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  • Categoria: Dipendenze

Il programma dei dodici passi. Una proposta operativa con l'aiuto dei Peanuts - Terza parte

6. Il sesto passo: Essere completamente pronti ad accettare che Dio ci liberi dai difetti del nostro carattere.
Nell’ambito degli alcolisti anonimi, nel quale Twerski ha lavorato per anni, molte persone hanno completamente distrutto la loro vita, hanno perso il lavoro, abbandonati dal partner, rifiutati da tutti, sono finiti a dormire per strada costantemente ubriachi. In questi casi si arriva ad un grado di disperazione tale per cui soltanto un miracolo può liberarli da quella maledizione. Questo “miracolo” può accadere se si è completamente pronti ad abbandonare il comportamento indesiderato. Desiderare disperatamente di cambiare significa essere completamente pronti ad accettare un aiuto esterno, abbandonarsi ad esso, accettare con fede di stabilire delle priorità e impegnare tutte le proprie risorse verso l’obiettivo stabilito.

7. Il settimo passo: Chiedere umilmente di liberarci dai nostri difetti.
Si tratta della richiesta di aiuto vera e propria. Se nei passi precedenti abbiamo cercato e condiviso i nostri errori, abbiamo raccolto le nostre forze per essere completamente pronti ad abbandonare i nostri difetti, ora bisogna avere il coraggio di chiedere aiuto. Ciò non significa umiliarsi, poiché chi vive bene con sé stesso non ha bisogno di ostentare superiorità nei confronti degli altri, per cui di fronte a qualche circostanza in cui abbia bisogno di aiuto, non ha difficoltà a chiederlo. Anche in questo caso bisogna ricordare che un aspetto importante della vita sta sfuggendo al nostro controllo e non possiamo uscirne da soli.

8. L’ottavo passo: Fare un elenco delle persone a cui si è fatto del male e fare ammendo verso di loro.
Ammettere di aver sbagliato nei confronti di qualcuno. Consente di instaurare o ripristinare una relazione amichevole abbandonando le tensioni belligeranti che l’hanno impedita fino ad allora. Facendo appello al senso di responsabilità e maturando la consapevolezza dei nostri errori, si potranno adottare provvedimenti idonei affinché tali comportamenti non si ripetano in futuro.

9. Il nono passo: Fare direttamente ammenda nei confronti delle persone cui si è fatto del male.
In questo passo dobbiamo rivolgerci direttamente alle persone offese e ammettere di aver sbagliato cercando di rimediare al danno commesso. Bisogna valutare se questa nostra iniziativa sia ancora possibile e se possa recare danno a noi stessi o ad altri. Il motore che spinge qualcuno a chiedere scusa è il senso di colpa, bisogna valutare se questo sia giustificato, cioè se deriva da una reale azione scorretta nei confronti degli altri o se sia un senso di colpa patologico (purtroppo frequente tra personalità fragili)  per cui ci si sente in colpa per una trasgressione inesistente.

Dal decimo al dodicesimo passo

10. Il decimo passo: Continuare l’inventario personale e se si ha torto ammetterlo prontamente.
Non è raro durante i percorsi personali dove viene chiesto di modificare le proprie abitudini, che una volta raggiunti dei traguardi positivi e ci si avvicini alla meta, si faccia qualcosa per rovinare tutto, che si ricada nell’errore, tirando fuori il fallimento dal possibile successo. Per non ripetere gli errori commessi in passato abbiamo bisogno di una costante vigilanza su noi stessi; ed è molto utile poter contare in un osservatore esterno. In questa fase è necessario continuare l’inventario personale aggiungendo anche gli aspetti positivi del proprio carattere, se si cade in errore ammetterlo prontamente.


11. Nell’undicesimo passo si fa nuovamente esplicito riferimento a Dio e alla fede. Dice: Cercare con la preghiera di migliorare il nostro contatto con Dio, chiedendogli di farci conoscere la sua volontà e darci la forza di portarla a termine.
Se nel terzo passo abbiamo deciso di affidare la nostra vita alla volontà di Dio, considerandola una forza spirituale al di sopra delle nostre apparenti possibilità, nell’undicesimo cerchiamo di conoscere quale sia tale volontà. Confidando nella vicinanza di Dio, attraverso la preghiera, bisogna cercare di formulare un progetto credibile su noi stessi, abbandonando facili utopismi come l’ambizione di fama, ricchezza, popolarità. Dare un senso alla propria vita significa dare spazio alle proprie vocazioni e alla ricerca del proprio destino.

12. Infine il dodicesimo passo: Avendo ottenuto un risveglio spirituale, cerchiamo di mettere in pratica questi principi in tutti i campi della vita e di trasmetterli agli altri.
Il risveglio spirituale di cui si parla riguarda la capacità di abbandonare una visione egocentrica nella ricerca del soddisfacimento personale e di spostare l’attenzione verso gli altri. Tenendo conto delle resistenze al cambiamento e delle difficoltà di entrare in comunicazione con soggetti in stato di fragilità, la condivisione delle nostre esperienze può aiutare altre persone a superare momenti difficili. Spesso nel dare aiuto si rimane piacevolmente sorpresi di chi sia realmente il vero beneficiario.

Malgrado una convinta religiosità infonda tutto il percorso riabilitativo proposto dall’autore, esso si svolge secondo precisi fondamenti scientifici. Il programma rappresenta un quadro teorico con implicazioni psicologiche che necessitano, a seconda dei casi, di approfondimenti specialistici e interventi qualificati. Ogni passo indica, però, anche un obiettivo da raggiungere, propedeutico al passo successivo, che consente di sperimentare il percorso anche a chi, in un momento non particolarmente felice della vita, decide di tentare di vivere meglio con sé stesso e con gli altri. L’uso delle strisce dei Peanuts, o di altri personaggi a fumetti, per spiegare concetti, ragionamenti, studi o ricerche soprattutto nel campo della comunicazione, non è una novità. Questo sistema consente di mostrare in maniera diretta e intuitiva le contraddizioni del comportamento umano, di imparare a riconoscerle, spiegarne la genesi e di adottare le contromisure necessarie per affrontarle; purché spiegate in maniera scientificamente ineccepibile.



Bibiliografia

LAVANCO G., NOVARA C., 2002, Elementi di psicologia di comunità, McGraw Hill, Milano.
RAGUSA A., 2009, Il metodo don Bosco tra pedagogia e storia. Il modello di una casa che accoglie per la società contemporanea, Lampi di Stampa, Milano.
TWERSKI A. J., 2006, Sveglia, Charlie Brown! Come affrontare gli alti e bassi della vita con i Peanuts, Mondadori, Milano.


Autore: Angelo Ragusa, a lungo animatore sociale presso centro di aggregazione giovanile della propria città, ha partecipato alla progettazione e realizzazione di numerosi interventi educativi. Laureato in Scienze dell’educazione presso l’Università degli Studi di Palermo con una tesi sul metodo educativo di don Bosco, abilitato al ruolo di educatore dei Convitti Nazionali, ha lavorato in istituto per minori affidati dalla autorità giudiziaria e in comunità casa-famiglia. Appassionato nella attività educativa privata e interessato alle questioni generali sull’educazione.
copyright © Educare.it - Anno XI, N. 6, Maggio 2011