- Scritto da Luca Ghirotto
- Categoria: Scuola e dintorni
Disabilità al nido e alla scuola dell’infanzia: per definire i termini del discorso
Le educatrici di nido e le insegnanti di scuola dell’infanzia hanno bisogno di rafforzare quelle competenze pedagogiche in grado di sostenere bambini e famiglie con bisogni speciali a conseguire il miglior adattamento possibile al contesto. Con i bambini e le bambine dagli 0 ai 6 anni si può sperimentare efficacemente il passaggio dal “sostegno” al “contesto competente” in quanto il potenziale inclusivo non è solamente nelle relazioni con gli adulti ma, più in generale, nel contesto. L’articolo focalizza le questioni più importanti che la ricerca e la formazione in questo ambito dovrebbero affrontare: i termini del discorso in merito alla disabilità nei servizi 0-6 e le ricadute sulla formazione professionale e sulla definizione di metodologie didattiche inclusive.

Le richieste che pervengono oggi alla scuola da una società che, ancorché liquida, si appresta ormai a diventare plasmatica, impongono l’urgenza di una riflessione pedagogica sulla nuova professionalità docente. Occorre fare il punto sulle pratiche didattiche degli insegnanti e sul portato del ruolo educativo del contesto scolastico. L’articolo propone una ridefinizione e una rivalorizzazione del ruolo sociale dei docenti, assumendo come prospettiva centrale del loro “mansionario” l’aspetto sistemico-relazionale e l’ottica dello sviluppo globale della persona. In questo senso, si profila una nuova concezione della figura dell’insegnante, inteso come traduttore di contenuti di valore da un ambito comunicativo ad un altro, di spazi d’azione e di riflessione dell’educazione scolastica.
Cosa rende inclusivo un docente specializzato o curricolare? Cosa fare concretamente nell’operatività del quotidiano per testimoniare l’impegno per la crescita degli alunni? L’articolo propone una visione deontologica che definisce, nella prima parte, i principi fondamentali della professione educativa secondo l’approccio del problematicismo pedagogico, e ne propone successivamente una traduzione operativa nella pratica scolastica. L’inclusione è qui declinata come centralità del diritto all’educazione per tutti, non solo per gli alunni con disabilità ma per tutti coloro che, più o meno consapevolmente, sono portatori di bisogni educativi speciali.