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L'educazione come trasmissione: valenze e significati - Un progetto di trasmissione per la scuola

 

Un progetto di trasmissione per la scuola

Tra l’arricchimento del patrimonio culturale e valoriale e la formazione di intelligenze in divenire, un’azione educativa non può e non deve avere come preoccupazione costante il progresso. Solo una pedagogia instancabile di una posizione educativa animata dalla ragione, da una scuola totale, nata dalla rottura col passato e dal passato stesso, che intende conquistare il senso della trasmissione di caratteri individuali ed autonomi, che significa in ultima istanza: formare una generazione meno disunita, alla quale poter tramandare, senza troppo timore, ipotesi di soluzione dei difficili problemi del futuro. Vuol dire che l’educazione dovrebbe mirare a una nuova generazione, migliore della precedente, mentre il sistema attuale non produce che il tipo d’uomo che si vuole oggi: e questo è triste (4).

Sfuggendo alla trappola del nuovo (5) i precursori di questa strategia educativa, tutti "ossessionati della trasmissione" (6) hanno inteso impegnare, in un’abbondanza di idee, un’avventura educativa all’altezza della posta in gioco dell’epoca.

Occorre, oggi più che mai, un progetto di scuola che parte, nell’insieme, dal percorso trasmissibile e vi trova la sua coerenza e la sua finalità: un progetto che trovi la sua base in un triplice riferimento alla scienza (in ciò che essa ha di più serio e audace, da non confondersi con lo sperimentalismo infondato, ma su quel complesso di informazioni, di nozioni che caratterizzano ogni disciplina), all’etica (che impegna la totalità del soggetto, rappresentando quella trasmissione di cifre valoriali, quindi il momento formativo), e alla politica (che è la finalità ultima del processo di trasmissione che, a condizione di non ridursi a degli artifici, vista bensì come la critica dell’astrattismo, è il luogo ideale dove scienza ed etica confluiscono e trovano la loro sintesi consistente nell’applicazione delle informazioni e della formazione scolastica).

Poiché ogni atto pedagogico singolare contribuisce a creare l’educazione generale che è data dalla trasmissione di tanti atti particolari, trasmettere significa, quindi, integrare l’eredità è nello stesso tempo preservare in ciascuno ciò che vi è di nuovo e di innovativo (7): promuovere un progetto articolato di trasmissione nel bambino o nell’adolescente, significa emancipare il corpo sociale nella sua interezza. Si tratta di coltivare le energie, di accrescere le potenzialità dell’essere, di facilitare la manifestazione delle potenti forze di cambiamento in ogni essere umano. Tutti sono capaci e niente impedisce di sognare: in una scuola liberata dalla paura, i bambini potrebbero sentirsi liberi di sorridere e quindi liberi di apprendere e recepire gli input loro trasmessi.

Bisogna, quindi, trasmettere agli scolari un complesso universo fatto di nozioni e di valori, che vuol dire, con le dovute cautele e con la giusta sensibilità pedagogica che non dovrebbe mancare a nessun educatore, affidare agli allievi le perplessità del mondo, poiché essi "trasformano tutto, conservando la coscienza di ciò che è il mondo" secondo le parole di F. Savater (8). In pedagogia un altro mondo è possibile.

 

Una trasmissione per il futuro

Occorre eliminare qualsiasi forma di pregiudizio e modificare i programmi: le scuole devono sempre più essere fondate sull’attenzione al bambino ed ai suoi diritti, secondo precauzioni quasi ecologiche. Una scuola in cui domina la preoccupazione della persona umana, che porta in sé la memoria dell’esperienza ed il sapere che gli viene trasmesso, adotta un conseguente atteggiamento di attenzione verso l’ambiente sociale, verso un altro progetto di società, che sia frutto dell’articolazione organica della teoria e dell’azione concreta.

La scuola deve essere attiva: la trasmissione non si dovrà ridurre all’oggetto che passa, ma dovrà essere basata su quello che succederà: la trasmissione è un investimento sul futuro della società.
Un sapere accademico non basta, ciò che si trasmette non può essere dell’ordine delle sole conoscenze, ma anche delle competenze e delle capacità.
Quel che resta è un sapere fatto di formazione e di informazione, che passa per l’esperienza quotidiana e che si produce secondo i termini dell’avvenimento, del sempre inedito.

La trasmissione, così, si opererà a nostra insaputa: è l’esito ultimo della co-esperienza, che significa mettere in comune esperienze quotidiane per farne degli strumenti pedagogici atti a formare la persona umana nella sua interezza e non solo nell’aspetto più squisitamente nozionistico: occorre una formazione generale.
Attrezzare il possibile significa, dunque, agire sulle condizioni reali, socio-culturali dell’allievo.
Questo sforzo si risolve nell’inversione dei termini di una scuola ripetitiva, selettiva, non familiare.

E’ il senso del metodo della trasmissione che bisogna riscoprire, il che significa mostrare il cammino a colui che ci succederà; un metodo che non sia sterile senza il rapporto al quotidiano che lo fa apparire, invece, come necessario.

La pedagogia con le sue proposte scientifiche deve pertanto tentare di porre i protagonisti dell’atto educativo nelle migliori condizioni possibili per una trasmissione riuscita: rivisitando la situazione materiale e le tecniche che modificano l’oggetto stesso della trasmissione, che viene riprodotto da coloro che se ne appropriano, cioè i soggetti ultimi dell’azione trasmissiva.

Alcuni insigni studiosi si sono interrogati sul: "Come il maestro potrebbe trasmettere il suo sapere "fatto" a degli scolari che non sono disposti a riceverlo?" (9), mettendo l’accento sull’interesse (10) che rende il bambino parte ricevente di un’azione comune a lui ed al maestro, ed impegna il divenire.

Queste misure non bastano: anche se il messaggio è spedito, inoltrato, distribuito, ricevuto, non è sicuro che sia, per questo, accettato, interpretato, e rinnovato. Ciò che bisogna trasmettere non è soltanto "dell’informazione", ma la padronanza operante (11); perciò, è indispensabile usare delle strategie che mettono avanti i termini di trasmissione e di transfert.