- Categoria: Intercultura e scuola
- Scritto da A. Niero, L. Pasqualotto
L'integrazione dei bambini stranieri a scuola - Problemi dell'integrazione scolastica
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Problemi dell'integrazione scolastica
Lo sviluppo di un bambino non è il risultato di un'azione pedagogica isolata, ma di una serie di atti educativi continua e globale che coinvolge l'ambiente familiare, lo spazio sociale e le strutture educative e scolastiche.
Le difficoltà di ordine economico, psicologico, affettivo, la precarietà del progetto migratorio, gli atteggiamenti dei genitori, costantemente oscillanti fra la stabilizzazione e la nostalgia del ritorno, si proiettano sul bambino e influenzano in maniera profonda il processo d'integrazione a scuola con i coetanei locali.
Inoltre va ricordato che il senso di provvisorietà è rinforzato dalle condizioni economiche e giuridiche dell'immigrato extracomunitario in Italia: nessuna reale possibilità di promozione professionale e di mobilità lavorativa; necessità di negoziare spesso il diritto a rimanere, attraverso il rinnovo annuale del permesso di soggiorno. A ciò si aggiunga la situazione abitativa precaria e la difficoltà di comunicare in italiano.
Infine la diffusa condizione di analfabetismo o di bassa scolarizzazione, la disinformazione sul sistema scolastico e sulle strutture assistenziali ed educative, rappresentano fattori che rendono estremamente difficile ai genitori stranieri progettare e collaborare alla formazione della prole. Vi è, da una parte, una certa aspettativa nella riuscita scolastica dei figli, dall'altra l'incapacità a seguirli e a sostenerli nella loro carriera scolastica.
Si ha spesso la tentazione di leggere in chiave puramente didattica la riuscita o il fallimento della scolarizzazione dei bambini stranieri, quando occorrerebbe invece considerare più attentamente gli aspetti psicosociali ed affettivi. Per esemplificare, il bambino "altro" subisce inevitabilmente (in termini positivi o negativi che siano) una maggior attenzione sia dai propri coetanei che dagli adulti. Il rapporto di disuguaglianza che caratterizza lo status giuridico dello straniero si riflette su tutti gli aspetti della sua identità psicologica, sociologica e antropologica. Egli percepisce presto "la differenza" e su questa percezione imposta i pilastri della propria personalità, della propria appartenenza.
Se poi consideriamo che la necessità lavorativa dei genitori affida presto il bambino ai luoghi di babysitting prima e di scolarizzazione poi, diviene fondamentale la presenza di strutture e di persone che integrino l'intervento educativo della famiglia e che siano in grado di svolgere non solamente un ruolo di custodia, ma anche di offrire stimoli e di contribuire allo sviluppo di tutte le sue potenzialità.
D'altro canto, l'analisi dei fattori che influiscono sul successo dell'inserimento scolastico deve tener conto, oltre alle eventuali condizioni di svantaggio socioculturale, anche di tutte le omissioni di cui la scuola e la società sono responsabili.
Ad esempio, l'informazione e l'orientamento sui servizi educativi e scolastici passano attraverso canali comunicativi che difficilmente raggiungono i genitori extracomunitari. Inoltre nella scuola dell'obbligo non è prevista oggi nessuna forma specifica di sostegno per l'accoglienza e l'inserimento di bambini stranieri non italofoni. Perciò nei primi tre o quattro mesi, com'è stato ampiamente dimostrato (9), gli alunni extracomunitari "se ne stanno chiusi in se stessi, come staccati da tutto: (...) devono imparare a conoscere la nuova scuola, le regole, la disciplina; devono imparare l'italiano per comunicare con gli altri, per giocare, e infine l'italiano per studiare, la lingua per esprimere idee, concetti, astrazioni" (10).
Per questo problema non sembra sufficiente quanto previsto dal nuovo ordinamento della scuola elementare (Legge n. 148/1990, art. 9, 2° comma): "nell'ambito delle ore di insegnamento, una quota può essere destinata al recupero individualizzato o per gruppi ristretti di alunni con ritardo nei processi di apprendimento, anche con riferimento ad alunni stranieri, in particolare provenienti da paesi extracomunitari". Per la scuola media non sono previste neppure queste poche risorse.
Un'altra carenza riguarda l'impiego di "mediatori" di madre lingua, che dovrebbero agevolare la comunicazione nell'ambito scolastico ed i rapporti scuola-famiglia. Tale supporto è ancora molto limitato, poiché dipende dalle risorse e dalla sensibilità degli Enti locali.
Di fronte a questa complessa situazione, fonte di disagio per il minore straniero, si concorda con Perotti sulla necessità che il sistema educativo sia compreso in una coerente politica d'insieme, "dove l'economico, il giuridico, il politico e il sociale mirano allo stesso obiettivo: l'uguaglianza delle opportunità per gli individui e le comunità" in modo che le differenze non si trasformino in diseguaglianze (11).
Note
1. L. Zanfrini, Aspetti e problemi dell'immigrazione in Italia, in "Aggiornamenti sociali", 1996, n. 5, p. 372. Vedasi anche L. Passuello, Educazione interculturale nella scuola. Implicazioni metodologico/didattiche, in A. Agosti (a cura di), Intercultura e insegnamento, Sei, Torino, 1996, p. 91.
2. L. Passuello, Educazione interculturale nella scuola. Implicazioni metodologico/didattiche, cit., p. 97
3. G. Biancardi, P. Galeotti, G. Pasquini (a cura di), Materiali didattici sull'immigrazione, op. cit., p. 27.
4. L. Amatucci, La scuola italiana e l'educazione interculturale, in A. Agazzi (a cura di), La scuola nella società multietnica, La Scuola, Brescia, 1994, p. 55.
5. L. Passuello, Educazione interculturale nella scuola. Implicazioni metodologico/didattiche, op. cit., p. 102.
6. Antonio Perotti è direttore del CIEMI (Centro di informazione e di studi sulle migrazioni internazionali di Parigi), citato in M. Santerini, La scuola nella società multiculturale: orientamenti per l'Italia e l'Europa, in A. Agazzi (a cura di), La scuola nella società multietnica, op. cit., p. 65.
9. Tra i vari contributi sull'argomento, si veda in particolare G. Favaro, T. Colombo, I bambini della nostalgia, Mondadori, Milano, 1992.
10. M. Giusti, L'educazione interculturale nella scuola di base, La Nuova Italia, Firenze, 1995, p. 29.
11. A. Perotti, Nuovo pluralismo culturale e sistemi educativi europei, In "Aggiornamenti sociali", 1992, n. 5, p. 385.
copyright © Educare.it - Anno VI, Numero 1, Dicembre 2005
DOI: 10.4440/200512/NIERO-PASQUALOTTO

