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L'educazione come trasmissione: valenze e significati

Un'idea di educazione che pone le sue basi sul principio di causa-effetto trova nell'atto educativo o, se si preferisce, nel "gesto educativo", il fondamento di ogni trasmissione riuscita. E' ben noto che, per i criteri dei postulati dell’educazione tradizionale, ciò rappresenta un vero cambiamento perché sottolinea in maniera implicita il momento di crisi delle autorità educative e, conseguentemente, della trasmissione di cifre valoriali (dove il valore non assume caratteristiche universali, ma è strettamente legato all'orizzonte dell'educatore).

Questa critica della trasformazione in atto che, per molti aspetti si vuole scientifica, nasce anche da una acuta osservazione della società presente, una società che dovrebbe darsi i mezzi per meglio attuare in maniera definitiva il triplo ruolo parentale che svolge nei riguardi del singolo: genitore (chiama alla vita offrendo la coscienza di far parte di una collettività; offre una possibilità di sviluppo e di emancipazione all'interno della collettività stessa), educatore (da le linee direttrici: le leggi che, da un lato vogliono guidare secondo un progetto educativo di base già pianificato, dall’altro vogliono fare emergere il meglio di ognuno nell’interesse del singolo e della collettività), sostentatore (fornire beni, impegnandosi ad offrire possibilità di stabilità e di miglioramento, ed energie, classificando in base alle inclinazioni individuali per garantire un progresso collettivo in tutti i settori).

Questo significa fare una critica costruttiva mirata al futuro e, nel caso dell'educazione e formazione del bambino, all'avvenire più prossimo, con un'azione educativa rinnovata. Da qui nasce, in ambito educativo, un ideale di proposizione che intende incarnare sia un progetto politico concreto, sia una base utopica, per accompagnare con il supporto scientifico adeguato un processo che potremmo dire di ominazione.

 

L'idea: trasmettere valori

In primo luogo, bisogna prendere le mosse da una critica radicale della scuola odierna "devitalizzata", dove dominano "l'addomesticamento", una incomprensione radicale del bambino, dove regna il moralismo, che promuove formalismo, verbalismo, erudizione e conformismo. Audaci spiriti "rivoluzionari" (1) hanno denunciato il fallimento del "modello sofistico della pedagogia della menzogna" ed hanno letto lo sviluppo sociale come il naturale processo della società capitalista di consumo, di degrado del lavoro, di amoralità (2): la pedagogia, però, dovrebbe leggere la trasmissione come un atto che non in modo imprescindibile deve avere delle caratteristiche strettamente legate all'andamento sociale, ma autonomo e legato direttamente al gesto educativo.

Bisogna premettere che la scuola odierna, diventata inefficace, garantisce, però, e questo è scientificamente provato, una forma di trasmissione che è quella di un modello sociale autoritario, non egualitario, la cui figura pedagogica preferita è quella di una posizione magistrale e frontale: "modello o: stile trasmissivo" o "trasmissivo-didattico", opposto ai modelli maieutici, di appropriazione vera ed intima (3).

Una nuova filosofia dell'educazione obbliga a rifiutare i condizionamenti sociali, ponendo l'atto educativo come gesto fondatore di ogni trasmissione riuscita. Trasmettere vuole dire farsi promotore di un messaggio che deve essere in maniera integrale fatto proprio, ed il messaggio spesso deve essere in conflitto con dei modelli sociali che puntualmente vengono proposti all'utenza da educare e da formare in ambito scolastico: la socialità del messaggio non è garanzia di autenticità morale, bensì solo la trasmissione di un gesto educativo dettato da cifre valoriali profonde può determinare una maggiore e più autonoma integrazione tra il soggetto educato e la società, poiché all'interno della collettività egli si porrebbe in una condizione di dinamismo intellettuale, proponendo idee che si diversificano da modelli stereotipati.
Occorre formare delle persone, degli uomini, non dei numeri omologati e privi di un qualsiasi germe di individualità.


 

Un progetto di trasmissione per la scuola

Tra l’arricchimento del patrimonio culturale e valoriale e la formazione di intelligenze in divenire, un’azione educativa non può e non deve avere come preoccupazione costante il progresso. Solo una pedagogia instancabile di una posizione educativa animata dalla ragione, da una scuola totale, nata dalla rottura col passato e dal passato stesso, che intende conquistare il senso della trasmissione di caratteri individuali ed autonomi, che significa in ultima istanza: formare una generazione meno disunita, alla quale poter tramandare, senza troppo timore, ipotesi di soluzione dei difficili problemi del futuro. Vuol dire che l’educazione dovrebbe mirare a una nuova generazione, migliore della precedente, mentre il sistema attuale non produce che il tipo d’uomo che si vuole oggi: e questo è triste (4).

Sfuggendo alla trappola del nuovo (5) i precursori di questa strategia educativa, tutti "ossessionati della trasmissione" (6) hanno inteso impegnare, in un’abbondanza di idee, un’avventura educativa all’altezza della posta in gioco dell’epoca.

Occorre, oggi più che mai, un progetto di scuola che parte, nell’insieme, dal percorso trasmissibile e vi trova la sua coerenza e la sua finalità: un progetto che trovi la sua base in un triplice riferimento alla scienza (in ciò che essa ha di più serio e audace, da non confondersi con lo sperimentalismo infondato, ma su quel complesso di informazioni, di nozioni che caratterizzano ogni disciplina), all’etica (che impegna la totalità del soggetto, rappresentando quella trasmissione di cifre valoriali, quindi il momento formativo), e alla politica (che è la finalità ultima del processo di trasmissione che, a condizione di non ridursi a degli artifici, vista bensì come la critica dell’astrattismo, è il luogo ideale dove scienza ed etica confluiscono e trovano la loro sintesi consistente nell’applicazione delle informazioni e della formazione scolastica).

Poiché ogni atto pedagogico singolare contribuisce a creare l’educazione generale che è data dalla trasmissione di tanti atti particolari, trasmettere significa, quindi, integrare l’eredità è nello stesso tempo preservare in ciascuno ciò che vi è di nuovo e di innovativo (7): promuovere un progetto articolato di trasmissione nel bambino o nell’adolescente, significa emancipare il corpo sociale nella sua interezza. Si tratta di coltivare le energie, di accrescere le potenzialità dell’essere, di facilitare la manifestazione delle potenti forze di cambiamento in ogni essere umano. Tutti sono capaci e niente impedisce di sognare: in una scuola liberata dalla paura, i bambini potrebbero sentirsi liberi di sorridere e quindi liberi di apprendere e recepire gli input loro trasmessi.

Bisogna, quindi, trasmettere agli scolari un complesso universo fatto di nozioni e di valori, che vuol dire, con le dovute cautele e con la giusta sensibilità pedagogica che non dovrebbe mancare a nessun educatore, affidare agli allievi le perplessità del mondo, poiché essi "trasformano tutto, conservando la coscienza di ciò che è il mondo" secondo le parole di F. Savater (8). In pedagogia un altro mondo è possibile.

 

Una trasmissione per il futuro

Occorre eliminare qualsiasi forma di pregiudizio e modificare i programmi: le scuole devono sempre più essere fondate sull’attenzione al bambino ed ai suoi diritti, secondo precauzioni quasi ecologiche. Una scuola in cui domina la preoccupazione della persona umana, che porta in sé la memoria dell’esperienza ed il sapere che gli viene trasmesso, adotta un conseguente atteggiamento di attenzione verso l’ambiente sociale, verso un altro progetto di società, che sia frutto dell’articolazione organica della teoria e dell’azione concreta.

La scuola deve essere attiva: la trasmissione non si dovrà ridurre all’oggetto che passa, ma dovrà essere basata su quello che succederà: la trasmissione è un investimento sul futuro della società.
Un sapere accademico non basta, ciò che si trasmette non può essere dell’ordine delle sole conoscenze, ma anche delle competenze e delle capacità.
Quel che resta è un sapere fatto di formazione e di informazione, che passa per l’esperienza quotidiana e che si produce secondo i termini dell’avvenimento, del sempre inedito.

La trasmissione, così, si opererà a nostra insaputa: è l’esito ultimo della co-esperienza, che significa mettere in comune esperienze quotidiane per farne degli strumenti pedagogici atti a formare la persona umana nella sua interezza e non solo nell’aspetto più squisitamente nozionistico: occorre una formazione generale.
Attrezzare il possibile significa, dunque, agire sulle condizioni reali, socio-culturali dell’allievo.
Questo sforzo si risolve nell’inversione dei termini di una scuola ripetitiva, selettiva, non familiare.

E’ il senso del metodo della trasmissione che bisogna riscoprire, il che significa mostrare il cammino a colui che ci succederà; un metodo che non sia sterile senza il rapporto al quotidiano che lo fa apparire, invece, come necessario.

La pedagogia con le sue proposte scientifiche deve pertanto tentare di porre i protagonisti dell’atto educativo nelle migliori condizioni possibili per una trasmissione riuscita: rivisitando la situazione materiale e le tecniche che modificano l’oggetto stesso della trasmissione, che viene riprodotto da coloro che se ne appropriano, cioè i soggetti ultimi dell’azione trasmissiva.

Alcuni insigni studiosi si sono interrogati sul: "Come il maestro potrebbe trasmettere il suo sapere "fatto" a degli scolari che non sono disposti a riceverlo?" (9), mettendo l’accento sull’interesse (10) che rende il bambino parte ricevente di un’azione comune a lui ed al maestro, ed impegna il divenire.

Queste misure non bastano: anche se il messaggio è spedito, inoltrato, distribuito, ricevuto, non è sicuro che sia, per questo, accettato, interpretato, e rinnovato. Ciò che bisogna trasmettere non è soltanto "dell’informazione", ma la padronanza operante (11); perciò, è indispensabile usare delle strategie che mettono avanti i termini di trasmissione e di transfert.


 

L'atto educativo

Il cambiamento più inquietante riguarda la posizione del maestro, che deve rinunciare all’autoritarismo ed al nozionismo per trasmettere. Accettazione, appropriazione, reinvenzione: questi sono i termini di responsabilità che incombono sul donatario. Più ancora: bisogna accettare di apprendere dal bambino, dall’allievo. Infatti, il maestro come l’alunno, presi nello stesso processo ricostruiscono insieme l’eredità comune. Ciò mette in valore l’ascolto, il modello e l’esempio, e sottolinea l’influenza dell’ambiente fisico; il rispetto che conforta la vera autorità del maestro deve nascere dal vederlo come mediatore di una coscienza collettiva (12).

Come in effetti potrei formare il futuro cittadino se io stesso non lo sono, aprire l’altro alla dignità se ho perduto la mia? Non c’è trasmissione riuscita senza questa inversione, che mette il maestro a disposizione degli alunni, li aiuta, li accompagna e collabora al loro apprendimento (13), poi li esorta a succedere a lui, del quale si conoscono le facce: umiltà (14), fedeltà al suo ruolo formativo ed educativo, staffetta vicariante, emancipazione.

Così il maestro non dispensa niente, se non il suo desiderio di trasmettere, nella trasparenza della missione da compiere insieme.
Questa ipotesi educativa non è solamente molto più efficace, bensì è anche democraticamente feconda, sempre tenendo presente una certa relatività dei mezzi di trasmissione concepiti come metonimia della padronanza.
In questo senso l’educazione deve formare il testo di una trasmissione riuscita. La pedagogia deve, così, impegnarsi ad iscrivere nel reale il suo oggetto utopistico.


Conclusioni

Come rinnovare oggi l’iniziale gesto educativo teso alla trasmissione? Istruire la generazione depositaria della nostra eredità, è un progetto pedagogico difficile che porta alla filosofia dell’educazione contemporanea. Le riduzioni in tutti i generi, gli slogans, le restrizioni, le evocazione nostalgiche devono far posto ad un ideale di equilibrio: la derealizzazione nel discorso deve cedere il passo all’energia creatrice.

Si sa che quel che compromette il processo di trasmissione è la menzogna o il non detto, le dichiarazioni senza effetti, lo psittacismo (la sindrome del pappagallo) o clonazione intellettuale, la puerilità dell’adulto, il feticismo tecnico, l’ istituzione del maestro-simulacro, la fissazione del passato che significa, in definitiva, la rinuncia al futuro.

Una filosofia critica dell’educazione si confronta e si scontra con l’ideologia individualista, consumistica, spettacolare; una filosofia concreta e sempre più corredata da dati scientifici deve avere come punti di riferimento la molteplicità, esplorazione, istantaneità tese ad una cultura dell’eteroclito.

Il modello trasmissivo abita nell’educazione, è precisamente all’apporto dell’aspirazione ad una valorialità ed ad un nozionismo tesi alla formazione, perciò bisogna preferire l’attualizzazione, far posto all’invenzione: cioè cercare di trasmettere veramente (dandosi i mezzi) l’esperienza degli esperti che non cessano di inventare soluzioni, che passano attraverso dei mediatori convinti o degli oggetti pedagogici comuni garantendo la capacità evolutiva e generativa del progetto.

 


Note

1. cfr.Emile Durkheim, Education et sociologie ; pref. di Maurice Debesse; introd. di Paul Fauconnet ; Paris, 1966 in cui mise in evidenza il ruolo determinante della società nei processi educativi.

2. cfr. Celestin Freinet, Saggio di psicologia sensibile applicata all'educazione: La "Ricerca" sperimentale; con una prefazione di Elise Freinet ; a cura di Roberto Eynard; Firenze, [1972] e Elise Freinet, Naissance d'une pedagogie populaire : historique de l'ecole moderne ; Paris, 1974.

3. cfr. Jean Paul Resweber, La recherche-action, Paris, 1995.

4. Si veda a tale proposito il testo del ‘maestro-sperimentatore’ Alexander S. Neill, Summerhil: (una proposta contro la societa repressiva); prefazione di Erich Fromm; Milano, 1969.

5. cfr. Jean-Marc Drouin, L' ecologie et son histoire: reinventer la nature; prefacede Michel Serres; Paris, 1993.

6. cfr. Philippe Meirieu, Lavoro di gruppo e apprendimenti individuali; Scandicci, 1987 e P. Meirieu, La pedagogie entre le dire et le faire : le courage des commencements; Paris, 1996.

7. E' facilmente leggibile l’influenza che sulla mia persona ha avuto la lettura di Hannah Arendt, Tra passato e futuro; Firenze, 1970 e della stessa autrice: Condition de l'homme moderne; traduit de l'americain par Georges Fradier; Paris, 1961.

8. cfr. Fernando Savater, Etica per un figlio; Roma Bari, 1993

9. Uno per tutti è il teorico della didattica Roger Cousinet che ha svolto un’attività scientifica volta ad indagare la vita sociale dei ragazzi: si vedano, oltre ai volumi menzionati nella nota bibliografica, in particolar modo: Pedagogia dell'apprendimento : maestro e scolaro nella lezione; Roma, 1968 e L' interesse; premessa, traduzione e note di Giovanni Battista De Giorgi; Lecce, 1963.

10. Si veda, inoltre, la nota bibliografica su Claparede.

11. cfr. Guy Palmade, Les methodes en pedagogie; Paris, 1979.

12. cfr. Anton Semenovic Makarenko, Poema pedagogico; introduzione di Lucio Lombardo Radice; Roma, 1976: in cui insiste sul ruolo del maestro come mediatore di una coscienza collettiva.

13. Uno per tutti è il teorico della didattica Roger Cousinet che ha svolto un’attività scientifica volta ad indagare la vita sociale dei ragazzi: si vedano, oltre ai volumi menzionati nella nota bibliografica, in particolar modo: Pedagogia dell'apprendimento : maestro e scolaro nella lezione; Roma, 1968 e L' interesse; premessa, traduzione e note di Giovanni Battista De Giorgi; Lecce, 1963.

14. cfr. Maria Montessori, Formazione dell'uomo; Milano, 1970

 


Autore: Angelo Costa si è laureato in Lettere indirizzo classico, è membro del Comitato di Direzione della rivista "Scuola e Vita" (diretta dal Prof. Giuseppe Trebisacce, ordinario di storia della pedagogia presso l’Università degli studi della Calabria) a cui collabora con numerosi articoli sulle problematiche riguardanti le Scienze dell'Educazione. Inoltre, è Presidente del Gabinetto Europeo Scientifico Letterario "Il Baretti" ed è Docente di Materie Letterarie presso un liceo classico.


copyright © Educare.it - Anno III, Numero 1, Dicembre 2002