modo in cui ripensiamo come e cosa distingue il nostro essere umani.
Mutua benevolenza e giustizia con il broncio: la giustizia è un vizio?
Ha senso avanzare richieste di giustizia in relazione all'ambito famigliare? La domanda sul rapporto tra famiglia e giustizia rappresenta, essa stessa, un primo problema: non è scontata infatti la liceità filosofica di tale interrogativo. Per lungo tempo il pensiero filosofico non ha affrontato questo rapporto per diverse ragioni, opposte ma complementari: perché la famiglia era posta al di sotto del livello sociale nel quale prende senso la domanda di giustizia, oppure, al contrario, perché veniva considerata al di sopra del livello sociale, dove la giustizia cede il posto a valori più alti quali la benevolenza e la fratellanza.
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Autrice: Diana Gianola, dottore di ricerca in Filosofia, collabora con i corsi di Etica sociale e Antropologia filosofica dell’Università Cattolica e insegna storia e filosofia nella scuola secondaria di secondo grado.
copyright © Educare.it - Anno XVIII, N. 7, luglio 2018

