- Categoria: Dipendenze
Il programma dei dodici passi. Una proposta operativa con l'aiuto dei Peanuts - Seconda parte
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1. Primo passo: Ammettere la propria impotenza nei confronti della dipendenza che ci affligge (o del comportamento che ci allontana dai nostri doveri) e l’impossibilità del suo controllo nella nostra vita.
Talvolta le persone piuttosto che ammettere di avere un problema distolgono l’attenzione da esso e fingono che non esista. Scappare dalla realtà attraverso le consuete tecniche di fuga (negazione, razionalizzazione, ecc.) non risolve la situazione stressante che ci angosciava, anzi, cercando di dimenticare qualcosa di insopportabile attraverso l’uso di sostanze o distraendoci con altre preoccupazioni, si finisce per aggiungere ulteriori problemi al problema. Esistono, quindi, due approcci alla tensione: il primo è quello di fuggire, l’altro quello di affrontare la situazione che la provoca. Quest’ultimo è l’approccio consigliato, perche consente di ammettere l’esistenza di una condizione che non riusciamo a controllare, e ad accettare che il problema esiste.
2. Nel secondo e terzo passo c’è un esplicito riferimento a Dio. Il secondo dice: Maturare la convinzione che un Potere Superiore può aiutarci.
Naturalmente per chi nella vita ha maturato un sincero sentimento religioso questo secondo passo consente di fare appello alla propria fede, ma affidarsi ad un Potere Superiore significa anche trovare la forza spirituale per affrontare le vicende della vita che ci appaiono al di là delle nostre possibilità, trovandola magari in un gruppo di auto-aiuto.
Dal terzo al nono passo
3. Il terzo passo dice: Affidare la nostra vita a Dio e di sottometterci alla sua volontà.
Rimettersi alla volontà di Dio significa rinunciare in parte alla propria, quella volontà che nella maggior parte dei casi è la prima responsabile dei disordini nella nostra vita. Se il potere superiore al quale ci siamo affidati dovesse realizzare semplicemente i nostri desideri sarebbe un Dio personale la cui utilità sarebbe messa continuamente in dubbio, dobbiamo invece abbracciare i valori che declamiamo o che ci vengono proposti per rendere migliore la nostra vita, anche quando possono privarci di cose che desideriamo davvero.
4. Il quarto passo: Sottoponiamoci senza timori ad un approfondito inventario morale.
Fare un inventario personale significa capire alcuni aspetti della nostra condotta e verificare la percezione che abbiamo di essi. Bisogna sedersi, munirsi di carta e penna e scrivere tutte le azioni della nostra vita che ci causano problemi. Se davvero si vogliono conseguire buoni risultati nello sviluppo della personalità, l’inventario deve essere realizzato senza timore, cercando di toccare i temi più importanti della vita e del carattere, considerando anche le qualità peggiori che vogliamo nascondere a noi stessi e agli altri.
5. Il quinto passo: Ammettere davanti a Dio, noi stessi, e ad un’altra persona la natura dei nostri errori.
Mentre nel quarto passo bisognava fare l’inventario dei nostri errori, nel quinto dobbiamo condividerli con gli altri. Questo passaggio può risultare molto difficile, poiché condividere i propri pensieri più intimi significa correre il rischio di non essere accettato, di essere giudicato, persino deriso, ma queste resistenze sono da vincere, perché parlando con gli altri le idee e i sentimenti celati come terribili segreti spesso sono svestiti del loro valore eccessivo di cui si erano caricati nel tempo, scoprendo, in questo modo, che altre persone hanno provato gli stessi timori, ansie e preoccupazioni e che hanno potuto superarle con l’aiuto del prossimo.

