Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

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Il sogno di Annabelle

scritturaTanti anni fa, nei pressi di una piccola città del Nord dell’Alaska, tra le montagne, sorgeva un villaggio nascosto dietro una fitta boscaglia, così fitta che chiunque passasse nelle sue vicinanze non riusciva a scorgere altro che arbusti, rovi, cespugli di rose selvatiche e grandi alberi di querce.

Non era molto lontano dalla città; dalla strada principale si poteva raggiungere percorrendo per circa dieci chilometri un sentiero molto stretto che poche persone conoscevano. Poveri viandanti, vecchi pastori e uomini disperati lo avevano attraversato in cerca di fortuna; a distanza di tempo, il bosco sembrava quasi aver “risucchiato” quella parvenza di strada che consentiva l’accesso al villaggio, ed il sentiero era completamente ricoperto di rovi.

Questo piccolo paese era ben lontano dal progresso tecnologico, ma, a dispetto di ciò, la sua gente era dotata di grande umanità. I suoi abitanti erano dei gran lavoratori, ognuno aveva la propria casa e svolgeva il proprio mestiere. C’erano i falegnami che utilizzavano i legname ottenuto dai boschi vicini per costruire case, oggetti per la casa, arnesi da lavoro, ecc. C’erano molti contadini che, dall’alba al tramonto, lavoravano la terra barattando con gli altri abitanti del villaggio i prodotti che ne ricavavano in cambio di qualche utensile o arnese utile per la casa, o pelli di animali o qualche pezzo di legno per riscaldarsi di inverno e così via. Tutti vivevano in pace ed armonia, e di ogni difficoltà che sorgeva ad una persona se ne faceva carico tutto il paese.

È in questa atmosfera di amicizia e pace collettiva che si “consuma” la storia della piccola Annabelle. Annabelle Crossing era una bambina di dodici anni, dai capelli biondi come i riflessi del girasole nelle giornate soleggiate, il viso pallido come l’avorio, e gli occhi verdi come lo smeraldo. Tutti in paese conoscevano la piccola Annabelle per la sua bontà; aveva sempre una parola gentile per ogni persona proprio come sua madre, la maestra Ofelia. La povera donna era morta di parto nel dare alla luce il piccolo Billy, il fratellino minore di Annabelle. Erano passati ormai tre anni e i due bambini trascorrevano la loro vita accuditi dalla vecchia zia Marianne. La poveretta, rimasta da tempo vedova, si era presa carico dei due bambini subito dopo l’improvvisa morte della nipote e la conseguente notizia della morte di John Crossing al fronte, durante la guerra.

La zia Marianne aveva accolto i due bambini con uno strano atteggiamento: da un lato si dichiarava felice di onorare la promessa di provvedere a loro fatta alla nipote Ofelia sul letto di morte, tuttavia,questa piccola donna dai capelli bianchi come la neve sembrava vivere in un mondo tutto suo. "Annabelle, è l’ora del latte cara!" - ripeteva ogni mattina- "Danne anche a tuo fratello Billy mentre io mi reco in città ad acquistare i miei pizzi"- continuava. Era senza dubbio una persona dall’animo buono e dallo spirito bizzarro che non aveva la più vaga idea di come si allevasse un bambino.

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