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Analisi psicologica e pedagogica del processo motivazionale - Motívus e actus

 

Motivazione: motívus e actus

Si è detto sopra che la motivazione implica una “spinta” (la vis a tergo), e un telos (la vis a fronte). Proseguendo nell’analisi del termine, la motivazione fa riferimento, insieme, sia alla ragione (ràtio) dell’azione (actus), che al “ciò che muove” (nel senso di motívus) l’azione. Si evidenziano quindi due diverse dinamiche: quella razionale, che guida (drive) l’azione; e quella emotivo-affettiva, che spinge all’azione (motive-action).

Per capire cosa sia un processo motivazionale bisogna quindi saper rispondere ai seguenti quesiti:

(1) Che ruolo svolgono ràtio e motívus nel processo motivazionale?

(2) In che relazione si trovano all’interno di tale processo?

(3) Come è possibile che si possano allineare nel perseguimento di un medesimo fine?

Partendo dal primo quesito, rifacendosi a Izard (1972), si può osservare che il sistema emotivo-affettivo gioca il ruolo di stato mentale di preparazione all’azione. Con riferimento a quanto sopra ne deduciamo che sia questo il ruolo del motívus all’interno del processo motivazionale. Ma la motivazione è anche scelta, volontà, intenzionalità d’azione in relazione a ciò che soggettivamente si ritiene importante, necessario, dotato di valore. Lo stato mentale di preparazione all’azione, che come tale non è ancora azione vera e propria, necessita quindi di qualcosa che inneschi l’azione e la diriga (drive) verso una meta. E questo è il ruolo svolto dalla ràtio nel processo motivazionale.

Il secondo quesito pone il problema della relazione tra ràtio e motívus nel processo motivazionale. Il problema nasce dal fatto che i due termini si riferiscono a livelli diversi del sistema mente che implicano una differente consapevolezza. Prova ne è il fatto che non sempre ràtio e motívus coincidono. Si possono infatti perseguire razionalmente scopi che nulla o poco hanno a che fare con ciò che a livello emotivo-affettivo sta avvenendo. E ciò può avvenire sia a livello consapevole, come pure, e più frequentemente, a livello inconsapevole. Il soggetto in questi casi pur dicendosi o sentendosi motivato a compiere certe azioni, di fatto vive interiormente un senso di frustrazione o di progressivo impoverimento. Può anche accadere che egli si accorga che ciò che persegue a livello di scelta razionale (ràtio) non lo stia soddisfacendo e, nel contempo, sentirsi bloccato nel cambiamento perché convinto che ciò che razionalmente ha scelto sia giusto così. Come pure può avvenire che sia consapevole che il suo bisogno emotivo-affettivo (motívus) contrasti ciò che razionalmente ha scelto, ma decidere comunque di continuare nella medesima direzione perché convinto che tale sentimento non possa essere soddisfatto altrimenti (finendo così per camuffare una motivazione emotivo-affettiva con una scelta razionale). In altri termini ràtio e motívus riguardano una situazione conflittuale di cui il soggetto non è consapevole.

Il terzo quesito nasce invece dal problema di capire come sia possibile che ràtio e motívus si possano trovare allineati coerentemente in un unico processo motivazionale. In altri termini:- Come può avvenire che ciò che razionalmente perseguiamo si trovi in sintonia con ciò che a livello emotivo-affettivo sentiamo? Su questo punto il discorso si apre ulteriormente.

Come altrove spiegato (cfr. Imbasciati, Lascioli, 2005) lo sviluppo della mente procede per simbolizzazioni e acquisizioni di senso (Bion 1962, Fonagy 2001) a partire da esperienze emotivo-affettive: l’eros tende al lògos (Imbasciati 19983b, 1998). Questo dato si impone sia all’indagine psicologica che, da altri vertici, a quella pedagogica e filosofica. L’uomo è spinto in ogni sua condotta dal bisogno di aumentare la propria conoscenza. Si tratta di un essere bisognoso di senso. Dal vertice della riflessione pedagogico-filosofica Émile Boutroux (1845-1921) ha osservato che il bisogno di senso è diverso da ogni altro bisogno, in quanto esso è il bisogno fondamentale dell’uomo, non tanto perché senza questo l’uomo non può più vivere, ma perché è ciò senza cui egli non vuol più vivere: vero collasso del sistema mente. La centralità del bisogno di senso deriva dal fatto che è proprio tale bisogno a sostanziare come umano (ovvero come bisogno dell’uomo) ogni altro ed ulteriore bisogno (Lascioli 2001). Come osserva Frankl si tratta di “una motivazione particolare non riconducibile ad altri bisogni né da essi derivabile” (Frankl, 1987, p. 16). Il bisogno di senso può essere descritto come stato di tensione del soggetto non caratterizzato da carenze in ordine alla propria sopravvivenza biologica, ma dal desiderio di perseguire nella realtà qualcosa che il sistema mente individua come significativo in ordine al proprio funzionamento. Il bisogno di senso è ciò che intenziona (nel senso che mette in-tensione) il sistema mente. Ma tale tensione, interna alla soggettività, non è ancora un processo motivazionale. Manca infatti della componente rappresentazionale ovvero, l’oggetto interno-esterno che il soggetto individua come idoneo a dare contenuto al proprio bisogno di senso. Questo oggetto è ciò che, in altri termini, viene denominato valore (ciò che è dotato di senso).

Tra valore, da un lato, e bisogno di senso, dall’altro, si instaura un doppio legame (inter-esse). Il rappresentante psichico di questo legame è il desiderio che, come tale, non è il bisogno di senso (tensione interna al sistema mente), né il valore (rappresentazione psichica dell’oggetto interno-esterno dotato di senso). Il desiderio è espressione psichica dell’interesse ovvero, allineamento di livelli inconsci (impliciti) e consci (espliciti). Il ruolo giocato dal desiderio è quello di processare incentivi inconsci con scopi consci in modo funzionale al permanere dell’allineamento tra livello inconscio e conscio. Il processamento avviene in quanto ciò che il soggetto individua come valore nella realtà in riferimento al proprio bisogno di senso, genera una percezione soggettiva di carenza rispetto a tale valore. Il sistema mente, grazie al desiderio, processa gli incentivi, consci e inconsci, grazie a cui si allineano nel processo motivazionale motívus e ràtio. La possibilità di tale allineamento va ricercata in ciò che Frijda (1986) chiama “elicitazione di un’emozione”. Secondo l’autore le emozioni dipendono sia da eventi stimolo che da interessi (concerns); è l’interazione tra questi che governa il sistema emozionale. L’evento stimolo, da solo, osserva Frijda, non ha un vero e proprio potenziale emotigeno. Affinché il sistema emozionale funzioni allineato con il sistema razionale è necessaria la presenza di un interesse, anteriore all’evento stimolo, e che il soggetto porta con sé quando si trova ad affrontare l’evento (Frijda 1986, p. 383).

La motivazione si configura quindi come qualcosa di intrinseco al continuo espandersi del sistema mente nella direzione di un’armonizzazione tra bisogno di senso e ricerca di ulteriore conoscenza.

 


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copyright © Educare.it - Anno V, Numero 3, Febbraio 2005