- Categoria: Racconti
- Scritto da Ilenia Bartolini
Uniti nel silenzio - Terza parte
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Un giorno accade un evento particolare: prima della lezione di ginnastica Amos chiese all’insegnante, con tanto di avviso scritto da parte della madre, di non essere accompagnato in palestra di poter restare a scuola, in compagnia del personale ausiliario, a motivo di un raffreddamento causato da una brutta bronchite che lo aveva colpito nei giorni scorsi.
Quel giorno Manila sembrava assente, invece entrò un’ora più tardi, accompagnata dall’operatore della casa famiglia nella quale era stata accolta. Si sedette vicino ad Amos che stava disegnando e incuriosita si mise ad osservarlo. Ad un tratto una folata di vento fece spalancare la finestra; il vento, entrando nella piccola aula, fece sparpagliare diversi fogli che si trovavano sopra la cattedra e portò i lembi di due cartelloni attaccati al muro a staccarsi.
Subito Manila corse a chiudere la finestra e, senza rivolgersi ai collaboratori scolastici, si precipitò nel ripostiglio a prelevare, da sola, una scala per salire e sistemare i cartelloni. Amos la guardava con area meravigliata; la ragazzina posizionò la scala sotto i cartelloni e cominciò a salire i gradini portando con sé un bastone e un nastro adesivo per sistemare il tutto.
Quando poggiò i piedi sull’ultimo gradino, la scala che era stata posizionata in maniera instabile si mosse e cominciò a tremare facendo perdere a Manila l’equilibrio. Sia lei che la scala caddero in terra e la bambina fece un volo fino al pavimento sbattendo la testa sull’angolo del banco sottostante.
Subito Amos, spaventato si recò con la carrozzina vicino a Manila e le toccò ripetutamente il volto dandogli dei leggeri colpetti con la mano; la ragazza non rispondeva, aveva perso conoscenza.
Il ragazzo, con la sua sedia a rotelle, attraversò i corridoi; del personale ausiliario non c’era nessuna traccia. Erano tutti al piano superiore ad aiutare alcune classi ad ultimare i preparativi di una piccola rappresentazione teatrale che avrebbero messo in scena di lì a poco.
“Come posso fare? Non posso salire le scale. E le parole per chiedere aiuto non mi escono” – pensò Amos fra sé. Allora pensò di battere forte, con un pezzo di ferro trovato nei bagni, sopra alcuni banchi e sul muro del corridoio principale, nella speranza che qualcuno potesse sentirlo ma, niente, nessuno arrivava.
Cercò di parlare, ma dalla sua bocca non usciva nessun suono finché all’improvviso vide del sangue uscire dal naso di Manila, e fu li che il suo sforzo fu premiato. Cominciò ad emettere dei suoni: “A … A … A … Ai … Aiuto... Ai … uto …. Aiuto … Aiutooo! Aiutoooo! Correteee!
Finalmente qualcuno senti la voce di Amos, scese frettolosamente per le scale; era la signora Maria, la collaboratrice più anziana della scuola. Lei guardò il ragazzo dicendo.: “Chi ha gridato aiuto?”. Amos, rantolando, rispose: “I … Io! A.. Aiuto! Aiutate … Manila … è caduta!”.
Maria guardò Amos incredula. Subito corse dalla piccola Manila, chiamò il Pronto Intervento e gli operatori della Casa Famiglia. La bambina venne trasportata nel più vicino ospedale. Amos, preoccupatissimo chiese alla madre di accompagnarlo a trovare l’amica. Carla, stupefatta ed emozionata nel sentire il figlio parlare, lo abbracciò lasciandolo quasi senza fiato e rispose: “Si tesoro mio! Ti accompagno dove vuoi! Finalmente tu parli, ...parli, parli di nuovo! gridò felice, con le lacrime che gli segnavano il volto dall’incomparabile emozione. “Oggi è un giorno speciale! Dobbiamo festeggiare! – continuò.
Manila fu contenta di vedere Amos in ospedale, non gli disse nulla però, continuò a non parlare, ma gli strinse le mani tra le sue e lo abbracciò forte. Presto si rimise e tornò a scuola.

