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Le strutture concettuali nell'insegnamento-apprendimento - Seconda parte

Lo strutturalismo bruneriano presuppone una dinamicità psicologica capace di collegarsi di volta in volta con gli oggetti del contesto scolastico, i quali possiedono una propria e invariante struttura logico-scientifica. Ad es., in fisica (…) l’idea di forza, in chimica di combinazione, in psicologia quella di motivazione, in letteratura quella di stile. La storia della cultura è la storia delle grandi idee organizzative e strutturali” [2]. Organizzando l’insegnamento a “spirale”, è possibile far acquisire, in ogni ordine di studi, i nuclei tematici di base, di ampliarli e ricontestualizzarli in situazioni diverse per costruire nuovi concetti e problemi.

L’insegnante in questo contesto rappresenta un sostegno e un supporto come lo stesso Bruner indica con il termine scaffolding (da scaffold, struttura di sostegno). Lo studioso spiega come nell’attività didattica sia necessario far confluire l’area effettiva di sviluppo cognitivo (competenze già acquisite) con l’area potenziale di sviluppo (competenze che si possono potenzialmente acquisire). Il punto di confluenza è rappresentato dalla “zona di sviluppo prossimale”; il termine, già efficacemente usato da Vygotskij, riveste una particolare rilevanza didattica perché nella società post-moderna gli stimoli ambientali offrono una pluralità di occasioni di conoscenza che possono accelerare lo sviluppo cognitivo del soggetto. L’insegnante deve offrirsi come un facilitatore dell’apprendimento, teso a far cogliere agli alunni la bellezza della scoperta di relazioni, leggi, proprietà delle singole discipline.

Occorre precisare, infine, che nel pensiero di Bruner la scuola è vista come lo strumento privilegiato per il miglioramento dell’educazione e della società; essa ha il compito di trasmettere ad ogni bambino e ragazzo i linguaggi fondamentali con i quali si accede al sapere. Questa concezione è molto importante se si pensa alla composizione multiculturale della società moderna ed alla conseguente presenza, nelle istituzioni scolastiche, di molti alunni stranieri e di una pluralità di linguaggi.

L’educazione non è semplicemente una questione tecnica di buona gestione dell’elaborazione dell’informazione, né si può limitare all’applicazione di teorie dell’apprendimento...è invece un’attività complessa che si propone di adattare una cultura alle esigenze dei suoi membri e i loro modi di conoscere alle esigenze della cultura [3]. 

 


Note
1) Bruner J.S., Dopo Dewey. Il processo di apprendimento nelle due culture, Armando, Roma 1971, p. 133.
2) Bruner J.S., Conoscere. Saggi sulla mano sinistra, trad. it., Roma, Armando, 1968.
2) Bruner J.S., La cultura dell’educazione, trad. it., Feltrinelli, 1997 (7^ ed.2000), pp. 55-56


copyright © Educare.it - Anno XII, N. 4, marzo 2012