![]()
| Credits | Copyright | Privacy Policy |
Nella scuola secondaria italiana l’insegnamento delle Scienze della Terra è, per svariati motivi, considerato di scarso interesse. L’approccio didattico conosciuto come Inquiry Based Science Education (IBSE) è un potente mezzo per l’acquisizione della literacy geologica indispensabile per la formazione di futuri cittadini in grado di comprendere il mondo che li circonda e di prendere future decisioni in modo consapevole. L’articolo spiega la didattica IBSE ed esemplifica come possa essere efficacemente implementata nello studio delle Scienze della Terra.
L’inserimento all’interno di una nuova scuola, che accoglierà giovani preadolescenti per un intero triennio, è un passaggio delicato e denso di emozioni. Una fase che risulta essere ancor più delicata per una studentessa proveniente da un contesto migratorio e appena trasferita in una nuova città. La ragazza, infatti, utilizza la LIS come unica modalità comunicativa acquisita nel Nuovo Paese, una lingua completamente estranea al nuovo gruppo classe. La sfida messa in campo durante un’esperienza di tirocinio nella scuola secondaria di I grado, narrata all’interno dell’articolo, è stata sviluppata come progetto di tirocinio di didattica inclusiva. Il progetto, “Mantova InSegni!” è un percorso educativo che unisce musica, arte, Lingua Italiana dei Segni e conoscenza del territorio. Le esperienze hanno fornito la possibilità di vivere l’esplorazione, che ha assunto una forma di linguaggio speciale e, allo stesso tempo, ha avvicinato gli alunni della classe alla comunità locale, in particolare alla città di Mantova.

Le Indicazioni Nazionali (2012) e le Indicazioni Nazionali e Nuovi Scenari (2017) attribuiscono alla scuola l’onere “dell’insegnare ad apprendere” e “dell’insegnare ad essere”, favorendo l’autonomia di pensiero in vista del pieno sviluppo della persona. Questo contributo si propone di argomentare in merito alle modalità attraverso le quali l’approccio autobiografico e l’approccio narrativo possono promuovere, negli studenti, l’uno la competenza dell’imparare ad imparare, l’altro le competenze sociali, civiche e di cittadinanza.
Negli ultimi anni si assiste ad un interesse sempre maggiore delle scienze pedagogiche verso le tematiche ambientali, a partire dalla consapevolezza che la scissione tra uomo e natura, radicatasi saldamente fin dal '600 nelle culture occidentali, sta mettendo in pericolo la stessa sopravvivenza del pianeta.
Si dà il nome generico di educazione all’imponente complesso di attività con le quali coloro che hanno già raggiunto una certa maturità, gli adulti, cercano di rendere possibile e favorire il medesimo conseguimento a coloro che sono ancora relativamente immaturi, i giovani.
Negli ultimi anni il rapporto tra scuola e famiglia ha subito notevoli cambiamenti. I genitori si stanno dimostrando particolarmente presenti e coinvolti nella vita scolastica dei figli: presenziano attivamente agli incontri proposti dalla scuola, si organizzano per richiedere spazi anche al di fuori dell’orario di servizio e, sempre di più, partecipano a incontri di formazione sulla genitorialità.
Il contributo mira ad offrire una panoramica sul ruolo che sta assumendo la progettazione europea nel sistema educativo italiano, relativamente ai fondi diretti (Erasmus Plus) e fondi indiretti (declinati nei PON). Una letteratura circoscritta alle problematiche specifiche e al ruolo del “docente-europrogettista” non è ancora disponibile, pertanto il contributo può offrire un innesco per approfondimenti e dibattiti. L’articolo intende evidenziare, inoltre, l’enorme impatto della progettualità europea sull’evoluzione dell’istruzione nazionale e sul mancato adeguamento della carriera docente rispetto alle nuove sfide che questo scenario introduce.
La storia della Dirigenza Scolastica può essere riassunta in cinque fondamentali passaggi: la legge Casati, la Riforma Gentile, i Decreti Delegati del 1974, la legge n.59/1997 e la legge 107/2015. L’articolo ripercorre tali documenti allo scopo di comprendere come sia mutata nel tempo la rappresentazione del ruolo di chi è chiamato a dirigere gli Istituti scolastici del nostro Paese.
Riconoscere l’altro da sé nella propria identità, al dì là di stereotipi e pregiudizi e al contempo comprendere e costruire il proprio Sé nel confronto con gli altri, è un passaggio fondamentale nel percorso formativo di ogni persona e la scuola diventa il luogo privilegiato dove portare avanti questo percorso esistenziale.
Il presente contributo illustra un progetto didattico realizzato in una classe quinta della scuola secondaria, incentrato sul tema dell’identità, volto a sostenere gli studenti nella ricerca del proprio sé, nella scoperta dei loro talenti e propensioni, accompagnandoli verso un percorso di adultità. Fulcro dell’esperienza didattica è stata la promozione dell’ ”identità adulta” dello studente con disabilità presente in classe: fondamentale è stato in questo percorso il superamento del “pregiudizio dell’identità speciale” e per questo si è lavorato sulla postura interiore dei docenti e dei compagni di classe.
Gli studi sulla didattica della formazione a distanza hanno seguito l’andamento e lo sviluppo delle tecnologie, dalla corrispondenza, alla radio, alla tv, al computer. Oggi che l’attenzione è centrata sul processo, non sfuggono all’osservatore nuove pratiche di condivisione del sapere, in particolare attraverso tutorial autoprodotti disponibili on line. Con le dovute distinzioni, queste risorse possono essere utili anche in ambito scolastico o come supporto per lo studio autonomo.
The studies about teaching of distance learning have followed the trend and development of technologies, from mail to radio, TV and computer. Today that the attention is centered on the process, it may be useful take into account new practices of sharing knowledge through auto-produced tutorials, available on the net. With the necessary distinction, these resources may be useful at school or as a support for an individual learning.
L’emergenza Covid ha inciso su metodi didattici e modalità di insegnamento, con effetti non necessariamente di breve termine, rendendo ancora una volta evidente quanto sia importante investire sugli insegnanti e sulla loro formazione. Uno studio di Openpolis offre un'analisi di diversi aspetti
In ogni ambito, da quello filosofico a quello pedagogico e scientifico, l’errore è stato sempre demonizzato, percepito come qualcosa di peccaminoso e assolutamente da punire o cancellare. Fin’oltre la metà del ‘900 sono state elaborate teorie, ampiamente adottate anche in ambito scolastico, volte a sanzionare l’errore e a recriminarlo. Considerazioni positive sulla funzione dell’errore sono invece rimaste minoritarie fino a quando i filosofi Bachelard e Popper hanno provveduto a destrutturare le vecchie tesi. Le più interessanti riflessioni sul ruolo educativo che l’errore riveste in ambito scolastico, nonché il suo uso per consolidare gli apprendimenti, si devono proprio alla scienza epistemologica. L’articolo presenta l’evoluzione pedagogica della considerazione dell’errore e le sue implicazioni nel processo di insegnamento-apprendimento.
L’articolo propone una breve riflessione sulla necessità che tutti i docenti, indipendentemente dal ruolo che ricoprono, condividano saperi derivanti dalla pedagogia speciale, al fine di costruire una scuola realmente inclusiva per tutti gli alunni e le alunne.
La promozione dell’inclusione a scuola richiede il ricorso a modelli pedagogici e didattici utili a progettare l’agire educativo speciale: un agire rivolto a tutti gli alunni e le alunne, soprattutto laddove sussistono situazioni caratterizzate da bisogni educativi speciali (Muscarà, 2023; Focaroli, 2022; Iori, 2018; dalle Fratte, 2001; Pellerey, 1998).
Le esperienze scolastiche e le ricerche presenti in letteratura hanno dimostrato come l’inclusione sia un processo complesso, difficile da realizzare, che per questo non può basarsi sull’improvvisazione didattica, senza un progetto pedagogico appositamente pensato e costruito (Canevaro, Ciambrone & Nocera, 2021; Capperucci & Franceschini, 2019; Covelli, Gardou & De Anna, 2018).
Per essere realizzata con scientificità, è utile considerare l'inclusione come una ricerca-azione: un processo che prende l'avvio dall'investigazione sistematica, dunque dall’elaborazione di ipotesi da validare e/o da falsificare. Alla stessa stregua della ricerca, l’inclusione non può essere un processo “perfetto”, pienamente raggiunto in modo definitivo, perché si sviluppa attraverso l’elaborazione continua di proposte, di soluzioni sempre più efficaci, che falsificano, verificano e/o modificano teorie e pratiche conosciute, in raccordo con le continue mutazioni della scuola e della società.
L’inclusione mira a realizzare l’uguaglianza formale e sostanziale nei processi formativi, attraverso la condivisione nella comunità scolastica di valori e principi, a partire dalla solidarietà, eguaglianza, diversità e accoglienza. L’inclusione richiede, inoltre, l’organizzazione attenta dei contesti di apprendimento, l’utilizzo di metodologie e strumenti didattici efficaci (Franceschini, 2019).
In questo processo, il cui sviluppo non è affatto semplice, i docenti rivestire un ruolo impegnativo. Indossando gli abiti di registi pedagogici all’interno di un teatrodi azioni e di innumerevoli e variegati scenari, essi devono adottare modelli teorici consolidati, implementando e sperimentando quotidianamente e in modo continuo pratiche didattiche sempre più innovative, pensate e progettate per promuovere e favorire la convivenza scolastica, l’appartenenza a gruppi, la valorizzazione delle differenze, la crescita formativa di ogni alunno e alunna, indipendentemente dai suoi bisogni educativi. Attraverso tali pratiche i docenti si sforzano di coniugare costantemente la ricercacon l’azione in modo circolare, la riflessione pedagogica con l’azione didattica, mantenendo attivo un processo di ricerca educativa speciale per l’inclusione di tutti e di ciascuno.
L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli utenti registrati.
Autore: Corrado Muscarà,ricercatore di “Didattica e pedagogia speciale” presso l’Università degli Studi di Catania, dove insegna “Pedagogia speciale” nei corsi di laurea in Scienze dell’educazione e della formazione, in Scienze motorie e altre materie dello stesso settore nei corsi TFA Sostegno dell’Università di Catania.
copyright © Educare.it - Anno XXIV, N. 7, Luglio 2024
Le richieste che pervengono oggi alla scuola da una società che, ancorché liquida, si appresta ormai a diventare plasmatica, impongono l’urgenza di una riflessione pedagogica sulla nuova professionalità docente. Occorre fare il punto sulle pratiche didattiche degli insegnanti e sul portato del ruolo educativo del contesto scolastico. L’articolo propone una ridefinizione e una rivalorizzazione del ruolo sociale dei docenti, assumendo come prospettiva centrale del loro “mansionario” l’aspetto sistemico-relazionale e l’ottica dello sviluppo globale della persona. In questo senso, si profila una nuova concezione della figura dell’insegnante, inteso come traduttore di contenuti di valore da un ambito comunicativo ad un altro, di spazi d’azione e di riflessione dell’educazione scolastica.
Gli effetti della dispersione scolastica incidono sia nella sfera privata dei singoli soggetti, esponendoli a un maggior rischio di emarginazione sociale (dipendenza da alcol e sostanze stupefacenti, disoccupazione, coinvolgimento in attività criminali) con un conseguente aumento dei costi sanitari e sociali, sia sull’economia del Paese in quanto vengono immesse nel mercato del lavoro delle professionalità poco adeguate, a fronte di una richiesta di specializzazione sempre più elevata. Cercare di contrastare il fallimento formativo non può e non deve essere solo un impegno del sistema di istruzione e formazione, ma è necessario il coinvolgimento di altri soggetti (famiglie, Enti Locali, Istituzioni, Enti del Terzo Settore) che devono, insieme alle istituzioni scolastiche, costituire una rete educativa e collaborativa proprio perché questo fenomeno ha delle ripercussioni sull’intera società. In questo articolo verrà analizzato il ruolo dell’istituzione scolastica all’interno del più ampio processo di contrasto alla dispersione scolastica.

L’articolo esplora la pratica sportiva dell’Orienteering quale esperienza didattica che può favorire l’emergere di capacità individuali e sociali altrimenti inesplorate in ambito scolastico, dando origine a interessanti percorsi di inclusione e autonomia per gli alunni con disabilità, anche di quelli che presentano deficit visivi.
Tutti gli insegnanti osservano i propri alunni, ma per un osservazione sistematica che sia in grado di decodificare e comprendere autenticamente i vissuti degli alunni sono necessarie alcune conoscenze che occorre saper applicare. In questo breve articolo si offre un approfondimento guidato da un celebre aforisma di Gregory Bateson:
quando dirigo i miei occhi verso quello che penso sia un albero, ricevo un’immagine di qualcosa di verde. Ma questa immagine non è “all’esterno”, crederlo è già una forma di superstizione, perchél’immagine è una creazione mia, prodotto di molte circostanze, compresi i miei preconcetti(Dove gli angeli esitano, Adelphi, 1989).

L’approccio tradizionale verso il curriculum tende ad ignorare la diversità individuale e gli interessi dell’alunno, creando ostacoli all’apprendimento e all'inclusione in Educazione Fisica. La Progettazione Universale per l’Apprendimento (UDL), basata sulla ricerca delle neuroscienze e sul lavoro dello psicologo dell'educazione Lev Vygotsky, è un quadro significativo nell’approccio pedagogico per accrescere l’accesso formativo a tutti gli studenti. Lo scopo dell’articolo è di esplorare ed analizzare la UDL nonchè le implicazioni didattiche per garantire la partecipazione attiva ed il successo nell'apprendimento di tutti gli studenti in Educazione Fisica, a prescindere dalle loro capacità.
Le mappe rappresentano un validissimo mezzo per agevolare l’apprendimento in tutti gli alunni, in modo particolare di coloro che presentano bisogni educativi speciali. Per questo motivo sono spesso presenti nei Piani Didattici Personalizzati e nei Piani Educativi Individualizzati.
Le mappe hanno avuto origine come rappresentazione in scala dello spazio geografico. Agli inizi del XX secolo, fu lo psicologo sperimentale Edward C. Tolman introdurre le mappe nei contesti di apprendimento. Una mappa è una rappresentazione grafica di concetti e contenuti rappresentati in maniera sintetica; la componente visiva è una delle sue caratteristiche principali abbinata ad una logica di composizione rigorosa. Una mappa ben costruita aiuta nello studio, nell’assimilazione, nella comprensione e nella memoria dei contenuti studiati. Non esiste una mappa valida per tutti gli studenti, ognuno privilegia un modello individuale sulla base delle caratteristiche cognitive, delle diverse intelligenze, dei personali stili cognitivi e del metodo di studio. Inoltre, esistono diverse tipologie di mappe; in questo articolo verranno presentate quelle più usate in ambito scolastico: concettuali, cognitive, mentali, schematiche.
Sono in sala professori e ascolto colleghi scagliarsi con una certa aggressività contro l'"inutile ora di religione": "Sarebbe molto più opportuna e utile un'ora di matematica o di grammatica in più!", “E poi resta che, comunque, l’insegnamento della religione cattolica a scuola è qualcosa di fortemente discriminatorio nei confronti dei sempre più numerosi alunni musulmani e di altre religioni”.
Mi pare stupido e assolutamente miope quello che stanno affermando, ma non rispondo. C’è nell’aria troppo pregiudizio e troppa concitazione, perché si possa dialogare serenamente e ci si possa confrontare con serietà.
Prendo, quindi, il mio registro in silenzio, mi defilo da lì ed entro nella mia classe, una seconda media.
Pagina 15 di 21
![]()
| Credits | Copyright | Privacy Policy |