- Categoria: Intercultura e scuola
Quale didattica interculturale?
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Le pagine che seguono sono la registrazione delle riflessioni che allora svolsi per tentare una risposta. Le ritrovo oggi, rileggendole per preparare di un intervento che mi è stato chiesto per un seminario sul tema del minore extra comunitario. [4] Sono trascorsi quasi 5 anni e parecchie decine di attentati, che vuol dire centinaia di persone uccise, tra cui molti bambini. Alcuni mesi fa, poi, sono esplose le banlieue parigine.[5] Mi pare che possano offrire ancora qualche spunto di riflessione. Ho soltanto aggiornato alcuni dati e inserito il riferimento a qualche testo uscito nel frattempo e chi mi è parso utile ad ampliare il discorso ed offrire piste per l’approfondimento.
1. Quale formazione interculturale oggi?
La scuola italiana è sempre più multiculturale.[6] E forse proprio la scuola è l’ambito dove gli stranieri, a dispetto delle opinioni comuni, creano/incontrano meno difficoltà.[7] Ciò non significa, ovviamente, che gli insegnanti si sentano preparati ad affrontare le classi “colorate”, ma ciò comporta, altrettanto ovviamente, che i luoghi istituzionalmente deputati alla formazione degli insegnanti non possono non considerare l’evoluzione del fenomeno immigrazione e la sua conseguente incidenza sulla popolazione, in particolare scolastica.[8] Chi si prepara alla professione docente è bene che cominci da subito a rapportarsi con la multiculturalità, a immaginarsi mediatore culturale e, contemporaneamente, multiculturale.[9]
La bibliografia sul tema è già vastissima, in continua crescita e, conseguentemente, per gli studenti, dispersiva. Non solo, ma la costante evoluzione del quadro normativo, il moltiplicarsi di studi sondaggi e statistiche rende il tema dell’interculturalità difficilmente afferrabile. Si legge un testo, un saggio e se ne ricava un’impressione di datato: i “numeri” che riporta fanno riferimento ad una realtà ormai superata.
Come, dunque, aiutare gli studenti che si preparano ad esercitare la professione docente ad aprire il proprio curriculum ai temi dell’interculturalità?
Non basta. C’è stato l’11 settembre. L’11 settembre, è stato detto, ha cambiato il mondo. Io non so dire quanto ciò sia vero, per quanti; ma mi pare che dopo quei tragici fatti non si possano più affrontare i temi legati ai rapporti tra civiltà e culture, in particolar modo nei luoghi formativi, senza problematizzare. E il primo problema da tenere presente e da mettere a fuoco è la radicalizzazione dei punti di vista, la polarizzazione senza scampo. L’11 settembre ha ristretto lo spazio per il dibattito critico. Sulla scia delle legittime forti emozioni (incredulità, sconcerto, paura, rabbia, sdegno…), è stato necessario schierarsi: pro o contro, di qua o di là. E chi ha tentato di non stare al gioco, chi ha perseguito gli ardui sentieri della critica è stato comunque letto come schierato, fiancheggiatore, traditore o infiltrato. L’affermazione: - Nulla può giustificare un crimine come quello che ha sconvolto gli USA l’11 settembre. Deve essere chiaro. Ma detto questo, non si può non interrogarsi sulle ragioni e sui problemi che stanno dietro atti simili; è riletta così: - I terroristi hanno le loro buone motivazioni, probabilmente hanno ragione. Il fine, anche per loro, giustifica i mezzi.
Ground zero viene presentato come l’incontrovertibile prova dell’attendibilità della profezia di Huntington: o l’Occidente recupera la propria identità, con le responsabilità conseguenti, o si perderà per sempre.[10] Essere occidentale, allora, dopo quel fatale giorno, significa provare orgoglio e rabbia, e l’orgoglio e la rabbia non lasciano molto spazio alla critica sulla quale, peraltro, tanta parte di quella tradizione che si è soliti chiamare occidentale si è fondata.[11]
La polarizzazione era, del resto, già stata avviata. Prima dell’11 settembre ci sono stati il 20 e 21 luglio, il Vertice G8. Le vicende, pure esse tragiche, nelle debite proporzioni, svoltesi in quei giorni a Genova, e che hanno non pochi legami tematici con le questioni dell’interculturalità, avevano già spaccato in due il mondo.
Ecco, riflettere per alcune lezioni con studenti universitari che si preparano alla professione docente, sulla caratterizzazione interculturale della didattica non è possibile, non è credibile senza un preliminare ragionamento sullo sfondo, di cui certo si può anche non essere consapevoli, dell’attualità.
Il programma delle lezioni preparato per tempo non era più sostenibile. La presentazione dei temi e degli strumenti per la didattica interculturale richiedeva un nuovo fondamento, un preliminare lavoro di scavo. L’essenziale mi pareva, e continua a parermi, l’elaborazione di un nuovo pensiero critico su cui fondare razionalmente una pedagogia ed una didattica interculturali.

