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Analisi psicologica e pedagogica del processo motivazionale

Il termine “motivazione” - centrale per un qualsiasi discorso di tipo educativo – necessita di essere riagganciato al suo significato più profondo di ricerca di “senso”. L’azione del motivare, infatti, si connota come azione eminentemente educativa.

Lo sforzo con cui la psicologia cerca di dar ragione del “come” della motivazione, porta in luce la necessità di chiarire – questa volta da un punto di vista pedagogico – il “cosa” ed il “perché” del processo motivazionale.

L’esplorazione del “sistema mente” evidenzia che la motivazione non è solo un processo attivato da meccanismi di tipo adattivo e/o compensativo perlopiù riconducibili a dimensione inconsce, ma da traguardi di senso che, in forza del potere attrattivo del valore – il cui corrispettivo psichico è il desiderio – sono in grado orientare la vita psichica del soggetto.

Motivazione: drive e motivation

Gli affetti modulano a livello inconsapevole tutta l’attività psichica e di conseguenza la condotta. Questa non è tuttavia determinata soltanto dagli affetti, ma anche da processi cognitivi più elaborati, molti dei quali sono consapevoli: su quest’ultimo elemento si pensa che i fini che un individuo persegue partecipino di quanto, con termine filosofico è stato denominato razionalità, e che in termini psicologici potrebbe essere tradotto come buon adattamento; su tale base inoltre si attribuisce al soggetto un margine decisionale che si basa su strategie di pensiero in larga parte consapevoli, che un tempo si indicavano con i concetti di libero arbitrio e di volontà.

In psicologia, per enucleare su basi scientifiche ciò che porta un soggetto a determinate condotte, è stato coniato il concetto di motivazione, a partire da quello di movente, già in uso nel linguaggio comune per indicare ciò che si pensa possa “muovere” un soggetto verso determinati fini e con determinate condotte. Il concetto motivazione (cui corrisponde in inglese “drive” e “motivation”, con due diverse sfumature semantiche) si è basato sulle ricerche sperimentali, condotte soprattutto sugli animali a partire dagli anni Trenta, per indicare il fattore, o l’insieme di fattori, che inducono l’animale a un certo comportamento o che lo spingono verso certe mete. Il concetto implica quindi quello di “spinta”, interna all’individuo, e/o di telos che attiva – e qui entrano in gioco memoria e rappresentazioni – il soggetto: vis a tergo e vis a fronte, si direbbe col linguaggio di un tempo.

Nell’uomo pertanto la motivazione può essere concepita come un insieme unitario di processi mentali che implicano affetti (che possono a loro volta essere concepiti come spinta intensa, o in certi casi addirittura come bisogni, ma anche in termini di rappresentazioni, consce e inconsce, che agiscono in quel momento nel contesto percettivo situazionale del soggetto) e interessi consapevoli, che configurano dei fini o scopi a loro volta collegati a elaborazioni mestiche. A livello neurologico tali combinazioni trovano il loro equivalente nel fatto che: “Le aree emozionali sono strettamente collegate a tutte le zone della neocorteccia attraverso una miriade di circuiti di connessione. Ciò conferisce ai centri emozionali l’immenso potere di influenzare il funzionamento di tutte le altre aree del cervello – compresi i centri del pensiero” (Goleman, 1996, p. 31). Le motivazioni ad agire in certe direzioni sono fenomeni strettamente connessi a sistemi emozionali che, seppur rimanendo inconsci, incentivano e dirigono il processo di elaborazione e di selezione delle informazioni.

Livelli impliciti, quali gli affetti, e livelli espliciti, quali gli intenti razionalmente perseguiti, concorrono a determinare il processo della motivazione. Come osserva LeDoux: “Sia i sistemi impliciti sia quelli espliciti contribuiscono alla motivazione. La memoria di lavoro è importante nel guidare il comportamento verso obiettivi esplicitamente rappresentati e che possono essere portati a termine sotto il controllo delle funzioni esecutive. Allo stesso tempo, abbiamo sistemi cerebrali che lavorano in maniera implicita al processamento degli incentivi che guidano il comportamento verso determinati obiettivi” (LeDoux 2002, p. 358). Continua LeDoux: “E’ cruciale comprendere non solo come prestiamo attenzione, ricordiamo o ragioniamo, ma anche perché prestiamo attenzione, ricordiamo o ragioniamo su alcune cose piuttosto che su altre” (2002, p. 241). Per l’autore, pensiero, emozione e motivazione costituiscono ciò che egli definisce la “trilogia mentale” (Ibidem 2002, p. 241).
Per Izard (1972) l’emozione costituisce “il sistema primario motivazionale” degli esseri umani. L’emozione però, chiarisce l’autore, non va interpretata come azione ma come lo stato mentale di preparazione all’azione. Inoltre, come osserva Jàuregui: “Il sistema emozionale è un sistema sui generis composto da un repertorio di emozioni, ognuna di natura diversa, mediante il quale il computer emozionale informa il soggetto e lo spinge a svolgere compiti indispensabili al funzionamento dei suoi sistemi fisici (respiratorio, digestivo, termici…) e sociali (biosociali): il sistema emozionale è progettato e installato nel cervello in sincronia con i sistemi somatici e biosociali seguendo tracciati bionaturali o bioculturali” (Jàuregui 1995, pp. 44-45). Si comprende così che nel processo motivazionale agiscono anche fattori di cui il soggetto non è consapevole, o lo è in modo parziale.

La psicoanalisi permette una certa osservazione e descrizione di questi fattori. I processi motivazionali, però, non sono determinati da fattori emotivi e affettivi. Gli studi di Simonov (1970) suggeriscono che essi fanno riferimento ad uno scopo che il soggetto si prefigge in quanto avverte in sé una mancanza in relazione a tale scopo; emozioni e affetti, invece, dipendono dalla situazione di bisogno e dai processi di valutazione e di elaborazione del soggetto in relazione alla tensione con cui persegue la realizzazione della soddisfazione del bisogno. La distinzione operata da Simonov, insieme a quanto osservato da Izard circa il fatto che l’emozione, nel processo motivazionale, non vada interpretata come azione ma come stato mentale di preparazione all’azione, ripropone, seppur in termini diversi, il problema posto da LeDoux.

L’ipotesi che la radice del processo motivazionale vada ricercata esclusivamente all’interno del determinismo biologico, come pure l’ipotesi che dipenda esclusivamente da un processo di condizionamento, sono ormai superate. Nel processo motivazionale interviene sì il sistema emozionale che, però, come osservato da Izard, non può da solo dar ragione dell’azione. Inoltre, come osservato da Simonov, nel processo motivazionale intervengono anche quei processi di coscienza tramite cui il soggetto coglie in sé uno stato di mancanza in relazione ad uno scopo che valuta importante per se stesso. Il problema sollevato da LeDoux diviene quindi decisivo al fine di comprendere il funzionamento di un processo motivazionale. L’interrogativo dell’autore pone in evidenzia la necessità di chiarire come avviene (ed è possibile) che livelli inconsci (impliciti) e consci (espliciti) si trovino allineati nel processamento degli incentivi che guidano il comportamento verso determinati obiettivi.

La risposta a questo problema comporta di necessità un ampliamento del discorso fin qui fatto, specialmente nella direzione di ulteriori approfondimenti.


 

Motivazione: motívus e actus

Si è detto sopra che la motivazione implica una “spinta” (la vis a tergo), e un telos (la vis a fronte). Proseguendo nell’analisi del termine, la motivazione fa riferimento, insieme, sia alla ragione (ràtio) dell’azione (actus), che al “ciò che muove” (nel senso di motívus) l’azione. Si evidenziano quindi due diverse dinamiche: quella razionale, che guida (drive) l’azione; e quella emotivo-affettiva, che spinge all’azione (motive-action).

Per capire cosa sia un processo motivazionale bisogna quindi saper rispondere ai seguenti quesiti:

(1) Che ruolo svolgono ràtio e motívus nel processo motivazionale?

(2) In che relazione si trovano all’interno di tale processo?

(3) Come è possibile che si possano allineare nel perseguimento di un medesimo fine?

Partendo dal primo quesito, rifacendosi a Izard (1972), si può osservare che il sistema emotivo-affettivo gioca il ruolo di stato mentale di preparazione all’azione. Con riferimento a quanto sopra ne deduciamo che sia questo il ruolo del motívus all’interno del processo motivazionale. Ma la motivazione è anche scelta, volontà, intenzionalità d’azione in relazione a ciò che soggettivamente si ritiene importante, necessario, dotato di valore. Lo stato mentale di preparazione all’azione, che come tale non è ancora azione vera e propria, necessita quindi di qualcosa che inneschi l’azione e la diriga (drive) verso una meta. E questo è il ruolo svolto dalla ràtio nel processo motivazionale.

Il secondo quesito pone il problema della relazione tra ràtio e motívus nel processo motivazionale. Il problema nasce dal fatto che i due termini si riferiscono a livelli diversi del sistema mente che implicano una differente consapevolezza. Prova ne è il fatto che non sempre ràtio e motívus coincidono. Si possono infatti perseguire razionalmente scopi che nulla o poco hanno a che fare con ciò che a livello emotivo-affettivo sta avvenendo. E ciò può avvenire sia a livello consapevole, come pure, e più frequentemente, a livello inconsapevole. Il soggetto in questi casi pur dicendosi o sentendosi motivato a compiere certe azioni, di fatto vive interiormente un senso di frustrazione o di progressivo impoverimento. Può anche accadere che egli si accorga che ciò che persegue a livello di scelta razionale (ràtio) non lo stia soddisfacendo e, nel contempo, sentirsi bloccato nel cambiamento perché convinto che ciò che razionalmente ha scelto sia giusto così. Come pure può avvenire che sia consapevole che il suo bisogno emotivo-affettivo (motívus) contrasti ciò che razionalmente ha scelto, ma decidere comunque di continuare nella medesima direzione perché convinto che tale sentimento non possa essere soddisfatto altrimenti (finendo così per camuffare una motivazione emotivo-affettiva con una scelta razionale). In altri termini ràtio e motívus riguardano una situazione conflittuale di cui il soggetto non è consapevole.

Il terzo quesito nasce invece dal problema di capire come sia possibile che ràtio e motívus si possano trovare allineati coerentemente in un unico processo motivazionale. In altri termini:- Come può avvenire che ciò che razionalmente perseguiamo si trovi in sintonia con ciò che a livello emotivo-affettivo sentiamo? Su questo punto il discorso si apre ulteriormente.

Come altrove spiegato (cfr. Imbasciati, Lascioli, 2005) lo sviluppo della mente procede per simbolizzazioni e acquisizioni di senso (Bion 1962, Fonagy 2001) a partire da esperienze emotivo-affettive: l’eros tende al lògos (Imbasciati 19983b, 1998). Questo dato si impone sia all’indagine psicologica che, da altri vertici, a quella pedagogica e filosofica. L’uomo è spinto in ogni sua condotta dal bisogno di aumentare la propria conoscenza. Si tratta di un essere bisognoso di senso. Dal vertice della riflessione pedagogico-filosofica Émile Boutroux (1845-1921) ha osservato che il bisogno di senso è diverso da ogni altro bisogno, in quanto esso è il bisogno fondamentale dell’uomo, non tanto perché senza questo l’uomo non può più vivere, ma perché è ciò senza cui egli non vuol più vivere: vero collasso del sistema mente. La centralità del bisogno di senso deriva dal fatto che è proprio tale bisogno a sostanziare come umano (ovvero come bisogno dell’uomo) ogni altro ed ulteriore bisogno (Lascioli 2001). Come osserva Frankl si tratta di “una motivazione particolare non riconducibile ad altri bisogni né da essi derivabile” (Frankl, 1987, p. 16). Il bisogno di senso può essere descritto come stato di tensione del soggetto non caratterizzato da carenze in ordine alla propria sopravvivenza biologica, ma dal desiderio di perseguire nella realtà qualcosa che il sistema mente individua come significativo in ordine al proprio funzionamento. Il bisogno di senso è ciò che intenziona (nel senso che mette in-tensione) il sistema mente. Ma tale tensione, interna alla soggettività, non è ancora un processo motivazionale. Manca infatti della componente rappresentazionale ovvero, l’oggetto interno-esterno che il soggetto individua come idoneo a dare contenuto al proprio bisogno di senso. Questo oggetto è ciò che, in altri termini, viene denominato valore (ciò che è dotato di senso).

Tra valore, da un lato, e bisogno di senso, dall’altro, si instaura un doppio legame (inter-esse). Il rappresentante psichico di questo legame è il desiderio che, come tale, non è il bisogno di senso (tensione interna al sistema mente), né il valore (rappresentazione psichica dell’oggetto interno-esterno dotato di senso). Il desiderio è espressione psichica dell’interesse ovvero, allineamento di livelli inconsci (impliciti) e consci (espliciti). Il ruolo giocato dal desiderio è quello di processare incentivi inconsci con scopi consci in modo funzionale al permanere dell’allineamento tra livello inconscio e conscio. Il processamento avviene in quanto ciò che il soggetto individua come valore nella realtà in riferimento al proprio bisogno di senso, genera una percezione soggettiva di carenza rispetto a tale valore. Il sistema mente, grazie al desiderio, processa gli incentivi, consci e inconsci, grazie a cui si allineano nel processo motivazionale motívus e ràtio. La possibilità di tale allineamento va ricercata in ciò che Frijda (1986) chiama “elicitazione di un’emozione”. Secondo l’autore le emozioni dipendono sia da eventi stimolo che da interessi (concerns); è l’interazione tra questi che governa il sistema emozionale. L’evento stimolo, da solo, osserva Frijda, non ha un vero e proprio potenziale emotigeno. Affinché il sistema emozionale funzioni allineato con il sistema razionale è necessaria la presenza di un interesse, anteriore all’evento stimolo, e che il soggetto porta con sé quando si trova ad affrontare l’evento (Frijda 1986, p. 383).

La motivazione si configura quindi come qualcosa di intrinseco al continuo espandersi del sistema mente nella direzione di un’armonizzazione tra bisogno di senso e ricerca di ulteriore conoscenza.

 


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copyright © Educare.it - Anno V, Numero 3, Febbraio 2005