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  • Categoria: Dipendenze

L'Educatore professionale in un ambulatorio per le tossicodipendenze

In quest'esposizione descrittiva, riguardo all'attività educativa in un Ambulatorio Pubblico per le tossicodipendenze (in questo caso un Ser.T che opera nella parte nord-ovest della città di Torino), parto dal presupposto che esistono molte esperienze significative riferite alla professionalità esercitata in quest'ambito, uniche nel loro genere e quindi non trasferibili in toto in altre situazioni. Da queste esperienze è preferibile trarre suggestioni, spunti di riflessione, elementi utili ad una personale composizione teorico-progettuale collegata al luogo educativo nel quale si opera. I pregiudizi (ridimensionati dal continuo confronto), il back-ground personale, la cultura professionale, la filosofia del servizio, la professionalità dal punto di vista organizzativo e le esperienze lavorative concorrono alla composizione del modo di essere educatore che mi appresto a raccontare in queste righe.

 

Il Servizio, come tutta l'Azienda, s'ispira ai principi dell'imparzialità, continuità e partecipazione. Ovvero il comportamento del Servizio e dei suoi operatori è ispirato a criteri di obiettività, equità, giustizia ed imparzialità nei confronti di tutti i cittadini e non può derogare alle leggi. I servizi sono prestati con regolarità e continuità nel tempo. I cittadini inoltre non sono soggetti passivi nel ricevere la prestazione.

Ma come è generalmente considerato il tossicodipendente in un Ambulatorio Tossicodipendenze ? E' una persona che porta al Servizio problemi di varia gravità, che sono l'espressione di una sofferenza che si manifesta in molte forme e a vari livelli. E' altresì un cliente che si rivolge all'équipe con una o più domande o bisogni espressi od impliciti. Ed inoltre tutto ciò che compie, in quanto fruitore di un servizio alla persona, dal momento in cui si rivolge al Servizio, è deciso in forma concertata e comunque mai contro la sua volontà. Generalizzando si possono evidenziare a scopo didattico alcune caratteristiche abbastanza comuni alla popolazione tdp che frequenta i Servizi. I clienti possono essere definiti come "pazienti impazienti" (con un gioco di parole), che vorrebbero smettere subito, o in fretta perché non riescono a valutare i loro limiti, le risorse potenziali o disponibili in quel momento. Soprattutto all'inizio del loro rapporto con il Servizio ricordano a volte con difficoltà il nome degli operatori che li seguono, il giorno e l'ora in cui è stato concordato un determinato appuntamento. Il lavoro educativo, in termini comportamentali, può puntare quindi anche sull'obiettivo di portare la persona alla comprensione del significato del rispetto della puntualità e della correttezza nei rapporti (come ad es. avvisare telefonicamente quando non ci si può presentare ad un appuntamento concordato). Questo può essere fatto nel momento ritenuto giusto, ovvero quando la persona, che si trova in una determinata fase del percorso, è in grado di sopportare la frustrazione che l'azione ri-educativa comporta. Molti tdp sono infatti soggetti con doppia diagnosi e/o portatori di una disgregazione che agisce a livello psichico, familiare, economico, sociale e relazionale. E' importante quindi riuscire a far sì che la persona nutra una certa fiducia negli operatori, aiutandola quindi a sperimentare rapporti interpersonali autentici ed adeguati e gestendo le eventuali tendenze alla menzogna e alla manipolazione, che sono il corredo dei rapporti patologici.

Il lavoro è in generale diretto alla persona ed i progetti (poiché con la stessa persona si possono formulare più progetti) sono concordati sia con l'interessato che con gli altri operatori referenti e sono verificati durante il loro svolgimento, in quanto spesso il loro andamento, anche se storicizzabile, non è lineare (interruzioni, cambi di direzione, modifiche degli obiettivi). Non sempre infatti vi è un andamento lineare progressivo negli accadimenti progettuali. Questo è un indicatore del fatto che il progetto è sempre concertato e quindi condiviso anche e soprattutto dal cliente e segue le sue continue evoluzioni/involuzioni. La costante analisi della situazione in itinere permette agli educatori d'individuare ed organizzare gli interventi necessari in una determinata fase del percorso della persona presso l'Ambulatorio. E' indispensabile per il raggiungimento di un obiettivo, stabilire un rapporto continuativo con la persona che si sta seguendo. Si lavora per il raggiungimento di obiettivi stabilendo i luoghi ed i tempi necessari a tale scopo, ed utilizzando le seguenti azioni:

  • il confronto continuo nel dialogo tra operatore ed utente;
  • la verifica dei passi da compiersi e di quelli compiuti riguardanti il progetto concordato;
  • il controllo (utilizzo del) nelle situazioni in cui è istituzionalmente richiesto (Prefettura, Tribunale di Sorveglianza, etc.) o previsto dal progetto;
  • la valorizzazione ed il potenziamento delle capacità personali e delle competenze sociali della persona;
  • la ricerca delle differenze presenti che possono caratterizzare il percorso di una data persona; così come lo sperimentare nuove possibili forme d'intervento;
  • l'attenzione alle dinamiche relative ai ruoli e alle posizioni che s'instaurano nel processo educativo.

 

Seguono altre parole chiave appartengono al patrimonio educativo e attraverso le quali si può leggere l'attività educativa nel suo svolgersi quotidiano.