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Le strutture concettuali nell'insegnamento-apprendimento
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Il contributo di Jerome Bruner alla pedagogia scolastica è ampiamente riconosciuto. Annoverato tra i padri della psicologia cognitiva, lo studioso statunitense ha il merito di aver messo in luce, anche in contrapposizione con il comportamentismo, che ogni alunno ha un suo portato culturale, fatto di schemi mentali, una certa visione del mondo e della realtà da cui non si può prescindere nella didattica scolastica. A differenza di Piaget, il quale era convinto che lo sviluppo cognitivo avvenisse per fasi successive, Bruner afferma che non esistono stadi di sviluppo ben delineati ma che le diverse competenze continuano a coesistere ed a interagire nell’arco della vita; è grazie ad essi che il pensiero modifica la propria struttura al fine di organizzare sistematicamente le conoscenze via via acquisite.
Perciò ogni alunno ha una propria forma mentis, modelli di pensiero o categorie mentali che lo rendono diverso dagli altri. Secondo Bruner i processi cognitivi si sviluppano mediante la categorizzazione, attività dinamica che consente di conoscere la realtà e di trarre da essa le informazioni necessarie per selezionare, ordinare, adattare e orientare l’apprendimento secondo modelli che ognuno idealmente costruisce nella propria mente. Alla base della categorizzazione esiste la “percezione” che colloca il soggetto all’interno di un micro-ambiente individuale (cultura, bisogni e desideri personali).
In questo breve articolo si intende richiamare un altro (e complementare) contributo di Bruner alla scuola moderna: il concetto di struttura.
Ogni argomento ha la sua struttura, coerenza, bellezza. Questa struttura è ciò che conferisce all’argomento la sua fondamentale semplicità. E’ apprendendo la natura di essa che riusciamo ad afferrare il significato essenziale dell’argomento stesso [1]
Secondo questo approccio le conoscenze nascono e si sviluppano organizzandosi sui dati dell’esperienza: l’efficacia e la loro validità sono il risultato della ricerca delle strutture sulle quali si fondano. La didattica attiva che ne consegue, perciò, pone al centro dell’interesse il singolo alunno, lo stile cognitivo personale, gli atteggiamenti e le attitudini, le potenzialità e le risorse che vanno canalizzate in strutture organizzatrici adeguate.
Esperienza ed educazione sono entrambe causa di sviluppo e lo strutturalismo didattico ne coglie la convergenza nello specifico contesto storico. L’evoluzione psicologica e le competenze cognitive possono essere sostenute ed incoraggiate, dunque, solo se si evitano le frammentazioni della conoscenza, la riduzione a compartimenti stagni delle discipline scolastiche. In questa prospettiva insegnare significa, in ultima istanza, fare cultura a partire dalla sapiente interazione tra i saperi degli alunni e le conoscenze codificate dalle diverse scienze.

