- Categoria: Dipendenze
L'Educatore professionale in un ambulatorio per le tossicodipendenze - Seconda parte
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L'intenzionalità. Tutto il lavoro, pensiero, comportamento, linguaggio, non sono mai affidati al caso o ad un'attitudine irriflessiva fatta d'automatismi, ma sono caratterizzati da scelte (e quindi da un'assunzione di responsabilità). L'educatore fornisce un'indicazione, dà delle direttive, propone una lettura differente, rappresenta un "modello" di comportamento, fornisce una valutazione, accompagna da .... a. Tutto questo riguarda sia il lavoro diretto con il pubblico, che il lavoro per il servizio o al servizio di altri colleghi, nei termini di un aiuto richiesto o meno in determinate situazioni.
La concretezza è l'elemento che caratterizza le attività educative e di conseguenza le riflessioni, i progetti, le proposte, strategie, attività sono improntate a questo principio che potrebbe essere anche definito "principio della fattibilità". La persona non è considerata astrattamente, ma calata in un determinato contesto sociale e relazionale. Faccio un esempio esplicativo. Quando un educatore non è sicuro, in una determinata fase del percorso della persona, di riuscire ad individuare uno o più obiettivi di lavoro in un progetto concordato, ritiene comunque già importante riuscire a mantenere un rapporto quasi continuo tra la persona che si sta seguendo ed il Servizio, il più a lungo possibile, con un effetto "preventivo" e di tutela diretto alla persona della quale ci si sta occupando.
Il progetto rientra nelle modalità di lavoro dell'educatore. Nella formulazione di un progetto, quando si utilizza questo metodo di lavoro, occorre avere una chiara visione del problema, ovvero di quegli aspetti critici sui quali gli operatori referenti reputano utile lavorare in quel momento. Nel progetto devono altresì essere identificate le risorse umane che v'intervengono, ovvero le persone coinvolte direttamente od indirettamente anche in fasi successive del percorso. Occorre quindi concordare quali siano le altre possibili risorse attivabili, il modello d'interazione da utilizzare, e le valutazioni in itinere e a conclusione del progetto.
Nel rapporto con la persona uno degli obiettivi che l'educatore persegue è accompagnare la stessa a pensare alle proprie problematiche, ovvero ad una presa di coscienza del proprio disagio. Ne consegue un approfondimento anamnestico, un ascolto maieutico che ha valore di ricerca di uno o più elementi che possono aver concorso al nascere dello stato di malessere.
Accanto a questo lavoro si colloca la spinta a giungere ad un sano protagonismo, l'acquisizione della certezza di poter superare le difficoltà che può essere raggiunta anche con l'individuazione degli aspetti positivi del proprio modo di essere, valorizzandoli (pedagogia della valorizzazione) e attivando un processo/percorso evolutivo che gli permetta di sperimentare con spirito di collaborazione cosa significhi essere protagonista della propria vita.
L'obiettivo generale di fondo di ogni progetto è far giungere alla persona ad una quasi stabile condizione di vita senza che vi sia il ricorso alle sostanze, ma non necessariamente questo è sempre e comunque un obiettivo prioritario. In una logica di "mantenimento" della persona, infatti, è più importante mirare alla stabilizzazione della persona, tenendola il più lontano possibile da situazioni di grave rischio che possono compromettere senza rimedio la salute se non la vita (es. situazioni di grave emarginazione, devianza, squilibrio psicopatologico, ecc.). La dipendenza è considerata, come si è già detto, un sintomo e l'uso, se non l'abuso, di sostanze come un disturbo della persona nel suo complesso. Il disturbo coinvolge alcune aree di funzionamento: si possono avere disturbi cognitivi, comportamentali e dell'umore; problemi clinici; pensiero non aderente alla realtà o disorganizzato; valori confusi, inesistenti, antisociali; deficit nelle abilità verbali, nella lettura e nella scrittura, nelle abilità sociali; problemi di comunicazione e di socializzazione; problemi dello sviluppo psicologico, immaturità, scarsa autostima, disturbi della condotta e del carattere, comportamento antisociale; bassa tolleranza verso il disagio e/o verso il differimento della gratificazione dei bisogni; incapacità a gestire le emozioni come il senso d'ostilità, di colpa, l'ansietà; scarso controllo degli impulsi (sessuale ed aggressivo); scarsa capacità di giudizio o esame di realtà, riguardo alle conseguenze delle azioni; rappresentazione irrealistica di se stessi, in quanto vi è un divario tra risorse presenti e aspettative/aspirazioni; tendenza alla menzogna, alla manipolazione e agli inganni come comportamenti di copertura; irresponsabilità penale e sociale, collegata alla discontinuità o ai fallimenti nel portare a termine gli impegni presi e alle continue difficoltà nel gestire i sensi di colpa.
Questa rassegna descrittiva di alcune caratteristiche abbastanza comuni alle persone tdp fornisce un'indicazione utile per capire in che direzione si muove l'intervento educativo che è sempre caratterizzato dall'intenzionalità.

